Via col vento, capolavoro letterario o romanzo la cui fortuna è stata decretata da una versione cinematografica colossale? Vi propongo alcune riflessioni alla luce della recentissima e rinnovata traduzione al romanzo della casa editrice Neri Pozza.

Alzi la mano chi, al titolo “Via col vento”, non pensa subito alla famosissima pellicola cinematografica, colossal del regista Victor Fleming del 1939 che si aggiudicò ben 8 premi Oscar, tra cui uno alla prima attrice di colore, Hattie McDaniel, interprete dell’indimenticabile bambinaia Mamy. Se ad alcuni la notizia del film in tv fa storcere il naso o provoca noia, alla sottoscritta la cosa non può che far piacere. Ebbene sì, lo ammetto, quello che molti potrebbero definire “un polpettone americano” mi ipnotizza davanti allo schermo ogni volta. Sarà per la maestosa ricostruzione dell’ambientazione storica, per i costumi sontuosi, per la memorabile interpretazione di attori dal calibro di Clark Gable (superbo nel ruolo del capitano Rhett Butler) e dello sguardo ammaliante di Vivien Leigh nelle vesti della spudorata ereditiera dagli occhi verdi Rossella O’Hara, ma a me il film piace tanto, ma proprio tanto, al punto da non poter negare che non si può pensare al romanzo senza pensare alla trasposizione cinematografica, così come dimostrano le scelte delle foto di copertina nelle varie ristampe del romanzo. È accaduto anche per la casa editrice Neri Pozza, che recentemente ha pubblicato la versione integrale del romanzo e che per la copertina ha scelto un primo piano in bianco e nero dell’altera Leigh-Rossella, spalleggiata da un’enorme ombra che ne accentua la presenza scenica nella pellicola cinematografica e l’iconicità del famigerato personaggio letterario.

Edizione Mondadori di Via col vento di Margareth Mitchell che ritrae la locandina del film colossal del 1939, vincitore di 8 premi Oscar.

Ci tengo subito ad ammonire coloro che non hanno ancora letto il romanzo, ma si sono limitati fino a oggi a guardare la versione cinematografica, di dimenticare il dramma sentimentale e i dialoghi spesso melensi che tanto hanno avuto presa sul pubblico di ogni età. Via col vento di Margareth Mitchell è un romanzo storico, dalla prosa prolissa, le presentazioni dei personaggi sono dirette, lo stile è asciutto, privo di orpelli al pari della scrittura che si svilupperà decenni più tardi nei più grandi capolavori della letteratura americana. Gli unici passaggi in cui l’autrice si lascia volutamente andare a riflessioni dal tratto più romantico sono i soliloqui di Ashley, il sognatore nostalgico di un’epopea romantica e fulgida di nobili valori ormai passata, adombrata da distruzione e profonde amarezze che la guerra lascia dietro di sé, in cui sta l’intento dell’autrice, come da lei stessa dichiarato all’epoca. Quando l’infatuata Rossella rinnova ancora una volta il suo amore ad Ashley questi, disincantato dalla frattura inferta dalla guerra civile al sud, confesserà: “Mi turba la perdita della bellezza della vita che amavo. La vita, prima della guerra, era bella. C’era in essa uno splendore, una perfezione, una simmetria come quella dell’arte greca. Forse non era così per tutti. (…) Ora so che quelle di allora erano ombre su un schermo. Evitavo tutto ciò che era delicato; persone e situazioni che erano troppo reali e definite. (…) Da quando ero nato mi ero tenuto a distanza dalla comunità, scegliendo con cura i miei pochi amici. Ma la guerra m’insegnò che quello era un mondo creato da me e abitato da ombre di sogno. M’insegnò che cosa sono veramente le persone, ma non mi insegnò come vivere con esse. E temo che non l’imparerò mai.”

L’autrice statunitense di Via col vento Margareth Mitchell con una copia del libro, l’unico romanzo che scrisse nella sua breve vita. Morì ad Atlanta nell’agosto del 1949 all’età di 49 anni, in seguito a un investimento d’auto.

