In collaborazione con la pagina Astrologia Junghiana, proponiamo un accostamento fra astri e letteratura. I libri per il 2021per ogni segno sono stati scelti da Mi libro in volo, alla luce delle frasi chiave in base ai transiti dei pianeti nel 2021.
Ariete:La direzione giusta. Finalmente senti che puoi agire. Nuove strade da percorrere.Il fu Mattia Pascal di Luigi PirandelloIl fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello«Mi sentivo paurosamente sciolto dalla vita, superstite di me stesso, sperduto in attesa di vivere oltre alla morte, senza intravvedere ancora in qual modo.»
Mattia Pascal, personaggio nato dalla penna tragicomica di Luigi Pirandello, raffigura lo spirito tormentato del primo segno dello zodiaco e del suo problema con l’alterità. Asfissiato dalla condizione sociale in cui si ritrova dopo anni in cui è stato sottoposto a pressioni familiari, Mattia Pascal decide di farla finita con la sua vecchia vita. Simula il suo suicidio, la morte della sua vecchia identità per sentirsi, finalmente, libero di agire. Il fu Mattia Pascal è un romanzo innovativo nello stile per l’utilizzo del monologo interiore e chi meglio dell’Ariete sa quante pippe mentali tesse nei labirinti della sua mente? Si domanda sempre se è all’altezza della situazione, se ha davvero accontentato tutti uscendone stimato e riconosciuto, al punto da dimenticare chi è e cosa vuole realmente. Mattia Pascal incolpa Copernico per i mali della società perché aveva dimostrato che la terra gira attorno al sole e che gli uomini sono soltanto atomi infinitesimali che girano con la terra. Il celebre protagonista pirandelliano cerca infatti all’esterno il responsabile della sua infelicità, ecco perché ritiene che la decisione drastica di sparire sia la soluzione ai suoi tormenti. Nei viaggi che si concederà, nei panni del nuovo sé Adriano Meis, vivrà momenti di solitudine ma impagabili, perché si sentirà invincibile e finalmente artefice del proprio destino. Un senso di onnipotenza che però non dura in eterno, perché Mattia deve fare i conti con il destino anonimo che si è costruito e sente una nuova scintilla ardere in sé, la voglia di tornare a vivere come Mattia Pascal, ma per sentirsi vivo prima deve scontrarsi con le leggi della società, che ormai lo considera morto e sepolto. Mattia Pascal deve reinventarsi ancora per essere nuovamente accettato dalla società, imparando a essere chi veramente egli è.Toro:Essere sempre in guardia. La ricerca della stabilità. Siate coraggiosi.Stoner di John WilliamsStoner di John Williams«Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta.»
Uscito negli Stati Uniti nel 1965, Stoner di John Williams è un romanzo che ha riscosso un grande successo di pubblico oltreoceano, solo negli ultimi anni. Pubblicato in Italia da Fazi Editore con la traduzione di Stefano Tummolini, attualmente in libreria con l’edizione Mondadori, il libro presenta una scrittura chiara ed essenziale e ha da subito conquistato un’ampia fetta di pubblico. Il protagonista, William Stoner, è diventato l’emblema dell’eroe della normalità, individuo solido, come allude il suo nome, che agisce secondo alti valori morali. Dedito allo studio, William Stoner si trasferisce dalla fattoria di famiglia all’Università del Missouri, dove trascorre tutto il resto della sua vita, prima come studente poi come insegnante. Sposa la prima donna di cui si innamora, diventa padre, raggiunge riconoscimenti professionali agendo sempre secondo principi fermi. Tutta questa rettitudine, unita a una forte passione per i libri e la scrittura, rischia però di dividere il pubblico dei lettori. Se da una parte c’è chi esalta Stoner per i suoi sentimenti pacifici che fanno delle sue posizioni ferme una esistenza moralmente integra, dall’altra la sua mancanza di opposizione alle avversità della vita lo rende una figura passiva, che subisce la vita. È in quest’ottica che i lettori del Toro dovrebbero affrontare la lettura del romanzo, chiedendosi se la mansuetudine che appartiene loro sia la giusta chiave di volta per fare della propria vita un capolavoro. Essere schivi, pacati, o cocciutamente coerenti come Stoner, è una scelta di vita che infonde sicurezza e può anche considerarsi una dote da coltivare, purché non impedisca di diventare reali protagonisti delle proprie scelte.
Gemelli: Cautela. Lasciatevi trasportare e non agite d’impulso. Cercate una nuova direzione.Siddharta di Hermann HesseSiddharta di Hermann Hesse«Il divino è in te, non nei concetti e nei libri.»
Siddharta è il giovane figlio del Brahimino che cresce, assieme al suo fedele amico Govinda, sulla riva del fiume ascoltando le conversazioni dei vecchi saggi, affinando l’arte oratoria e praticando la concentrazione interiore. Siddharta è bello e studioso ed è amato da tutti. In particolar modo Govinda sa bene che il suo amico è destinato a una grande gloria. Ma Siddharta è inquieto. Nonostante le profonde conoscenze, il suo cuore è in tumulto dinanzi a un grande interrogativo: «… valeva la pena saper tutto questo, se non si sapeva l’uno e il tutto, la cosa più importante di tutte, la sola cosa importante?»Siddharta cerca l’Atman, il tutto, il Sé del mondo, l’assoluto, «la fonte originaria nel proprio Io.» Decide allora di abbandonare la casa paterna per unirsi agli asceti Samana, fedeli seguaci del Buddha. Comincia così il suo lungo viaggio accompagnato da Govinda, che però non lascerà la comunità samana quando il suo signore proseguirà per una nuova strada. La coppia indissolubile si divide e seguiamo Siddharta da solo, alle prese con la scoperta dell’amore con la prostituta Kamala, che dopo avergli fatto conoscere i vizi della vita, egli abbandonerà, non sapendo che aspetta un figlio da lui. Il peregrinare di Siddharta lo condurrà sulle sponde di un fiume, dove fa la conoscenza del barcaiolo Vasudeva. Siddharta ritorna dunque all’acqua, simbolo di trasformazione. Il fiume infatti è vivo, è la vita nella sua eternità, fatta di volti e suoni. Ed è sul fiume che Siddharta ritrova suo figlio, orfano di madre, ragazzo ribelle che imparerà a lasciar andare per la sua strada, in una ciclica ripetizione degli eventi.
Siddharta raffigura dunque l’uomo libero da dottrine, alla ricerca della pienezza della vita, della propria individualità. Il personaggio di Hesse incarna alla perfezione la vivacità mercuriale dei Gemelli. Egli impara a fermarsi sul fiume, a dare ascolto ai racconti del fiume, all’eterno scorrere della vita, per ritrovare infine, il suo fratello-doppio Govinda, il quale baciandogli la fronte, sul suo volto vede il sorriso del Buddha.
Cancro:Liberarsi dalle catene. Sradicarsi. Iniziare a crescere.Una donna di Sibilla AleramoUna donna di Sibilla Aleramo«Ubbidisci al comando della tua coscienza, rispetta sopra tutto la tua dignità, madre: sii forte, resisti lontana, nella vita, lavorando, lottando. Consèrvati da lontano a noi; sapremi valutare il tuo strazio d’oggi: risparmiaci lo spettacolo della tua lenta disfatta qui, di questa agonia che senti inevitabile.»
Una donna di Sibilla Aleramo è il libro autobiografico della scrittrice, giornalista e poetessa Rina Faccio, che scelse di farsi chiamare con lo pseudonimo con cui tutti la conosciamo. Il romanzo si apre con la descrizione idilliaca della sua giovinezza trascorsa nelle campagne del marchigiano dove suo padre, professore di scienze, aveva accettato l’incarico di dirigere la propria azienda industriale. La giovane Rina cresce libera, istruita dai principi scientifico-positivisti del padre, per il quale nutre un profondo affetto, sempre presente nei suoi riguardi, essendo la madre soggetta a crisi depressive che l’avevano fatto rinchiudere nel manicomio di Macerata. Appena sedicenne, Rina subisce lo stupro da parte di un dipendente dell’azienda paterna dove lei lavorava come impiegata contabile. Per evitare lo scandalo, sarà costretta a sposarsi. Inizia così il declino della Rina donna, che scivola sempre più verso l’infelicità. La Rina donna risente del clima provinciale del paese in cui vive e, proprio per le sue aspirazioni letterarie e la sua apertura mentale, sarà soggetta a discriminazioni e violenze fisiche da parte del marito, fino ad arrivare a prendere una drastica decisione, che le cambierà per sempre l’esistenza. Rina abbandona la sua famiglia per trovare sé stessa, per realizzare le sue ambizioni di scrittrice. Durante una notte accarezza suo figlio, conscia di arrecargli un grande dolore, ma speranzosa che un giorno egli possa capirla, e lascia per sempre la sua casa delle Marche. Una donna è dunque la rappresentazione, concreta, del dilemma interiore dell’anima che cerca sè stessa e che si sente perennemente prigioniera delle imposizioni sociali, dei doveri morali e dei fantasmi interiori che la assillano. La sensibilità cancerina è tutta racchiusa in quella corazza che si porta sempre addosso per proteggersi dalle delusioni del mondo esterno, ma che spesso risulta troppo ingombrante, e arriva dunque il momento di liberarsene. In Una donna di Sibilla Aleramo, la decisione radicale presa dalla protagonista incarna la scelta decisiva del femminile di essere presente a se stesso, uno strappo profondo all’interno della propria Anima, una ferita difficile da rimarginare, ma necessaria per rinascere a nuova vita.
Leone:Voglia di rivoluzione. Fuggire dalle responsabilità. Trovare lucidità.Odissea di OmeroOdissea di Omero
«Incolperà l’uom dunque sempre gli dei?
Quando a se stesso i mali fabbrica,
dei suoi mali a noi dà carico
e la stoltezza sua chiama destino.»
