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Questo mio corpo di Sara Durantini

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Questo mio corpo di Sara Durantini

«Dalle parole al corpo, la conoscenza legava in modo quasi indissolubile questi due mondi: quello delle lettere e quello della carne».

Quando una donna decide di raccontare, di denunciare, denudandosi davanti al pubblico con le sue verità rimaste a lungo nascoste, ve n’è sempre un’altra che confessa: «È successo anche a me».
La verità, una volta profanata, si apre e accoglie segreti che diventano testimonianza collettiva, perché ciò che appartiene a una donna appartiene, in fondo, a tutte.

Nella storia di ogni donna arriva un momento di frattura, una crepa che lascia entrare la luce e costringe a cercare una risposta, anche se dolorosa. Per anni la domanda può restare sospesa, offuscata, quasi sognata. Avvolta dalla nebbia, riemerge nei ricordi, si riaffaccia alla luce di un fatto di cronaca o nelle confidenze tra amiche.

Il corpo delle donne è un bozzolo: stretto in un’invisibilità non voluta che, quando viene squarciata, rivela tutta la sua fragilità. Fragile è il corpo, fragile è il pensiero che la donna ha di sé stessa: un pensiero ambiguo, di sentirsi invisibile anche davanti all’altro.
Ma perché la donna vive nascosta a sé stessa, intrappolata in secoli di storia, anche quando ormai i libri narrano figure che hanno saputo cambiare la Storia?

La risposta sta nella parola che, soprattutto se scritta, diventa — come affermava Marguerite Duras — «una traduzione dall’ignoto, un nuovo modo di comunicare, più che un linguaggio già formato».
Quella che oggi viene definita scrittura femminile, spesso relegata alla “scrittura rosa” o all’autofiction, in realtà custodisce molto di più. Spaventa, forse. Perché è una voce che vuole uscire dopo essere stata soffocata per secoli.

Eppure ci sono verità ancora violate. Quando una donna confessa e le viene imposto di tacere. Quando denuncia e non viene creduta. Quando prova a difendersi e viene ingiuriata, giudicata, accusata perfino in tribunale. La donna porta sempre addosso una colpa presunta: quella di aver tentato di muoversi libera nel mondo, come gli uomini fanno da sempre. Perché se un uomo è quasi sempre svincolato dalle accuse, una donna no. Una donna deve giustificare ogni sua scelta, fino al punto di diventare carnefice di sé stessa.

Forse la sua colpa è averci creduto, aver osato sentirsi libera, essere stata sé stessa. Finendo per convincersi che essere sé stessa sia un errore. Perché lo decide un sistema fondato sulla forza, dove forte è chi ha avuto sempre libertà di voce, scelta e autenticità, «…come se, attraverso di lei, quella primitiva supremazia del maschio, quel potere antico e mai del tutto sconfitto, continuasse a esercitare la sua pressione, soffocando ogni parte del suo essere».

È questa la denuncia di Sara Durantini nel suo ultimo libro, “Questo mio corpo”, pubblicato da Dalia Edizioni. Un testo che racconta, attraverso la memoria di una giovane donna cresciuta in una provincia rurale italiana, lo sbocciare di un corpo nei primi anni Duemila, in un Paese scosso dai grandi eventi mondiali.

L'evento della scrittura. Sull'autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux
L’evento della scrittura di Sara Durantini, 2021- 13Lab (Milano) è un testo a metà strada tra saggistica e narrativa.

Autrice di origini mantovane, Durantini da anni esplora il percorso delle donne verso la consapevolezza di sé, trasformando piccole storie in voci portatrici di verità sociali. Il suo amore per la scrittura femminile del Novecento e non solo, diventa studio, ma anche denuncia narrativa: testimonianze minoritarie che si fanno prese di posizione universali. E lo fa con una delicatezza disarmante.

Nei suoi libri, la voce nascosta diventa grido. Le parole chiuse nella gola di una bambina sensibile e spaventata trovano sulla carta un corpo, nelle cronache tra gli anni Ottanta e Duemila, in cui tutti possiamo riconoscerci. Può una bambina silenziosa fare tanto rumore con le parole? Sì, se ha saputo studiare, ascoltare, sentire il mondo vibrare insieme ai suoi pensieri e poi raccontarli in modo semplice ma potente. È questa la forza della cosiddetta “scrittura femminile”.

«Le parole non arrivano subito, si fanno attendere, e solo quando siamo pronti davvero a riconoscerle, ad accoglierle, persino a sopportarne il peso, trovano la strada».

Pampaluna di Sara Durantini - Dalia Edizioni, 2024.
Pampaluna di Sara Durantini – Dalia Edizioni, 2024.

Sono proprio le parole scritte dalle donne nei decenni a salvare l’adolescente timida che si sente inadeguata. Parole che denunciano verità a lungo taciute: dipendenza affettiva, umiliazione, sofferenza. Di fronte a queste denunce, non sempre la donna che vede trasformare il proprio corpo ne comprende subito il valore. Ma la vita prima o poi la mette alla prova, e allora quelle parole risuonano forti, incidendosi come cicatrici.

La scrittura femminile ha un peso: quello dei segreti. Diari, poesie, libri di ricette pubblicati anonimi ma scritti da donne. Appunti di rimedi medicinali, memorie, piccoli testi che rivelano un mondo interiore. Perché quando una donna scrive, racconta quel mondo taciuto che porta dentro, osservato da sempre con occhi attenti e discreti. A volte, poi, è il corpo stesso a raccontare: un corpo che impara a conoscere il mondo attraverso sé stesso.