Ashley si fa dunque portavoce dell’impossibilità di un ritorno al decantato passato virtuoso del sud, l’America si sa è il Paese in cui ogni sogno è possibile, in cui il materialismo soppianta la speculazione, quindi dopo la guerra di secessione mostrava il vero volto del sud, violento e spregiudicato, una volta caduto il sipario. Con la guerra civile, l’epopea del sud collassò ed esso fu travolto dalla rapida ondata di dinamismo ed espansione. Anticipando la visione dell’autore William Faulkner, attraverso l’irreprensibile Rossella, Margareth Mitchell smaschera quindi la sorte che toccò al sud durante la Restaurazione: il progresso è nel nuovo, tornare indietro non si può, sono nuove le radici che si diramano nella terra di Tara, nuove le mani che piantano i semi e nuove le idee che ne nasceranno.

La celebre casa di Tara ad Atlanta in cui furono girate le scene del film Via col vento di Victor Fleming. Credit foto Blogcultura.

Via col vento e con … i suoi numeri

È il 1936 quando negli Stati Uniti viene dato alle stampe Via col vento, l’unico romanzo della scrittrice e giornalista Margareth Mitchell. Il successo è immediato: supera subito il milione di copie vendute, nel 1937 si aggiudica il Premio Pulitzer e viene tradotto in oltre 30 lingue. Sottoposto all’autarchia linguistica fascista, in Italia il romanzo viene tradotto e pubblicato per la prima volta nel 1937 da Arnoldo Mondadori Editore che ne detiene le ristampe, con una traduzione datata, fino al 1919. Il 30 gennaio del 2020 la casa editrice Neri Pozza ha pubblicato il romanzo nella versione integrale per la collana I narratori delle Tavole con la traduzione rinnovata di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, mentre l’introduzione è affidata alla critica cinematografica Mariarosa Mancuso. L’intento, come hanno dichiarato sia le traduttrici che la Mancuso, è quello di proporre ai numerosi lettori una lettura più sfaccettata del romanzo, senza omettere parti che per questioni di budget e mancanza di strumenti digitali come quelli odierni, nel 1937 non furono tradotte o vennero trascurate.

Vivien Leigh ritratta nella copertina di una edizione di Via col vento del passato Mondadori.

La principale novità riguarda l’introduzione di una terminologia più attuale, soprattutto in merito alla questione “razziale”. Nella versione del 1937 è molto frequente il termine “negro”, all’epoca equivalente all’aggettivo “nero”, oggi le traduttrici hanno optato per ridurne l’utilizzo solo a contesti più specifici e preferendo il più accreditato “nero”, oltre a correggere la dizione sgrammatica al limite dell’offensivo utilizzata per i loro dialoghi, come l’uso frequente del tempo infinito nei verbi. Per rendere l’idea, propongo un paio di passaggi tratti dalla versione Mondadori:

“Per fortuna, miss Rossella, io non abitare a Shantyown. Essere qui solo di passaggio. Per niente al mondo io vivere in questo posto. Non avere mai visto simile gentaglia negra. E non sapere che tu essere a ‘Tlanta. E volere andare a Tara appena possibile.” O ancora: “Sì badrona (nella nuova traduzione Neri Pozza sostituito con un Sissignora). Questo essere vero. E io dire a te che non fare bene ad andare in giro sola. Tu non sapere che canaglie essere negri in questi tempi (…)”. In queste frasi, in particolar modo, emerge il punto di vista sudista in merito alla questione dei neri. Definiti schiavisti e incivili, i sudisti erano considerati spregevoli e irrispettosi. Il vecchio Sam, quando rivede Rossella e le racconta di essere stato portato al nord, spiega di essersi stupito di essere stato trattato come “uno di loro” riferito ai nordisti, che pure lo temono, ma soprattutto risponde alle loro accuse di percosse da parte dei suoi padroni: “E tutti chiedere come essere cani sanguinari e domandare particolari di battiture che io avere ricevute. E io, miss Rossella, non essere mai stato battuto (…)”

Vivien Leigh in una scena del film Via col vento con Hattie McDaniel interprete della memorabile Mamy, la prima attrice di colore ad aggiudicarsi l’Oscar.