Odissea è il lungo viaggio dall’eroe greco Ulisse verso casa, dopo aver partecipato alla lunga guerra di Troia. Finalmente, dopo anni trascorsi a combattere, durante i quali ha dato prova della sua innata astuzia, l’eroe si imbarca per far ritorno alla sua Itaca. In letteratura quello di Ulisse rappresenta il viaggio dell’eroe per antonomasia, un passaggio iniziatico alla scoperta di se stesso. Nonostante il tragitto da Troia a Itaca sia geograficamente breve, il viaggio di Ulisse si protrae per dieci anni. Ogni volta Itaca sembra più vicina, ma una forza esterna frena l’eroe dal metter piede finalmente sulla sua isola. Dal Mar Egeo Ulisse, prima di far ritorno a casa, approderà alle attuali Malta, Sicilia, Campania, Corsica fino allo stretto di Gibilterra. Il nome dell’eroe omerico, in greco Odisseo, vuol dire multiforme. Personalità versatile e scaltra, nel suo lungo peregrinare Ulisse affronterà personaggi mostruosi, incantatori, tentatori. Fra tutti, il nemico più temuto è Poseidone, che sfoga sull’eroe le sue ire di dio vendicativo. La divinità marina, nonché tellurica, incombe su Ulisse come una grave e costante minaccia. Ma Ulisse affronta il suo viaggio con estrema lucidità e non si tira indietro da alcun pericolo. Il coraggio è una prerogativa del segno del Leone, che sa di poter superare le sfide a testa alta. Un po’ naufrago un po’ abile marinaio, il Leone come Ulisse si scontrerà con sé stesso prima di tornare a casa e ricongiungersi alla sua amata e paziente consorte Penelope, che con il suo lento tessere la tela ha dato prova di saper accogliere e domare il tempo con saggezza.
Vergine:Cambiare e rinnovarsi. Mettere ordine alla confusione. Il momento del raccolto.Vela bianca di Sergio BambarènVela bianca di Sergio Bambarèn«… per chi ha finalmente trovato la pace in se stesso e compreso l’essenza della mortalità fisica, il tempo diventa un silenzioso compagno, un tesoro, uno stimolo ad apprezzare ogni momento della propria vita senza darlo per scontato.»
Quando la quotidianità asfissia e impedisce di cogliere il bello in quanto ci circonda, allora forse è giunto il momento di fermarsi un attimo a riflettere. Lo hanno capito Micheal e Gail, marito e moglie neozelandesi decisi a salvare il loro amore, che partono su una imbarcazione poco stabile per attraversare le acque dell’emisfero australe verso terre che non sono segnate sulle carte geografiche, con l’obiettivo di ritrovare l’equilibrio perduto e scoprire nuove spinte vitali grazie a una avventura che si rivelerà miracolosa. L’elemento magico del romanzo di Sergio Bambarèn, autore di origini peruviane, è proprio un libro, donato alla coppia protagonista da un anziano libraio, dalle pagine vuote che si riempiranno nel corso del viaggio. Durante la loro traversata, i due innamorati si lasciano guidare dall’intuito, in pieno oceano, senza coordinate geografiche, per trovare, infine, la giusta rotta che farà scoprire loro il valore del tempo e della vita che intendono condurre. Sempre presente a se stesso, infaticabile lavoratore e dedito all’analisi di ogni situazione, il segno della Vergine spesso si fa sopraffare dal desiderio di vedere l’ordine esteriore, dimenticando quello interiore. Arrestando per un attimo la sua corsa mentale, perdendo la rotta della razionalità, potrebbe risultare più facile cogliere soluzioni a lungo inseguite che sfuggono al controllo.Bilancia:Il momento del divertimento. Leggerezza e profondità. Gioco e realtà.Zia Mame di Patrick DennisZia Mame di Patrick Dennis«Sono stato nel paese delle meraviglie con te, come al solito. Invece adesso vado a New York, col prossimo traghetto.»
Alla morte del padre, il piccolo Patrick Dennis, dieci anni, viene affidato all’eccentrica zia Mame Dennis. La donna, raffinata e dedita a una vita mondana assai vivace, vive, servita da un maggiordomo giapponese, in una elegante abitazione di Boston. Entusiasta di prendersi cura del suo nipotino, cercherà di impartirgli una educazione libera da prescrizioni sociali, rischiando di metterlo ripetutamente in imbarazzo. Il tenore di vita della donna subisce presto il tracollo a causa del famoso venerdì nero del ’29. Incapace di gestire una attività lavorativa, proprio durante un esilarante pasticcio nella compilazione di alcune fatture, la donna incontrerà l’amore e convolerà presto a nozze, riconquistando il suo prestigio. Presto vedova, dopo un lungo anno di tristezza, si rimette in piedi tentando la carriera di scrittrice e continuando ad avere la cotta facile. Patrick, nel frattempo adolescente, veglia affettuosamente sulla zia con la quale ha instaurato un singolare ma forte legame familiare. Dai rapporti sempre più bizzarri con giovani e meno giovani, presa dal senso umanitario dell’adozione di alcuni ragazzi inglesi fuggiti dalla guerra, zia Mame vivrà accanto al nipote rocambolesche ed esilaranti avventure, tra fraintendimenti e incontri bizzarri, che permetteranno al ragazzo di affrontare la vita con spirito lieve e allo stesso tempo responsabile. Senza rendersene conto, Patrick è diventato un uomo che, grazie alla costante e spesso ingombrante presenza della zia Mame, ha imparato a non abbattersi dinanzi alle avversità. Ecco la lezione che il segno della Bilancia apprende dopo un lungo periodo di difficoltà: approcciarsi alla vita con un atteggiamento più leggiadro, mantenendo il suo consueto e raffinato savoir faire.Scorpione: Difficoltà ad adattarsi. Togliere i bastoni tra le ruote. Cercare opportunità di cambiamento.Sei come sei di Melania MazzuccoSei come sei di Melania Mazzucco«Adeguarsi alla realtà costava meno fatica. Forse questo significava maturare. O semplicemente vivere. Così aveva cominciato a proibirsi di desiderare ciò che sapeva di non poter avere.»
La dodicenne Eva crede di aver ucciso sotto un treno un suo compagno di scuola, che ha spinto per sbaglio durante un litigio. Spaventata, fugge da Milano nel suo giaccone color malva alla ricerca di Giose, che si è trasferito sugli Appennini. Alla morte del suo amato compagno Christian, insegnante di letteratura latina cristiana, Giose, musicista rock maledetto e tormentato da antichi fantasmi interiori, si è rintanato in se stesso, segnato dalla sofferenza di una doppia perdita. Eva, infatti, è stata affidata a uno zio. Eva è la bambina che Christian e Giose hanno adottato dopo un lungo e sofferto viaggio in Armenia. La giovane adolescente è piena di dolore dopo essere stata strappata a un legame pieno di amore che Christian e Giose hanno sempre saputo donarle. La storia che racconta la Mazzucco è sanguigna e verace come il modo di affrontare la vita dello Scorpione, che non abbassa facilmente la testa davanti ai limiti imposti. Quella di Eva e dei suoi due papà è una storia complessa, come il temperamento di questo segno, anche nella diversificazione dei piani temporali che si intersecano fra loro e nella abilità di raccontare la passione per la storia dell’arte attraverso l’intreccio di vicende drammatiche e al contempo romantiche. Il lungo e articolato viaggio di Eva alla scoperta di verità nascoste sul suo passato rappresenta il tortuoso percorso che il segno dello Scorpione percorrerà per imparare a rinnovare le circostanze intorno a sé.
Sagittario:Parlare per conoscere. Le relazioni al centro. L’espansione.Mille splendidi soli di Khaled HosseiniMille splendidi soli di Khaled Hosseini«I ragazzi, aveva capito, trattavano l’amicizia alla stessa stregua del sole: ne davano per scontata l’esistenza e traevano il massimo godimento dal suo splendore solo quando non lo guardavano direttamente.»
In un Afghanistan segnato dall’invasione delle truppe sovietiche, alla fine degli anni ’70, che ha decretato il declino artistico di una civiltà che cominciava a promuovere l’emancipazione femminile, i destini di due giovani donne, Mariam e Laila, si intrecciano drammaticamente tra loro per dar vita a un solido legame di amicizia. La prima è una harami, una bastarda, cresciuta nella parte alta di Herat in una kolba, casa di legno, ed è stata presto privata dei più cari affetti; la seconda è nata a Kabul ed è cresciuta circondata dall’affetto del padre che le ha inculcato l’amore per la cultura, dei fratelli e del suo più caro e innamorato amico Tariq. Rimasta orfana in seguito a un assalto militare della città, e incinta, Laila si ritrova sposa di Rashid, di cui Mariam è la prima moglie che non ha saputo dargli un figlio. Da un esordio circospetto, la loro amicizia presto sfocerà in un sentimento profondo, di rispetto e complicità, che le renderà forti dinanzi alle drammatiche avversità che la vita riserverà loro. La forte amicizia che lega le due protagoniste di questo intenso e avvincente romanzo di Hosseini ben si adatta al percorso del Sagittario che impara a mettere a servizio degli altri la sua temerarietà, scoprendo risorse preziose in sè stesso attraverso il valore della coesione sociale.Capricorno:Monetizzare il passato. Cercare nuove soluzioni. Liberarsi delle responsabilità.Il conte di Montecristo di Alexandre DumasIl conte di Montecristo di Alexandre Dumas«Per quanto temprati al rischio possano essere gli uomini, per quanto possano essere avvertiti del pericolo, capiscono sempre, dal fremito del loro cuore e dal brivido della loro carne, l’enorme differenza che esiste fra il sogno e la realtà, tra il progetto e l’esecuzione.»Edmond Dantès è tra i marinai più amati della storia della letteratura. All’epoca della restaurazione borbonica, Dantès, innamorato di Mercédès, che presto sposerà, è in attesa di essere promosso a capitano della nave mercantile Pharaon. Vittima dell’invidia dello scrivano Danglars che indice ai suoi danni una trappola, Dantès viene accusato di bonapartismo. Solo, privo di denaro, protezione e amore, è condannato a trascorrere il resto della sua vita nella prigione del Castello d’If. Quando sta per arrendersi alla sua sorte, sopraffatto ormai da stanchezza, delusione e disperazione, la conoscenza dell’abate Faria, un vecchio prigioniero che da anni scava un tunnel per fuggire dalla prigione, gli regalerà una nuova speranza. Liberatosi ed entrato in possesso di un tesoro, Dantès tornerà in Francia sotto mentite spoglie per ordire la sua vendetta ai danni di Danglars. Tuttavia, Dantès si rivelerà un uomo dai nobili intenti, padrone delle sue passioni e decisioni. Così come il protagonista del romanzo, dopo un lungo e penoso isolamento, riesce a tenere durevolmente in scacco i suoi nemici, dimostrando la sua tempra lucida e razionale, così il Capricorno coglie in sé stesso la capacità di valutare con realismo la sua condizione, imparando a sfruttarla a suo vantaggio, ottenendo un prolifico successo e dignitoso riconoscimento.