Marguerite Duras ce lo ha insegnato con L’amante, Milena Milani con lo scandaloso La ragazza di nome Giulio, Goliarda Sapienza con la spregiudicata Modesta de L’arte della gioia. Il corpo decide chi amare e come amare. Eppure quel corpo è stato troppe volte maltrattato, sottovalutato, frainteso: un sorriso timido o gentile scambiato per altro.

«Essere vivi esclusivamente attraverso il corpo, lasciarsi andare al desiderio e alle volontà dell’altro, chiunque esso sia, perché ciò che conta davvero è quel segno, quel gesto che ci fa capire di essere usciti dall’invisibilità. Sentirsi desiderati, visti: solo questo ha importanza. Alla continua ricerca di quel preciso istante, quanto basta per alimentare l’illusione di poter colmare il vuoto che ci portiamo dentro».

Il corpo della donna è fragile perché non si conosce subito. Prima deve attraversare il dolore di scoprirsi: parole che non escono, cibo che non entra o entra troppo, sguardi che pesano, invasioni non volute. Poi arrivano la vergogna, la rabbia, la colpa. Perché il corpo parla dopo, solo dopo essere stato attraversato.

Tutto questo Sara Durantini lo racconta da una prospettiva insieme distante e vicina, attraverso la tecnica del distacco narrativo e sdoppiamento.

«La terza persona permette di trasformare il dolore in qualcosa di osservabile, come se fosse solo una storia, una finzione. Mi illudo, così facendo, di potermi sottrarre alla morsa di quelle emozioni, di potermi barricare dietro un’identità altra e lasciarla sanguinare al mio posto».

Annie Ernaux. Ritratto di una vita di Sara Durantini - Dei Merangoli Editrice, 2022
“Annie Ernaux. Ritratto di una vita” di Sara Durantini, Dei Merangoli Editrice -2022.

Proprio come nei libri di Annie Ernaux, di cui Durantini è appassionata conoscitrice, alla quale ha dedicato, poche settimane dopo la proclamazione del Premio Nobel nel 2022, la prima biografia italiana dal titolo “Annie Ernaux. Ritratto di una vita” Dei Merangoli Editrice, quello che leggiamo non è mai un racconto privato in senso intimo, ma una scrittura “oggettivante”.

La vergogna, sia in Ernaux che in Durantini, non è solo un sentimento personale, ma diventa la chiave per rielaborare ricordi, ambienti, sguardi, silenzi, un vero e proprio filtro con cui guardare l’adolescenza, la  famiglia e la società, infine anche quell’impulso sessuale e corporeo: il sentirsi sbagliata, inadeguata, osservata, giudicata. Sara Durantini ce lo racconta con uno stile personale. Pur adottando la tecnica del distacco, scrive con una voce che arriva dritta al cuore: le sue parole avvolgono il lettore come un’ondata di calore, creando un’immediata empatia che trascende la distanza stilistica.

L’autrice di “Questo mio corpo” si discosta dai fatti quando il suo Io diventa “la ragazza con il trench color cammello”, ma resta presente a sé stessa, perché quella ragazza è parte di ciò che l’ha resa ciò che è oggi: «Sono io, ma è come se non lo fossi più. (…) Ho taciuto i suoi silenzi. Eppure, sono proprio i suoi silenzi che conosco perfettamente» e ancora: «Se voglio proseguire con questa storia, se voglio raccontare utilizzando le parole che ho appreso, devo frapporre una distanza tra la ragazza nella fotografia e la donna che sta scrivendo».

Raccontare le parti che compongono una donna significa scendere negli Inferi: un viaggio comune a tutti gli esseri umani, ma che nella scrittura femminile diventa singolare, perché quasi sempre solitario. Non sempre c’è un Virgilio che guida. Chi scrive rivive sé stessa, passo dopo passo, silenzio dopo silenzio, coraggio dopo coraggio, seguendo l’eco delle donne che hanno viaggiato prima di lei. E fuori dal buio, grazie alla scrittura, la ragazza dal trench color cammello-Durantini, ha saputo ritrovare sempre sé stessa.

«Forse, la sfida più grande è proprio questa: imparare a esistere senza bisogno di conferme, imparare a riconoscersi senza dipendere dallo sguardo altrui. Essere per sé stessi.»

Scheda del libro

Questo mio corpo di Sara Durantini, Dalia Edizioni - 2025.

Autore: Sara Durantini

Genere: Narrativa

Casa editrice: Dalia Edizioni

Pagine: 136

Prezzo: Euro 14,00

ISBN: 978-8899207762

 

Chi è Sara Durantini:

Sara Durantini

Sara Durantini, nata a San Martino dall’Argine (MN) nel 1984, è laureata in Lettere moderne e da giovanissima inizia a dedicarsi alla scrittura. Infatti vince l’edizione 2005-2006 per la sezione inediti del Premio Tondelli con il racconto L’odore del fieno e nel 2007 pubblica Nel nome del padre (Fernandel Editore). Partecipa alle antologie collettive di varie case editrici. Nel 2021 pubblica L’evento della scrittura. Sull’autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux (13lab editore). Nel 2023 esce per Dalia Edizioni l’antologia da lei curata dal titolo “La terra inesplorata delle donne”. Segue, sempre per Dalia Edizioni, il racconto lungo “Pampaluna” . Nel 2025 ha partecipato all’antologia curata da Cinzia Proietti dal titolo “Anche se non sto gridando” edita da Dalia Edizioni. Da oltre dieci anni scrive articoli per riviste letterarie online e cartacee.

 

La recensione di Milibroinvolo di Pampaluna.

La recensione di Milibroinvolo di Annie Ernaux. Ritratto di una vita.

L’intervista a Sara Durantini di Milibroinvolo.