I personaggi di Via col vento

Tutti i protagonisti di Via col vento sono diventati nell’immaginario collettivo archetipi di passioni, per lo più intense, di audacia, coraggio e determinazione. Prima fra tutte Rossella, che oggi nella rinnovata versione di Neri Pozza è chiamata con il suo nome originale, Scarlett, come accade per tutti i personaggi, italianizzati nella precedente traduzione.

Sin dalla sua apparizione, nella prima pagina del libro, a colpire è lo sguardo, vispo, attento e spregiudicato. Di lei l’autrice dice nell’incipit:

“Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino. Nel suo volto si fondevano in modo troppo evidente i lineamenti delicati della madre – un’aristocratica della Costa, oriunda francese – con quelli rudi del padre, un florido irlandese. Ma era un viso che, col suo mento aguzzo e le mascelle quadrate, non passava inosservato. Gli occhi verde chiaro, senza sfumature nocciola, ombreggiati da ciglia nere e folte, avevano gli angoli volti leggermente all’insù. Le sopracciglia nere e folte piegavano anch’esse verso l’alto, tracciando una strana linea obliqua sulla sua candida pelle di magnolia – quella pelle così apprezzata dalle donne del Mezzogiorno, che la riparano con infinita cura dai raggi ardenti del sole della Georgia mediante cuffie, veli e mezzi guanti.”

Un primo piano dello sguardo calcolatore e determinato dell’attrice Vivien Leigh nei panni dell’ereditiera Rossella O’Hara.

Giovane adolescente capricciosa, viziata e circondata da uno stuolo di spasimanti, Rossella non ha occhi che per Ashley Wilkes, suo amico sin dalla tenera età, che per lei rappresenta rettitudine e nobiltà d’animo, caratteristiche che, come tutti ben sappiamo, non le appartengono. In realtà, il binomio Ashley-Rossella rappresenta proprio l’antitesi di ideali sociali che la guerra civile (1861-1865), la più sanguinosa realtà bellica che ha scosso l’America, mietendo oltre le 60.000 vittime, metterà in discussione.

“Ashley era nato da una razza di uomini che passavano le loro ore libere a riflettere, non ad agire, a intessere sogni brillantemente colorati che non avevano in sé un barlume di vero. Egli viveva in un mondo interiore molto più bello della Georgia, e tornava malvolentieri alla realtà. Guardava le persone senza provare per loro né simpatia né antipatia. Accettava l’universo e il suo posto in esso per ciò che era e, crollando le spalle, tornava alla sua musica, ai suoi libri, al suo mondo migliore.”