Acquario:Idee prendono forma. Agire con circospezione. L’intuizione, una facoltà da utilizzare.«Si stancò dell’incertezza,del circolo vizioso di quella guerra eterna che lo ritrovava sempre nello stesso luogo, ma ogni volta più vecchio, più sfinito, più ignaro del perché, del come, del fino a quando.»Cent’anni di solitudine di Gabriel García MárquezCent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez
In un intreccio complesso di personaggi e avvenimenti che abbracciano un arco temporale di cento anni, dal 1830 al 1930,Gabriel García Márquez regala l’incantevole e magico ritratto della famiglia Buendia attraverso sette generazioni, nella immaginaria città sudamericana di Macondo. A fondare la città è Josè Arcadio Buendia che. dopo aver commesso un omicidio, fugge dalla sua città con la moglie Ursula e alcuni amici. Il viaggio, lungo e impervio, ha l’obiettivo di raggiungere la costa atlantica del Paese. Durante una notte, Buendia sogna una città fatta di ghiaccio che decide di chiamare Macondo. Il famoso incipit è focalizzato sul suo secondogenito Aureliano, primo nato a Macondo:
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».
Sin dai primi capitoli, e in particolar modo nella figura dello zingaro Melquiades che trasmette a Josè Arcadio la passione per l’alchimia, si intravede l’aspetto surreale del romanzo che caratterizza l’intera vicenda, in cui si alternano le vite dei numerosissimi e spesso bizzarri personaggi, in uno strabiliante intreccio di destini, ambizioni, passioni e credenze.
Cent’anni di solitudine è dunque il libro che ben si adatta alla mente intuitiva del segno dell’Acquario per l’originalità della struttura, circolare e labirintica, nella quale saprà abilmente districarsi, fino a smascherare l’intento dell’autore in un epilogo sorprendente e geniale.
Pesci:Nuovi semi da piantare. Andare contro corrente. Fare un gran respiro e vedere un mondo nuovo.Finché il caffè è caldo di Toshikazu KawaguchiFinché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi«In quel momento un fulmine le era balenato in testa e all’improvviso le era tornata in mente la storia di quel caffè. Il caffè che vi porta indietro nel tempo.»
In una centenaria e leggendaria caffetteria giapponese accadono cose speciali quando ci si siede a bere il caffè. Fin quando questo è caldo, è infatti possibile rivivere un momento della propria vita che si rimpiange, in cui si è fatta la scelta sbagliata o si è lasciata andare la persona più importante. Lo sanno bene, e a loro spese, Fumiko, Kotake Hirai e Kei, ciascuno alle prese con il proprio cruccio, sentimentale e familiare.
Misteriosa e sfuggente come la personalità dei Pesci, la trama di Finché il caffè è caldo, romanzo amatissimo dal pubblico e che ha il suo seguito in Basta un caffè per essere felici, trasporta in una dimensione magica e a-temporale, dove si potrà nuotare in acque travolgenti e riemergere con nuove consapevolezze. Se nel passato non abbiamo fatto la scelta giusta, allora non è tardi per rimediare. È il presente la nostra possibilità, il momento in cui scegliere e cambiare. Basta con i rimpianti e i rimorsi, sembra sussurrarci l’autore: come davanti a una tazza di caffè, possiamo imparare a sorseggiare la vita, assaporandola e amandola, attimo dopo attimo.
Buon 2021 di letture che aiutino a scoprire l’eroe che è in ognuno di noi.
“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.”
(Daniel Pennac)
Il 2020 è stato un anno difficile. Un anno in cui abbiamo fatto i conti con incertezze e restrizioni, fuori e dentro di noi. E se nei primi mesi tutto appariva confuso e inaccettabile, pian piano abbiamo cominciato ad ancorarci a piccole abitudini per affrontare l’isolamento e sconfiggere il senso di solitudine. Una di queste, per molti, è stata la lettura. Ma se prima rubavamo il tempo ai mille impegni che ci sovrastavano per riuscire a terminare un romanzo, durante i lockdown quella che per noi era una consuetudine e che per altri ha rappresentato una riscoperta, ci ha spinti a fare i conti con un nuovo tempo, a silenzi mai provati, a momenti di pause impreviste. Ci siamo adeguati al tempo sospeso e a stati d’animo fino a quel momento sconosciuti, ritrovandoci a selezionare i libri da leggere, perchè non sempre è risultato facile abbandonare i pensieri e lasciarli perdere fra le pagine. Siamo andati alla ricerca di libri che potessero, in un certo senso, salvarci. Abbiamo capito che l’amore per la lettura può avere, per noi, inaspettati risvolti.
Ce lo spiegano anche gli autori che nel 2020 Mi libro in volo ha intervistato. Ciascuno di loro ha scelto un libro da consigliare, un libro che in qualche modo ha permesso di alleggerire i momenti di sconforto o di regalare ore di piacevole distrazione.
Bianca Cataldi:Le gratitudini di Delphine De Vigan – Einaudi, 2020
«Fra i libri usciti nel 2020 e tradotti anche in italiano, opto per Le gratitudini di Delphine De Vigan, Einaudi. È un libro che, con delicatezza e sensibilità, affronta il tema dell’anzianità e della graduale perdita del sé nella malattia. A fare da contraltare a questo senso di smarrimento c’è però il sostegno delle persone amate, con cui non sempre si hanno necessariamente legami di sangue e che spesso si trovano ad attraversare la nostra vita quasi per caso e per poco tempo, ma comunque lasciano un segno indelebile. È un romanzo sull’importanza delle parole, su come il linguaggio ci definisce e ci dà forma e storia, nonché identità. Una lettura estremamente piacevole e scorrevole nonostante i temi profondi trattati.»
Carla Maria Russo:Terra alta di Javier Cercas – Guanda, 2020
«Fra i libri che mi hanno tenuto compagnia in questo anno, scelgo Terra Alta di Javier Cercas, edito in Italia da Guanda, un romanzo profondo, originale e avvincente, un giallo che travalica il genere, come tutti i buoni romanzi, narrato mantenendo sempre viva la tensione e serrato il ritmo, senza le lungaggini e le ridondanze cui spesso si abbandonano i narratori spagnoli, Cercas incluso.
Cristina De Stefano:Zona pericolosa di Lee Chil – Longanesi, 2000
«Devo essere sincera, il libro che mi ha salvato durante il primo lockdown non è niente di particolarmente impegnato. Avevo il cervello bloccato. Passavo troppo tempo a leggere le notizie del Covid. Poi un giorno ho scaricato l’audiolibro in inglese (letto meravigliosamente da Jeff Harding) di Killing Floor, il primo della serie di thriller Jack Reacher scritti da Lee Child, dal titolo italiano Zona pericolosa. Ed e’ stato amore a prima vista. Durante quei mesi cupi, quando arrivava la sera, ascoltavo i vagabondaggi rissosi di Jack Reacher, ex militare che gira gli Usa in autostop con in tasca solo uno spazzolino da denti, e mi sentivo invincibile come lui. Mi ha divertito immensamente. In Italia lo traduce Longanesi.»
Alberto Grandi:Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, Mondadori
«La mia scelta senza ombra di dubbio è Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, un romanzo labirintico, in cui perdersi e scordarsi della realtà tediosa che ci circonda oggi per immergersi in una vicenda incredibile, su una famiglia e su un villaggio che sono metafora della specie umana e del nostro destino. Ha una trama che ricorda una spirale, con il suo succedersi di generazioni e di uomini e donne che finiscono sempre col commettere gli stessi errori come se fossero condannati a un destino ineluttabile, e ha una prosa che parte lenta e diventa sempre più veloce e densa.»
Le autrici di Storie sbagliateSerena Pontoriero:Il mondo alla fine del mondo di Luis Sepulveda – Guanda, 2019
«In primavera ho letto il breve romanzo Il mondo alla fine del mondo di Sepulveda edito da Guanda e che non è fra i suoi più conosciuti. Consiglio di leggerlo a chi ha bisogno di grandi spazi, emozioni e avventura. Ambientato in Cile, il protagonista è un giornalista vicino a Greenpeace che parte per fare un’inchiesta sulla caccia selvaggia di balene. La descrizione della navigazione fra baie e stretti, se saprete fare astrazione dalla geografia, vi farà sognare. Vivrete a bordo di un peschereccio, sentirete freddo, vedrete paesaggi, comprenderete gli uomini e, se avrete fortuna, ammirerete il dorso del più grande animale al mondo! Accompagnato da un forte messaggio a favore dell’ecologia, Il mondo alla fine del mondo offre un’esperienza di viaggio quasi onirica.»
Ilaria Negrini:Lezioni di volo e di atterraggio di Roberto Vecchioni – Einaudi, 2020
«Lezioni di volo e di atterraggio è l’ultimo libro pubblicato, da Einaudi, di Roberto Vecchioni, cantautore che da molti anni scrive romanzi bellissimi. Questo non è un romanzo, è il racconto di un periodo, intorno agli anni Ottanta, in cui insegnava al liceo. È il racconto delle sue lezioni, dei dialoghi con gli alunni, della sua amicizia con Alda Merini. Cercava di far ragionare i ragazzi perché non accettassero una realtà già costituita, perché non restassero mai passivi e, attraverso la conoscenza delle cose e delle parole, potessero essere persone capaci di affrontare ogni aspetto della vita e sapessero sempre far emergere la Bellezza.»