Il personaggio Ashley Wilkes fu interpretato nella pellicola cinematografica dall’attore Leslie Howard.
Ashley è l’individuo introverso che si estranea dalla realtà, affidandosi all’effetto rassicurante della cultura. Egli vive nel mito di un passato aureo, ormai superato, o forse mai esistito, in una nazione in cui si affermano individui tenaci e spregiudicati. Ne è un esempio il robusto Geraldo O’Hara dalle gambe corte e il viso malizioso, padre di Rossella, che dall’Irlanda si è trasferito in America per fare la sua fortuna e ci è riuscito contando unicamente sulle sue forze, colui che “non si è mai tormentato il cervello con problemi più astratti della quantità di carte che bisogna chiedere in una mano di poker.” Sua moglie Elena, figlia di una aristocratica famiglia francese vissuta ad Haiti dal 179 “a causa della Rivoluzione”, incarna quell’ideale di raffinatezza e cerimoniosità e a un’etica basata su generosità e altruismo. La sua “era una voce che non si alzava mai per dare ordini a uno schiavo o per muovere rimprovero a un bambino; ma tutti le obbedivano istintivamente a Tara, dove le grida e gli urli di suo marito erano pacificamente tenuti in nessun conto.” Per sua figlia Rossella, la donna è sempre stata “una colonna di forza, una fonte di saggezza, la sola persona che aveva la risposta pronta per tutti.” E sono proprio queste caratteristiche che fanno da monito all’animo in subbuglio di Rossella, che si ritrova in bilico fra vecchio e nuovo. La figura materna incombe spesso su di lei come un’ombra severa. La ragazza la vedrà sempre come una donna buona, dall’animo gentile, la moglie devota che ammonisce tutti in casa a non disturbare il marito, dispensatrice di saggi consigli e delle buone maniere. Elena è per sua figlia l’esempio da seguire, l’ideale che lei non potrà mai rappresentare, per quel fuoco di affermazione che sente ardere dentro di lei.
Rossella ambisce alla conquista impossibile di Ashley, Rossella deve farsi coraggio nel fronteggiare le malelingue della società nei confronti della sua giovane vedovanza, Rossella deve misurarsi con le sue paure di fanciulla inesperta quando si ritrova ad attraversare Atlanta in fiamme con una puerpera e il suo neonato, Rossella deve reinventarsi quando torna nella sua devastata, amata Tara, farsi spazio in un mondo di uomini rudi e affaristi.
L’attrice Olivia de Havilland, nei panni della dolce e pacata Melania Hamilton.

A irritarla sono proprio le reazioni pacate e l’indole dolce e buona della sua rivale in amore Melania, le stesse che lei ha sempre ammirato in sua madre, quella figura irraggiungibile che richiama alla memoria quando è costretta a scelte impulsive e ad assumere atteggiamenti sconvenienti per l’epoca, nei momenti in cui prova forti rimorsi, dove spesso c’è la burbera Mamy che con i suoi moniti moralisti la pungola, irritandola. Cosa lega, allora, con un filo invisibile, madre e figlia? Nel romanzo si fa riferimento all’amore giovanile della Signora O’Hara per un suo giovane cugino dagli occhi scuri e ardenti, Filippo Robillard, al cui ricordo la donna rimarrà sempre legata, al punto che prima di spirare ne mormorerà il nome. Anche Rossella trascorrerà la sua vita a idealizzare l’impossibile legame con Ashley, ma non terrà segreta questa sua ossessione, fino a compromettere la sua relazione con Rhett, l’unico uomo in grado di amarla veramente.

Rhett Butler rappresenta l’alter-ego al femminile di Rossella, ma un passo avanti alla stessa. È forse l’ideale di un nuovo maschile che l’autrice auspicava.

Uomo affermato, spesso burbero e sarcastico, è sicuro di sé e si tiene alla larga dai coinvolgimenti socio-politici (Ashley infatti, parlando con Rossella farà riferimento a lui come colui che ha capito prima di tutti che non partecipare alla guerra era un bene), nobile d’animo, seppur dietro la maschera di uomo cinico e, soprattutto, padre attento e premuroso. È l’unico a comprendere che la ritrosia di Ashley nei confronti di sua moglie è sempre stata una forte attrazione fisica e non lealtà coniugale, mentre lui ama Rossella proprio per la sua indole ribelle, focosa e determinata. Rhett Butler è l’uomo nuovo nella sua capacità di comprendere la donna nuova che si rivela nel nuovo secolo (non dimentichiamo che la madre della Mitchell era una suffragetta e lei stessa partecipava attivamente alle riunioni dell’epoca), l’uomo in grado di accettare e apprezzare le qualità femminili di emancipazione.

Indimenticabile l’interpretazione di Clark Gable dell’amato personaggio Rhett Butler.

“Vi amo, Rossella, perché ci somigliamo tanto; rinnegati, tutti e due, e profondamente egoisti. A nessuno di noi due importa che il mondo vada in rovina, purché noi ci salviamo.”