Ilaria Biondi:Buchi temporali di Moka – Yucanprint, 2020
«In questo anno difficile e tormentato, in cui la necessità di scrivere e leggere si sono a lungo atrofizzate, un libro piccolo nelle dimensioni ma dalla potenza incendiaria mi ha cavato fuori dal mio surreale assopimento: Buchi temporali, silloge poetica fotografica di Moka & Cosetta Frosi, YCP. Finestre gettate sul mondo fuori, e quello dentro, le immagini di Cosetta, con una tangibile verità di sentire che si interseca e perfettamente si sovrappone, si abbraccia alla parola tersa di Moka, al suo sguardo capace di snudare la realtà. E poi di porgerla e restituirla, con garbo, verità, stupore. Bucando la ferita e, attraverso le sue crepe, lasciare filtrare l’invisibile luce.»
Emma Fenu:Solo danni collaterali di Pier Bruno Cosso – Marlin, 2020
«Solo danni collaterali, ispirato ad una vera vicenda giudiziaria e edito da Marlin nel 2020, è l’ultima opera di Pier Bruno Cosso, scrittore sassarese ed è un romanzo, intenso e coraggioso senza scadere nella critica demagogica, racconta l’abuso di potere di un giudice ai danni di un medico di famiglia, onesto cittadino e professionista esemplare divenuto, seppur innocente, vittima del sistema. Il titolo suggerisce l’amara ironia che pervade le pagine: la distruzione dell’autostima, le ripercussioni in famiglia e in ambito lavorativo, le notti di sonno rubato, i giorni agli arresti domiciliari sono solo effetti collaterali?»
Maria Cristina Sferra:Tango rosso di Maria Antonietta Macciocu – Golem, 2018
«Tra i libri che ho letto nel 2020, consiglio Tango rosso di Maria Antonietta Macciocu, Golem Edizioni, un romanzo che racconta la nascita e l’evoluzione di un rapporto malato, in cui la protagonista diviene vittima di un’ossessione. Un libro che percorre il rapporto tra Giulia e Banderas, dove l’epilogo si trova in bella vista già nel primo capitolo ma può essere compreso solo dopo aver attraversato tutta la storia. Un tango rosso passione che ammalia, un ballo rosso sangue che uccide. Lo sguardo profondo della scrittrice sulla dipendenza affettiva ci regala una narrazione raffinata che tratta il difficile tema della violenza di genere con grande attenzione e lucidità.»
Nel suo multiforme simbolismo, la luna affascina, rapisce e ispira da sempre artisti e poeti. Luminoso, nascosto e misterioso, l’astro notturno è messaggero di sentimenti umidi, pensieri fecondi, sensazioni primordiali e istinti magici. È falce, è piena e calante. È donna, è madre, è arte, è … Anima.
E così, fra prosa e poesia, la breve raccolta d’esordio dell’autore trevigiano Diego Candto r-accoglie frammenti di vita quotidiana ed echi nostalgici del passato nella rielaborazione di un pensare che da inconscio si fa sempre più cosciente. Dichiara infatti lo psicoanalista tedesco Erich Neumann nel suo saggio La psicologia del femminile che: “La periodicità lunare con il suo fondo notturno è il simbolo di uno spirito che cresce e si trasforma in corrispondenzacon i processi oscuri dell’inconscio. La coscienza lunare, come potrebbe anche essere chiamata la coscienza matriarcale, non è mai disgiunta dall’inconscio, infatti è una fase spirituale dell’inconscio stesso.”
E Diego Candito esprime bene l’esigenza di tracciare un confine a questa ciclica e continua crescita: “La ricerca è finita, non c’è nessun regalo che aspetta il giusto tempo per arrivare a mostrarsi: il destino è un concetto che ci costruiamo nella nostra mente per cercare di vivere meglio il presente e basta. Adesso devo solo (…) costruire una struttura, un elenco, il mio modo di vivere.”
Ma è quando sosta nella zona lunare che scatena la sua forza più pura e autentica. Negli occhi di una giovane ragazza, nelle movenze di una cameriera indiana, nel confronto tra una fata e una strega, nei gesti amorevoli di una nonna, nella dolce umiltà della neve.
“Se un fiocco sfiora appena
una tiepida mano
subito si scioglie
come goccia d’acqua santa
che evapora fra le membra del peccato.”
Nel salotto dell’anima, la luna edito da Letteratura Alternativa Edizioni è il posto intimo, da dove guardare il mondo in silenzio e partorire sensazioni che esplodono e fanno luce nelle ombre di un vivere a metà, è la voglia di espandere lo spazio privato al di là di una semplice emozione, perché “alla fine l’uomo ha un istinto che lo fa tendere verso l’alto” sino a esultare con orgoglio:
“Io vivo di carezze,
a cui senza paura
e senza parola alcuna
posso confidare
i miei più intimi segreti.”
Scheda del libro:Autore: Diego CanditoGenere: Silloge poeticaCasa editrice: Letteratura Alternativa EdizioniPagine:88
Prezzo: Euro 10,90ISBN: 978-88-94815-12-2Chi è Diego CanditoClasse 1983, nasce a Treviso dove cresce nel movimento scout, di cui diviene sostenitore e attivo educatore. Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini diventa il suo trampolino di lancio verso il mondo della lettura. Di indole introversa, la scrittura rappresenta sfogo e crescita personale. Laureatosi in architettura all’Istituto IUAV di Venezia, esercita la libera professione.
“In ognuno di noi c’è un altro essere che non conosciamo. Egli ci parla attraverso i sogni e ci fa sapere che vede le cose in modo ben diverso da ciò che crediamo di essere”.
(Carl Gustav Jung)
Questo è un libro sull’amore. Non solo l’amore che una giovane donna può provare per un uomo o per tanti uomini nello stesso tempo. È un libro sulla pulsione di vita, carica di una forte libido, che viene spesso deviata in direzioni sbagliate. Come capire, allora, in quale direzione incanalarla? La risposta richiede pazienza. Perché è la vita che chiede pazienza. Ascolto, attesa e, infine, scoperta. Scoperta di sé. Dopo tempeste e lunghi temporali, ci apriamo al mondo come fiore che sboccia dopo le ombre della notte. È un fiore che impara a resistere, all’alba, alla nuova luce. Resiste al vento, alla pioggia, continua a vivere anche sotto la neve. Ma prima di sbocciare, bisogna saper mettere al riparo il seme del fiore che si è. E tutto ciò richiede tempo. Tempo e dolore.
In preda a deliri e allucinazioni, la trentenne Sabrina Zara, la protagonista del romanzo Maddalena bipolare di Ornella Spagnulo, viene ricoverata nel reparto psichiatrico di una “clinica dei matti”, legata e sedata.“chissà cosa stava succedendo nel mio cervello – racconta a ritroso nelle prime pagine la voce narrante – che iniziava piano piano a capire che le allucinazioni non erano apparizioni vere e concrete ma erano di nuovo i frutti di una mente inquieta.”Sabrina si crede ora Madre Teresa, ora Maddalena, la Maddalena salvata da Gesù. Si identifica in due figure antitetiche che incarnano l’ideale di amore assoluto, l’amore donato e l’amore venduto.
La sua storia psichiatrica si riassume in poche righe: “un abuso infantile, mutismo selettivo, anoressia, bulimia, picchiata due volte, di cui una da mio padre e una da una sconosciuta, hashish, due diagnosi diverse, bipolare e borderline, il disturbo somatoforme, tre ricoveri ospedalieri.” Parole asettiche e al contempo forti. Tre righe di diagnosi che circoscrivono una vita scombussolata, di privazioni interiori e di un forte dolore. Ma Sabrina è anche una Ninfetta manipolatrice e provocatrice, una sorta di Lolita allo sbaraglio. Durante l’incontro con il giovane psichiatra che la segue nella clinica e del quale si riscopre innamorata, Sabrina confessa:
«Secondo me, il mio vero problema è il cuore», conclusi. E lo provocai.«Cos’ha il tuo cuore?»«Me lo hanno distrutto.»«E il soggetto chi è?»«Tutti, ma in particolare uno che si chiama Lorenzo, il mio primo fidanzato.» Proprio lui che mi aveva aiutato a uscire dall’anoressia.Ornella Spagnulo è esperta conoscitrice dei versi della poetessa milanese Alda Merini, alla quale ha dedicato diverse pubblicazioni critiche-
Sabrina si getta facilmente tra le braccia dei ragazzi e ognuno dei suoi fidanzati ricalca un po’ le sue patologie borderline, sono tutti dominati da una forte pulsione creativa, poesia, pittura, come a sottolineare una forte attrazione fra anime smarrite, alla ricerca di appigli sempre sbagliati.
La sua vicenda si dipana, dentro e fuori la clinica dei matti, fra sogni, allucinazioni e prese di consapevolezza. La storia rimanda, seppure toccando tematiche differenti, alla clinica in cui soggiorna la Veronika di Paulo Coehlo, specie nella carrellata dei numerosi e strambi personaggi, ma qui filtrati tutti dalla mente di Sabrina, dalle sue sensazioni, dai suoi deliri. All’interno della clinica Sabrina riflette, vive una sua vita interiore dalla quale emergono profonda sensibilità e vivace intelligenza, tuttavia, il suo essere donna, seduttiva e influenzabile, la rendono vulnerabile all’amore. Per lei parole intelligenti sono sinonimo di seduzione.
“Tutte le donne sono matte. Per un complimento sulla bellezza siamo capaci di dare via anche l’anima. Per un apprezzamento sul sedere potremmo dare un bacio. Per un complimento sulla mano, diamo tutto il braccio. Soprattutto a qualcuno che sembra avere un cuore buono. Io ho un brutto rapporto con il mio corpo. Odio le donne belle perché sono come sono, come vorrei essere io: vorrei piacere a tutti gli uomini indiscriminatamente, e soprattutto senza sensi di colpa, vorrei scherzare, ridere senza la paura di sedurre.”
Ma il sentimento di amore che prova, per gli esseri umani e per gli uomini in particolare, è un impulso che le provoca forti lacerazioni interiori e disturbi fisici. Sabrina zoppica e perde l’equilibrio. Non si tiene in piedi, non è in grado di sorreggersi sulle proprie gambe, fare affidamento su se stessa. Sabrina deve scoprire chi è la vera Sabrina. Perché Sabrina continua a identificarsi in figure femminili dal vissuto sentimentale estremo, in storie altrui dall’esito tragico.
Ornella Spagnulo ha pubblicato per Einaudi la raccolta di racconti e poesie Confusione di stelle con l’autore Riccardo Redivo“Cos’era l’amore per Alda Merini? Un ammasso di grovigli che ogni tanto si sbrogliava. Cos’è l’amore per me? Io, come lei, mi innamoro spesso e sbaglio. Ci resto sotto, di solito, come dentro a una tagliola.”
O ancora
“una sera mi sono divertita a interpretare davanti a lui le sue poesie come se fossi stata Eleonora Duse e lui Gabriele D’Annunzio.”
e
Carl Gustav Jung: «Lei vede l’amore dappertutto. Non è vero?» Sabina Spielrein: «È la forza che muove il mondo.» (dal film Prendimi l’anima).Nella sua spasmodica voglia di amare, Sabrina cela la difficoltà a vivere. Cerca di vivere attraverso le parole, quelle che inventa, quelle che sente, quelle con cui crea la sua realtà.“Mi piace pensare che il vero motivo per cui mi hanno messo – mi son messa – qui è che vorrei fare la scrittrice e non riesco a trovare un argomento interessante di cui parlare.”
Durante uno dei suoi innumerevoli sogni, Cristo incontra la Maddalena. Nel suo racconto Sabrina trascrive il loro dialogo.
«Cos’ha? Perché me l’hanno messo addosso questo corpo?» e si metteva furiosamente le mani tra i capelli e faceva un giro intorno a se stessa. «Lo guardano come se avessi un sesso. Ma io non voglio essere donna né uomo: voglio essere anima e basta.»
Ecco che Sabrina rinnega il suo corpo, un involucro pesante da trascinare, la gabbia in cui la sua anima è prigioniera, incapace di fondersi al corpo e riuscire, finalmente, a volare. Sabrina cerca la sua anima attraverso gli uomini di cui si innamora, o crede di essere innamorata o che tenta di manipolare e che poi rivorrebbe indietro. Nuovamente delirante, all’uscita dalla clinica, tempesta di email il suo psichiatra-Jung- Cristo salvatore, trascrivendo su carta i suoi struggenti e ambivalenti sentimenti:
“Non sai il dolore che mi hai tolto, con le parole, dal corpo, dalla bocca e dal cuore”. Sabrina/Maddalena“Le foglie appartengono ai fiori anche se le notiamo di meno dei fiori. Io vorrei essere unita a qualcuno come lo sono le foglie con i fiori”. Maddalena/Sabrina
Nella clinica si sentiva al riparo dal dolore che il mondo esterno provoca al suo corpo senza l’anima, la clinica è il rifugio per la sua anima persa, che è libera di muoversi e inventare, di innamorarsi e immaginare. Fuori dalla clinica, il suo bel dottore amato si rivela l’uomo che è, fragile essere umano, debole alla tentazione della carne, smarrito e insicuro innamorato.
Maddalena bipolare è difatti un libro che sembra sovvertire l’ordine della normalità. Come la classica figura mitologica della volpe astuta e seduttrice, la paziente con il suo disturbo istrionico della personalità, da vittima rischia di diventare il trickster, la divinità ambigua e amorale che con il suo messaggio determina un radicale cambiamento in chi lo riceve, il richiamo all’Anima selvaggia che alberga in ognuno di noi e che si svela dietro l’inganno. È anche un romanzo che, sebbene in taluni punti riveli una struttura narrativa dall’impianto ancora acerbo, regala intensi picchi lirici e visioni oniriche che confermano la vena poetica dell’autrice che ha esordito nel mondo dell’editoria con raccolte e saggi sulla poesia, in particolare sulla Merini, la cui drammatica storia ben si adatta alla trama elaborata. Maddalena bipolare è, infine, una storia in cui il lettore potrebbe identificarsi nonostante la tematica, perché ogni anima cerca se stessa ed è sempre in viaggio, dall’evasione delle proprie prigioni interiori alla ricerca del suo stormo di cigni reali.Autore: Ornella SpagnuloGenere: NarrativaCasa editrice: Golem EdizioniPagine: 160Prezzo: Euro 14,00ISBN: 978-88-85785-98-4Chi è Ornella Spagnulo
Ornella Spagnulo è nata a Taranto nel 1982 ma finora è vissuta tra Firenze e Roma. Ha già scritto: il saggio Il reale meraviglioso di Isabel Allende (Aracne, 2009), la raccolta di poesie L’avvio e la perdizione (Sillabe di Sale, 2015), il prosimetro Nuove Terzine(Fuorilinea, 2016), la raccolta di versi Come una tigre(Eretica Edizioni, 2018) e la raccolta di interviste su Alda Merini E gli angeli sono distanti (L’Erudita, 2019). Nel 2019 ha curato per Einaudi una raccolta di poesie e racconti inediti di Alda Merini, Confusione di stelle, insieme a Riccardo Redivo. Maddalena bipolare edito da Golem Edizioni è il suo primo romanzo. Laureata in Critica e comparatistica alla Sapienza, dopo un master biennale in scrittura creativa alla Luiss, nel 2017 è diventata dottoressa di ricerca in Italianistica all’Università Tor Vergata. Scrive per la rivista «La Rassegna della letteratura italiana» nella sezione Novecento e collabora attivamente con l’Associazione anti-stigma Alda Merini.
“L’infanzia non ha tempo. Man mano che gli anni passano bisogna conservarla e conquistarla, nonostante l’età.”
(Emmanuel Mounier)
“Si sveglia il mondo lo accarezza il sole…”
L’anime L’ape Maia è tratto dal libro scritto nel 1912 dall’autore tedesco Waldemar Bonsels.
Ogni volta che, a distanza di anni riascolto le sigle dei cartoni animati che mi hanno tenuto compagnia durante l’infanzia, mi rendo conto che molte sono vere poesie che nascondono insegnamenti che fanno parte della me stessa, oggi adulta.
“In quel prato verde come il mare
l’importante è un fiore da trovare”Lulù l’angelo dei fiori, anime del 1979 dell’autore Shiroh Jinbo
Siamo tutti alla ricerca di qualcosa, cavalieri, marinai o angeli. La ricerca di un raro fiore è ad esempio al centro della trama di Lulù l’angelo dei fiori. Si tratta del fiore dai sette colori che dopo aver girato il mondo, Lulù scopre essere cresciuto nel giardino dei suoi cari nonni, i quali hanno piantato i semi ricevuti dalle persone che Lulù ha aiutato durante le sue rocambolesche avventure. Ogni seme nasconde il significato della lezione appresa durante ciascuna vicissitudine affrontata. Lulù, discendente degli angeli dei fiori che un tempo convivevano con gli esseri umani, è l’anima pura che può ristabilire l’antico ordine di armonia fra angeli e uomini, fra bontà e malvagità.Da una idea dell’autore Shiro Jinbo, l’anime Hello Sandybell composta da 47 episodi viene trasmesso per la prima volta in italia dal 6 marzo 1981 al 26 febbraio 1982.
E che dire invece del piccolo giardino di narcisi creato dalla dodicenne Sandybell che vive serena in Scozia in compagnia del suo fedele e bellissimo collie, Oliver, circondata da tanti amici e benvoluta da un papà premuroso, maestro del villaggio? Dopo un prologo felice, Sandybell dovrà affrontare una serie di perdite e dolori, prima fra tutte la morte del padre e sarà costretta a lasciare la sua amata terra e imparare a difendersi da un mondo sconosciuto. Un pensiero le scalderà sempre il cuore, il tenero sentimento che è sbocciato in lei e ricambiato, verso il principe ribelle Mark, che ha ballato con lei sotto falsa identità, perché anche lui prima di trovare se stesso dovrà viaggiare a lungo e misurarsi con se stesso. È un principe che vive nel mondo e fra gli uomini, rifuggendo la ricchezza concreta e prediligendo la scoperta del vero tesoro, che è il suo talento per la pittura.
Un verso della sigla del cartone Hello Sandybell dice infatti:
“C’è una strada nella vita
scritta nelle stelle,
prendi al volo cose belle”
L’anime Lovely Sara è tratto dal romanzo di Frances Hodgson Burnett La piccola principessa, pubblicato nel 1905.
Il coraggio di vivere si scopre dunque nelle avversità, come accade alla piccola principessa Sara che da ricca bambina, amata e allo stesso tempo invidiata, si ritrova senza un soldo e con le vesti da sguattera nel collegio in cui suo padre l’aveva mandata a studiare prima di morire.
“Sei un fresco fiore cheChe il vento non può spezzare no noPerché questo fiore è forte e mai cederàVivrà”
Come in molti saprete, Lovely Saraè uno di quei cartoni la cui trama è tratta da un romanzo, La piccola principessa della scrittrice britannica Frances Hodgson Burnett, autrice di altri due noti classici della letteratura per l’infanzia, Il piccolo Lord e Il giardino segreto, anch’essi trasporti in versione anime.
La piccola principessa è uno di quei romanzi che ho letto avidamente più volte davanti al camino durante le feste di Natale, assieme ad altre storie simili, come Pollyanna della statunitense Eleanor Hodgman Porter.Una edizione molto diffusa negli anni ’80 dell’Editrice Piccoli di Pollyanna pubblicato nel 1913 dall’autrice Eleanor Hodgman Porter .“Pollyanna che sa che in ogni visonascosto c’è un sorrisoe lo conquisterà.”Noi bambine degli anni ’80, circondate, ammettiamolo, da agi e affetti sicuri, restavamo incantate da queste piccole eroine che si ritrovavano, da un giorno all’altro, prive dei genitori, di averi e dimore, e finivano per viaggiare intorno al mondo facendo strani e misteriosi incontri che poi avrebbero cambiato per sempre la loro vita. Da insicure e inesperte, le protagoniste di queste storie si trasformano in audaci e virtuose donne, capaci di tramutare le loro avversità in sane risorse.
Prima di passare all’età adulta, sappiamo tutti che dobbiamo transitare in un regno di mezzo, quello dell’adolescenza, in cui continuiamo a chiederci chi siamo. È in quei momenti che ci aggrappiamo all’immagine di chi vorremmo essere. In questo, le trame delle esuberanti maghette ci hanno fatto sognare, fra incantesimi e travestimenti.
L’incantevole Creamy“Yu dolce amica mia è bello che tu siavivace svelta e carina come mepoi con la fantasia e un tocco di magiaYu ora non c’è più e invece Creamy ci sei tu.Poi Creamy quando vuoi tornare Yu tu puoipensarlo basterà e subito accadrà.”Lady oscar è un manga della fumettista giapponese Riyoko Ikeda ispirato alla biografia di Maria Antonietta dell’autore Stefan Zweig del 1932.
E quando poi capiamo chi siamo, siamo davvero in grado di essere noi stessi? Non sempre la vita ce lo permette, a volte c’è chi sceglie per noi e vestiamo i panni di qualcuno che non sappiamo più chi sia realmente. Ma la vera natura resta sopita dentro noi e anche se violentiamo la parte di noi che teniamo a bada, questa emerge agli occhi del mondo e diventa autentica solo quando troviamo il coraggio di riappacificarci con essa.
“oh Lady, Lady, Lady Oscar anche nel duello che eleganza c’è”
E chi siamo veramente lo capiamo quando troviamo la nostra strada. E, grazie ad alcune di queste storie che ho scoperto sullo schermo nei primi anni della mia vita, ho preso consapevolezza che mi sentivo a casa con una penna fra le mani a inventare storie, proprio come lei, l’eroina ribelle per eccellenza di uno dei più famosi e intramontabili libri per ragazze, Piccole donne, Jo March, alter ego della stessa autrice Louisa May Alcott, che ha detto:
Piccole donne di Looise May Alcott è fra i più celebri romanzi per ragazze.
“Per realizzare un sogno, una persona deve superare tante prove.”
Trama avvincente e ritmo incalzante, questi gli ingredienti principali che rendono convincente e spunto di interessanti riflessioni sulla natura umana Stanza 53, il librio d’esordio della giovane autrice Valentina Zaggia con la casa editrice astigiana Letteratura Alternativa Edizioni.Autore: Valentina ZaggiaGenere: NarrativaCasa editrice: Letteratura Alternativa EdizioniPagine: 100Prezzo: Euro 12,90ISBN: 978-88-94815-48-1
“Gli scrittori, specialmente gli scrittori di guerra, non creano ma ricreano, e la lettura è insieme ricreazione e ri-creazione di ciò che è sfuggito alla presa del presente per nascondersi nei recessi dell’anima di ciò che è rimosso, dimenticato.”
Partiamo da questa celebre frase tratta dal saggio Un terribile amore per la guerra di James Hillman pubblicato da Adelphi nel 2005, per riflettere sulla scelta che ha spinto la giovane autrice Valentina Zaggia a prediligere il periodo della seconda guerra mondiale per ambientare la storia del suo primo libro, il thriller psicologicoStanza 53 edito da Letteratura Alternativa Edizioni nel 2018.
Siamo in Germania, in pieno conflitto mondiale, e lo si capisce dai pochi indizi che la protagonista scoprirà leggendo dei ritagli di giornali quando si avventura per i corridoi di una clinica psichiatrica in cui è rinchiusa da tempo.
«Anja rimase a bocca aperta. Com’era possibile essere giunti a tanto? La guerra la ricordava come qualcosa di orribile, in cui nessuno ne usciva veramente vincitore.»
Bloccate al letto da cinghie strette, Anja si risveglia, dopo chissà quante ore o giorni, confusa e frastornata. Non ricorda cosa le sia accaduto, è circondata da una atmosfera inquietante, da figure silenziose e al contempo ostili. È spaventata, disorientata, tormentata. Si domanda se è veramente lei la paziente di cui parla la cartella clinica. Suoni minacciosi e urla di bambini cominciano a perseguitarla. E poi c’è Hans, l’ombra minacciosa che si aggira nei corridoi di quello che sembra rivelarsi un istituto di malati criminali in cui si eseguono incomprensibili e agghiaccianti esperimenti.
Un terribile amore per la guerra di James Hillman – Adelphi 2005
In un clima claustrofobico, mentre la tensione incalza attraverso un ritmo narrativo veloce e coinvolgente, Anja compirà il suo tentativo di fuga. Stanca, affranta, tra le pareti buie di stanze e cunicoli che attraversa, sarà assillata da domande che non trovano risposte. Le figure che incontra sono circondate da un alone di mistero e ambiguità. Chi è veramente Anja e chi sono i personaggi rimasti rinchiusi nella clinica, mentre fuori imperversa la violenza bellica? Le pagine di un diario, aiuteranno a unire il puzzle scomposto che è diventata la sua mente?
«Qui dentro stiamo al riparo dalla guerra e da occhi indiscreti. Ormai siamo come una piccola famiglia, nonostante il lavoro proceda con entusiasmo dato i risultati. Non riusciamo a trovare una cura che preveda l’eliminazione totale del farmaco. Appena viene tolto ad Anja o a Peter, sopravviene un crollo emotivo. Questo ci preoccupa perché sta diventando sempre più difficile trovare gli ingredienti per il farmaco.»Chiusa nei confini dell’istituto misterioso, Anja dovrà affrontare la guerra dentro se stessa, cercando di sconfiggere fantasmi angoscianti e rispondere a interrogativi ambivalenti. Così, coinvolta in una eterna lotta che è in fondo l’identità umana sempre in viaggio verso la sua meta, lotterà per la sua libertà per ritrovarsi, uroboricamente, di fronte a una cruciale domanda, universalmente valida: che prezzo ha questa libertà?
«La guerra sta trasformando le persone, ad ogni nuova invasione dell’Asse. Non ci si sofferma a pensare quanta morte e distruzione essa semini. Finché si vince va tutto bene, ma quando troveremo qualcuno più forte?»
Chi è Valentina Zaggia
Classe 1990, si diploma nel 2009 all’Istituto Professionale di Sartoria a Legnano, Milano. Amante dell’attività fisica, per sette anni ha praticato barca a vela a livello agonistico e per dodici danza classica. È insegnante di pilates, yoga e antigravity. Fino al 2018 lavora nel reparto sartoria di un cantiere nautico, senza smettere di leggere, sua grande passione, che la spinge a scrivere quattro romanzi. Stanza 53 è il primo romanzo pubblicato, per Letteratura Alternativa Edizioni nel 2018.
I racconti di un apprendista di Giuseppe Vassallo, Letteratura Alternativa Edizioni anno 2019, sono il ritratto di anime perse alla ricerca di se stesse che, attraverso vicende scombinate fino al limite dello spionaggio, nel sussurro della potenza creativa colgono finalmente l’essenza della vita.Autore: Giuseppe VassalloGenere: NarrativaCasa editrice: Letteratura Alternativa EdizioniPagine: 194Prezzo: Euro 15,90ISBN: 978-88-94815-92-4
Due i protagonisti maschili delle storie raccontate ne I racconti di un apprendista, due anime smarrite nella quotidianità contemporanea, scandita dalla brama di successo, possesso e controllo. Ma mentre si tiene stretta la realtà, la parte interiore più autentica soffoca e lentamente muore.
Diego e Milo sono personaggi che devono attraversare l’inferno della perdita e della sofferenza per poter riacquistare la loro anima, perché abbiamo tutti la nostra poesia che ci guida come una preghiera verso la pace ma finiamo spesso col confondere l’illusione con la verità. Creiamo castelli di carta credendo che siano prigioni sicure. Lo fa Anna, la moglie di Diego che, inseguendo le sue ambizioni, rende sterile il suo legame sentimentale. Invece, come afferma l’autore:
«La poesia è la voce di un’anima che non può mentire.»
E per poter ascoltare quella voce occorre allontanarsi da tutto e da tutti per ritrovare se stessi, come nel caso di Diego, o vedere crollare le proprie certezze e assistere all’impensabile, come in quello di Milo.
Diego si lascia alle spalle moglie e città per fondersi con la natura del paesaggio montano. La natura, scrive Vassallo umanizzandola, è «una grande madre che ti stringe e non potrai farne più a meno, hai bisogno del suo latte, delle sue coccole. Lei è un’amante che ti eccita quando sei nel profondo di te stesso e non sai il perché (…) Ti lascia nudo nel bosco a meditare su quello che realmente hai, il resto è solo sangue che vedi intorno a te, impregnato in quella terra sua, solamente sua.»
Così Diego si addentra nel bosco, nel posto più buio dentro se stesso, tutto da esplorare: «Non si è più abituati a rientrare nel personaggio primitivo. Eppure, è lì nascosto da qualche parte dentro di noi. La paura ci avvolge. Ma non è la paura. È la natura che ci abbraccia.»
La natura, dunque, cattura e al contempo estasia l’anima. La natura è un ritorno al nostro Io primordiale, ancestrale, la natura spesso è la cura. «Senti il tuo cuore rallentare – scrive ancora l’autore – Ti sei fuso insieme alla natura in quindici minuti. Tanto ci vuole per non temere più la sua maestosità. Tanto ci vuole per rendersi conto di esistere. Non sarai più solo. Ma non lo sai ancora. Lei sarà sempre lì ad aspettarti per farti rinascere. Ascolti i tuoi passi e il ritmo del tuo cuore e diventa un tutt’uno con l’universo. Non hai più scampo, non puoi più fare retromarcia. L’energia che ti sta donando è immensa e tu la stai assaporando. Vivere o morire. In quel momento hai scelto. Quella sensazione ti rimarrà per sempre, fino alla morte. Nei momenti più tristi lei ti conforterà. Il vero amore, forse l’unico che proverai.»La natura placa, la natura svela, la natura sussurra alla nostra anima e fa ritrovare la strada. Nel bosco ci si può perdere ma allo stesso tempo ci si può ritrovare. La natura è una grande insegnante e agisce senza parlare. Nel suo eterno divenire, nel flusso acquatico, nell’alternarsi di caldo e freddo, secco e umido, rivela verità universali che ormai l’uomo contemporaneo stenta a cogliere, immerso nell’irrefrenabile mania del controllo e prigioniero nella morsa del tempo.
Ben dosati, ritmo, descrizioni e dialoghi nella prima parte si armonizzano fra loro in una fluidità narrativa che convince, in particolar modo grazie ai capitoli brevi del primo racconto e ai dialoghi serrati del secondo.
Pregne di metafore nascoste, le due storie narrate dall’autore astigiano Giuseppe Vassallo sono circondate di un interessante simbolismo, come quello dietro la descrizione del santuario, luogo chiuso che accoglie come il ventre caldo di una madre sempre pronta ad aspettare e riabbracciare la prole. Le riflessioni esistenziali non scadono nel cerebralismo o nella pedanteria didascalica, sono dirette, crude e onestamente “umanizzate”, nonché spesso stemperate da una dose di amara ironia, come ad esempio, «Dove è custodito l’amore di una coppia? In una tazza del cesso? Il tempo è l’acqua dello sciacquone. Dopo un po’ anche se non la tiri, la guarnizione si consuma e uno scroscio porta via tutto.» Oppure «Piccoli e nascosti, minuscoli come su queste montagne. Impropriamente debitori di una vita da strapazzo. A volte, ci osanniamo da soli per esaltarci e rischiamo di diventare stronzi schizzati su di un muro come artistici murales di pittori in cerca di fama.»
Ma particolare attenzione meritano le principali figure femminili che attorniano il protagonista nel primo racconto: Anna, la moglie in carriera ipercontrollata, Emanuela, la giovane amante appassionata di cultura e affamata di vita, Arina, la puttana dell’est che lo delizia con i giochi d’amore e cerca in lui un amante perfetto, e la comparsa Giada, la messaggera. Matrigna, puella, meretrice e fata, tutti archetipi che si fondono in una unica immagine: l’anima smarrita di Diego che brancola nel buio e che deve attraversare il suo inferno per conoscersi veramente, per (ri)trovarsi finalmente. Diego vive nel suo involucro di insoddisfazione che poi esplode in una nuova consapevolezza, non senza farsi punire, sognare, godere e farsi accompagnare verso una nuova prospettiva di pensiero. A volte ci si costruisce una vita perfetta, dalle pareti linde e le finestre chiuse. Poi arriva la tempesta e scombina l’ordine nel suo precario equilibrio. Infine, Giada appare come uno psicopompo, fa da tramite fra la vita vuota e insoddisfacente che Diego conduce e un imminente nuovo inizio.
«Chi sei Diego? (…) Sei l’immagine che ognuno vorrebbe essere, che ognuno avrebbe voluto essere, sembri in simbiosi con questo universo attorno a noi che, invece di sgridarci, tace.” “Sono solo un poeta, Giada, solo un poeta, di quelli che non vuole più nessuno. Uno di quelli buoni che servono come un conto corrente in banca. Per fortuna, la gente quando sente una poesia si gira, si ferma si illumina. Nessuno di noi è morto Giada. Siamo nascosti dal traffico, dal rumore, ma credimi, siamo tutti vivi…»
Dal simbolismo prevalentemente femminile della prima parte si passa a immagini dall’impronta più maschile della seconda: guerra, azione e denaro. Ma nell’immagine delle pennellate dalle tonalità tenui e sfumate che Milo traccia sulla tela e che si fondono con il paesaggio, si coglie un’unione equilibrata tra il pensiero e l’istinto, proprio come dice Diego:«Ci dimentichiamo del cammino in un vicolo stretto e corto come un budello genovese. Ci dimentichiamo di noi, della nostra essenza. Pensiamo con la ragione, dimenticandoci dell’intonazione poetica del nostro antro luminoso, della nostra anima.»Chi è Giuseppe Vassallo
Di professione impiegato, astigiano, è appassionato di poesia, filosofia e libri classici. Ha già all’attivo due pubblicazioni di raccolte poetiche “Le uve nell’Astigiano sono mature” 2004, “Istanti: piccoli pensieri dal caos” 2007 e la narrazione in poesia “Eredir sul colle della vita” 2011. Segue, dopo una pausa montana durata nove anni, la raccolta “I racconti di un apprendista” pubblicato nel 2019 per Letteratura Alternativa Edizioni, a seguito degli stage di scrittura emotiva redatte dal poeta e romanziere Pablo T.
La foto di copertina dell’articolo è l’opera intitolata Jack di Cuori dell’artista poliedrico Pablo T
Louise Glück, poetessa americana dallo stile confessionale e accostata a Emily Dickinson, si aggiudica il Nobel per la letteratura per “la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”
È inutile negarlo. Negli ultimi anni, al nome del vincitore del Nobel per la letteratura, aggrottiamo la fonte interrogativi e corriamo a cercare notizie in rete sull’autore/autrice. Anche quest’anno il Nobel per la letteratura va, per la sedicesima volta nella storia del premio, a una donna, la poetessa americana Louise Glück, vincitrice del Pulitzer nel 1993, a molti fino ad ora sconosciuta.
Iris selvatico di Louise Glück Giano Edizioni – 2003. Traduzione di Nicola Gardini.
Ebbene, leggendo (oggi per la prima volta) alcune delle sue poesie, che tradotte in italiano troviamo (al momento) solo grazie a Nicola Gardini per Giano Edizionicon il volume L’iris selvatico – 2003 e a Massimo Bacigalupo per Dante & Descartes Edizionicon la raccolta Averno – 2019, traspaiono nei suoi versi lo stile confessionale, che induce a paragonarla alle sue connazionali Emily Dickinson, Sylvia Plath e Anne Sexton, e la ricerca interiore di un continuo interrogarsi. Le immagini evocate e le figure descritte sono permeate da profondi significati filosofici e psicologici, soprattutto per la particolare attenzione alle figure mitologiche. A proposito del mito, Jung ha infatti affermato:
“Non si deve pensare che i miti siano stati creati solo per spiegare processi metereologici o astronomici; essi sono invece in primo luogo manifestazioni di moti inconsci, paragonabili ai sogni. Questi moti sono causati dalla regressione della libido nell’inconscio”
Averno di Louise Glück Dante & Descartes Edizioni – 2019. Traduzione di Massimo Bacigalupo.
Di seguito, un assaggio di alcuni versi della vincitrice del premio Nobel per la Letteratura 2020:“Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo
esiliati dal cielo, creasti
una replica, un luogo in un certo senso
diverso dal cielo, essendo
pensato per dare una lezione: altrimenti
uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza
senza alternativa… Solo che
non sapevamo quale fosse la lezione.”
(da Mattutino, L’iris selvatico)
“Il massimoè non averemente. Sentimenti:oh, quelli ne ho; migovernano. Houn signore in cieloche si chiama sole, e mi aproper lui, mostrandogliil fuoco del mio cuore, fuococome la sua presenza.Che altro può essere una simile gloriase non un cuore? Oh, sorelle e fratelli,eravate come me una volta, tanto tempo fa,prima di essere umani? Viconcedeste di aprirviuna volta per poi non aprirvimai più? Perché in veritàadesso io sto parlandocome voi. Io parloperché sono distrutta.”
(Il papavero rosso, L’iris selvatico)
“L’odore dell’erba alta, tagliata di fresco.
Quello che uno si aspetta da un poeta lirico.
Guardiamo il mondo una volta, da piccoli.
Il resto è memoria.”
(Nostos, L’iris selvatico)
Chi è Louise Glück
Nata a New York nel 1943, attualmente vive a Cambridge, Massachusetts. Docente alla prestigiosa Università di Yale, ha debuttato nel 1968 con la pubblicazione di Firstborn. Autrice di saggi poetici, ha pubblicato 12 raccolte di poesie. Fra le più note, si possono citate le opere Il Trionfo di Achille (1985) e Aarat, (1990). Nel 1993 Louise Glück vince il premio Pulitzerdella poesia grazie alla raccolta L’iris selvatico e nel 2014 riceve il National Book Award.
Leggi il pezzo sul Nobel per la letteratura 2019.
Autrice di romanzi storici, attualmente nelle librerie con l’appassionante “Una storia privata. La saga dei Morando”Edizione Piemme, Carla Maria Russo risponde alle domande di Mi libro in volo.
Benvenuta nello spazio dedicato alle interviste agli autori. È con immenso piacere che Mi libro in volo ospita una voce importante come la sua nel panorama della narrativa italiana che si distingue per la maestria nel ritrarre personaggi femminili storici. Come si legge nella sua biografia, ama trascorrere molto tempo presso le biblioteche, dove si isola per portare avanti ricerche storiche. Le chiedo subito, allora, cosa prova quando si ritrova circondata da volumi e da voci del passato?«La ricerca storica è sempre stata una delle mie grandi passioni. Non solo quella che si studia attraverso i testi di storiografia disponibili in commercio, quanto quella che si costruisce andando a cercare le “fonti primarie”, ovvero i testi originali, antichi. Una delle più forti emozioni che ho vissuto si è verificato quando, nella biblioteca nazionale di Firenze, ho avuto tra le mani un codice del XIII secolo e ho potuto sfogliarlo e leggerlo (impresa non così facile!). Da quei testi emergono storie meravigliose, spesso del tutto sconosciute, avvincenti, modernissime, che toccano i grandi temi della vita umana e che mi hanno suscitato la voglia di raccontarle.»La storia e i personaggi femminili, come sopra accennato, sono le peculiarità delle sue ricerche. Da dove nasce questo interesse e quale è stato il primo personaggio che l’ha conquistata, al punto da inserirlo in un suo libro?«Io sono molto attratta dalle storie che incontro, a prescindere dal fatto che i protagonisti siano uomini o donne. Mi attrae la loro vicenda umana, i temi che essa pone alla mia attenzione e la sua modernità. Tanto è vero che il primo personaggio cui mi sono dedicata è stato un uomo, Farinata degli Uberti, del quale, consultando gli scritti degli antichi cronachisti, ho scoperto una incredibile epopea personale che si fondeva con quella di un’intera città, Firenze, in un periodo drammatico della sua storia (la guerra civile tra guelfi e ghibellini) e che mi ha avvinto per la grande modernità dei temi che poneva, quelli della passione politica e della coerenza con le proprie idee, spinta fino a sacrificare tutto: la vita propria e quella dei figli, il patrimonio familiare, le memorie.» Ha esordito come autrice per la casa editrice Il Battello a Vapore con romanzi storici per ragazzi. Come è riuscita a conciliare il lavoro di documentazione storica all’aspetto narrativo nell’intento, se c’è stato, di invogliare all’amore per la materia, il giovane pubblico?«La documentazione storica è uno dei presupposti fondamentali per scrivere un buon romanzo. L’autore deve conoscere alla perfezione l’ambiente nel quale di muovono i suoi personaggi, perchè solo all’interno di un contesto molto realistico, credibile e fedele i personaggi possono muoversi a loro agio, essere a loro volta credibili, reali e psicologicamente approfonditi. La documentazione storica non deve mai essere usata in modo didascalico, per chiunque si scriva, ragazzi o adulti, ma sempre e solo strumentale: serve all’autore per ricreare lo scenario realistico e fedele nel quale i protagonisti si muovono.» L’autrice Carla Maria RussoProtagoniste dei successivi romanzi sono donne che hanno fatto la storia, chi in maniera più eclatante, chi meno. Partendo dalla prima, Costanza d’Altavilla de “La sposa normanna”, l’immagine che ne ritrae si distingue per le difficili prove affrontate, fra le quali quella della maternità, tema ricorrente in molti altri romanzi. Divise fra sentimenti e ragion di stato, molte delle sue eroine vivono l’aspetto materno nelle più svariate sfumature: dalla sofferenza alla rivalità, dalla rinuncia alla perdita. Con quale delle sue protagoniste ha condiviso emozioni che l’hanno riportata, in qualche modo, a un universo femminile vicino al suo?«Scegliere non mi è possibile perché tutte mi hanno regalato fortissime emozioni, consentendomi di affrontare, tramite la loro esperienza, temi molto cari al mio cuore: i nodi familiari, il rapporto con la maternità, il ruolo sociale delle donne, il potere esercitato nei loro confronti dagli uomini e dalle convenzioni sociali, la loro determinazione a lottare contro gli stereotipi più oppressivi, per affermare se stesse. Tutte le donne di cui mi sono occupata sono state, in forme e modi diversi, interpreti di queste tematiche e, in qualche modo, tutte hanno dovuto lottare, a volte vincendo, a volte soccombendo, per affermare se stesse, il proprio punto di vista, la propria personalità ed esigenze.»Non mancano nei suoi romanzi figure maschili che lasciano il segno, come il coraggioso Farinata degli Uberti, protagonista de Il cavaliere del giglio o il re di Francia Luigi VI de La sposa irreverente, fino ai più recenti Pietro Morando della saga omonima o Luigi de L’acquaiola. Sono tutti personaggi che si misurano con donne forti, dall’indole ribelle. Ne L’acquaiola, Luigi viene cresciuto dalla giovane Maria, che diventa per lui un solido punto di riferimento nei momenti di sconforto e di decisioni importanti. Luigi, e successivamente suo figlio Ermes, si affidano a Maria, simbolo di sapienza e resilienza. Come definirebbe il confronto fra il maschile e il femminile nelle sue storie?
«Vario, così come è vario nella realtà, ma tuttavia sempre fortemente condizionato dalle convenzioni sociali e dai suoi stereotipi. Per gli uomini, è sempre stato molto difficile abbandonare modelli di comportamento, ideologie e convincimenti perpetrati nei secoli, perché questi li hanno sempre enormemente favorito. Sono solo stati costretti, dalla forte determinazione delle donne, a cedere un poco del proprio potere assoluto. Ci sono voluti secoli per conquistare quello che abbiamo conquistato e siamo ancora indietro. Si pensi che il diritto al voto è stato ottenuto pochi decenni or sono. E non ci veniva concesso perché gli uomini non intendevano rinunciare al convincimento di una inferiorità intellettuale della donna, tramandato nella società per secoli e secoli, codificato dalle religioni e confermato dalla giurisprudenza.»
Una storia provata. La saga dei Morando è l’ultimo romanzo di Carla Maria Russo uscito nel 2019 per Edizioni Piemme.Gli ultimi romanzi pubblicati si differenziano dai precedenti per un’ambientazione storica sempre più vicina ai giorni nostri. Come mai questo salto?«Perchè io mi lascio attrarre dalla storia privata, non dal periodo storico. Quindi possono attrarmi storie ambientate in qualsiasi periodo.» In conclusione, ringraziandola per la disponibilità e gentilezza, vorrei chiederle di salutare i lettori di milibroinvolo con una frase pronunciata da una delle sue indimenticabili eroine che secondo lei può essere da monito all’amore per la cultura.
«Mah…ce ne sarebbero moltissime. Tutti i protagonisti delle mie storie danno un forte valore allo studio, specie se sono donne. Senza cultura, non esiste consapevolezza e dunque, non esiste neppure coscienza del proprio valore e dei propri bisogni.
In ogni caso, per non eludere la domanda, cito una breve frase di Aliénore (protagonista de La regina Irriverente) che considerava la cultura un pilastro della sua esistenza, a differenza di sua sorella Petronilla, che, facendo più fatica a studiare, tentava sempre di scansare l’impegno…E dunque, Petronilla riteneva che…
….avrebbe fatto molto meglio a trascorre il tempo giocando e divertendosi. Ma, poi, chi l’avrebbe sentita, Aliénore. L’avrebbe afferrata per un orecchio e ricondotta al tavolo di lavoro.
“Se le ore che dedichi allo studio non sono sufficienti per imparare, significa che ce ne voglio di piu”»
Very for you. Un amore impossibile di Gabriela Voinea è un breve romanzo autobiografico uscito nel 2019 per la casa editrice astigiana Letteratura Alternativa Edizioni, in cui si indaga la realtà virtuale di un amore sognato e vissuto con intensità, nella voglia di esplorare le proprie emozioni sconosciute.Autore: Gabriela VoineaGenere: NarrativaCasa editrice: Letteratura Alternativa EdizioniPagine: 86Prezzo: Euro 14,90ISBN: 978-88-94815-73-3
«Ho capito che in questa chat siamo sullo stesso treno, ma ognuno viaggia nella propria carrozza. E poi, una volta scesi, prendiamo strade diverse.»
Gabriela Voinea ci racconta una storia al femminile, vera, senza filtro e, soprattutto, senza rischio di incorrere nell’errore di una narrazione di genere. È piuttosto una storia di resilienza, di un destino messo già a dura prova, la storia di chi impara ad accettare quanto la vita ha da offrire, nel bene e nel male. E se proprio volessimo cogliere tratti tipicamente femminili in questa storia, allora di sicuro dovremmo soffermarci sullo spazio che la voce narrante si ritaglia, nel quale riversa emozioni personali in una dimensione prettamente intimistica, attraverso il genere autobiografico e una narrazione immediata, cronachistica, nonché sincera, e l’uso di dialoghi diretti e serrati.
«Mi chiamo Gabriela e sono nata in Romania. Le mie origini sono umili, perché sono stata cresciuta solo da mia mamma, dopo che mio padre ci ha lasciate quando non ero ancora nata. Non è stato semplice nemmeno per mia madre che, dopo essersi risposata e aver avuto un’altra figlia si è vista portare via il suo uomo, l’unico papà che ho mai conosciuto, in un terribile incendio dentro la nostra casa per una fuga di gas. (…) Sono genuina nelle mie reazioni e questa mia caratteristica mi fa emozionare e sorprendere anche per le cose apparentemente più insignificanti.»Very for you. Un amore impossibile edito da Letteratura Alternativa Edizioni è la cronaca di una storia d’amore ai tempi delle chat di incontri, che sviscera i toni e le modalità di questo innovativo spazio virtuale per instaurare nuove conoscenze. Un modo a volte divertente, altre audace per connettersi alla realtà dei cuori solitari, che spesso nascondono demoni interiori difficili da affrontare.
Gabriela, scappata dalla Romania a causa di un brutale legame coniugale, decide di affrontare la solitudine di un lavoro che non le lascia tregua affidandosi ai social e a una chat di incontri dove instaura una amicizia virtuale con un uomo. Lo sconosciuto, che ha come nickname “veryforyou” si rivela gentile e molto premuroso e in particolar modo attento verso le sue esigenze di donna lavoratrice, inducendola a non calpestare i suoi diritti. Poi, pian piano inizia a corteggiarla e la protagonista si lascia conquistare, aggrappandosi a questo nuovo legame che la fa sentire meno sola e apprezzata. Quando si incontreranno di persona, fra i due sboccerà una tenera complicità e una passione travolgente, destinata però a concludersi molto presto. È in quel momento che Gabriela prenderà consapevolezza, seppur duramente, che «l’amore non è solo ricerca di felicità e di passione ma diventa un bisogno che nasce dal profondo dell’anima.» Così insegue questo amore “impossibile” attraverso i sogni, i ricordi, le speranze, i suoni, i sapori, perché per lei: «Non importa quanto tempo sia passato, non importa quanta distanza ci separi, non importa la gente … non importa come sia andata a finire né come finirà.» Questo amore Gabriela lo custodisce dentro sé, come un bel dono della vita, che adesso le consente di affermare:
«Sono una donna nuova che finalmente sceglie se stessa, si perdona, impara dai propri sbagli e ricerca emozioni mai sperimentate.»
E sceglie di farlo nella vita reale.
L’autrice di questo gradevole libricino ci racconta come si torna a rinascere, a scoprire la luce dopo il buio e lo fa proprio mostrando la capacità trasformativa insita in coloro che dal fango riescono a cogliere i diamanti, indipendentemente dal fatto che si sia donna o uomo.
Chi è Gabriela Voinea?
Gabriela Voinea nasce a Busteni, in Romania, il 14 giugno del 1971.
Nata in Romani il 14 giugno del 1971, Gabriela Voinea è giunta in Italia nel 2010 e ha lavorato come operatore sociale ad Asti. La scrittura l’ha aiutata a scoprire la bellezza della lingua italiana e a evadere da una realtà spesso difficile da sopportare.
Nel 2017 ha frequentato a Milano un corso di scrittura tenuto da Giacomo Bruno e nel 2018 ha partecipato al laboratorio di scrittura creativa a cura dell’associazione Cre.Ar.Te. Very for you. Un un amore impossibile è il suo esordio nel mondo della narrativa per la casa editrice Letteratura Alternativa Edizioni.