Il personaggio femminile che ammira e comprende fino in fondo il capitano Butler è la dolce e riflessiva Melania Hamilton che però, ricordiamolo, difende Rossella dall’attacco di uno yankee impugnando una sciabola senza alcuna remore. Via col vento è di fatto anche la storia di una ambigua amicizia, quella fra Rossella e Melania, quest’ultima descritta come una donna intelligente e onesta, incapace di vedere nella sua amica briciole di malignità e tradimento, e persino quando sua cognata Lydia Wilkes diffonderà il pettegolezzo di avance di Rossella nei confronti di Ashley, reagirà con la solita purezza d’animo verso la sua presunta rivale in amore. Melania ha compreso bene chi è Rossella: una donna impavida che deve fare i conti con la vecchia morale e che per superarla deve necessariamente fare scandalo. E Rossella, invece, cosa pensa di quest’anima buona di spirito e così devota nei suoi confronti? La sua è una reazione antitetica, perché se da una parte disprezza l’altruismo, la pacatezza e la comprensione che Melania dimostra verso tutti, dall’altra sente che in fondo quella che lei ostenta come forza attraverso sfacciataggine, ostinazione e cinismo, in realtà non le appartiene del tutto, ma è un tratto caratteriale di Melania, che invece appare fragile nel suo fisico cagionevole.

Olivia de Havilland oggi ha 102 anni ed è l’unica superstite del cast della versione cinematografica del romanzo Via col vento.

Laddove Rossella si incendia e mostra espressioni arcigne, Melania placa gli sguardi e sorride bonariamente. Si potrebbe affermare che esse siano l’una l’antitesi dell’altra, la donna del ventesimo secolo che deve scalpitare per affermarsi e la donna che fa della sua soddisfazione interiore la vera felicità.

Melania ammira dunque Rossella, alla quale chiederà di occuparsi del figlio Beau in punto di morte, così come non giudica la prostituta Bella Watling, personaggio marginale ma che appare ogni volta come una gran dama a discapito dei suoi “malcostumi”. Sarà proprio Melania ad accettare i soldi di Bella per la beneficenza militare, che in molti non vogliono prendere perché considerati “sporchi” e la sua benevolenza sarà ricompensata quando Bella deciderà di scagionare Ashley dall’accusa di militanza nel Ku Klux Kan.

Rossella. L’anti-eroina della letteratura contemporanea

Se da una parte il personaggio di Rossella subisce una maturazione, da adolescente viziata e prepotente a donna imprenditrice che deve assicurarsi la sussistenza della tenuta e della famiglia, dall’altra emerge il lato cinico di una donna che deve imporsi e saper infischiarsene delle malelingue e, soprattutto, determinata a non scendere a compromessi con se stessa. A differenza del film, nel romanzo Rossella diventa madre per ben tre volte, da ciascun marito. Dal suo matrimonio con Carlo Hamilton, fratello di Melania sposato con impeto per indispettire Ashley, nascerà Wade, bambino dall’indole insicura, dal matrimonio con il proprietario della segheria che la donna trasformerà in una fiorente impresa, Franco Kennedy, “rubato” alla sorella Susèle per motivi economici, darà alla luce la vanitosa Elle, e infine da Rhett Butler, che mostrerà sempre sincero affetto verso i primi due figli di Rossella, avrà la sfortunata Diletta. In veste di madre, Rossella si rivela anaffettiva, sempre affaccendata ora a difendere il suo amore per Ashley, ora a risollevare le sorti di Tara, restando fedele al monito paterno secondo cui la terra:

“è la sola cosa al mondo che rimane (…) la sola cosa per cui vale la pena di lavorare, di lottare … di morire!”.

La sensuale eroina Rossella O’Hara fra le braccia del sarcastico e innamorato capitano Rhett Butler.

L’indipendenza costa per una donna e Rossella segue l’impervia strada verso l’emancipazione femminile, al punto che, per riuscire a imporre l’amore per se stessa, non può far altro che idealizzare l’amore, un sentimento che non è ancora in grado di definire dentro se stessa, con l’ideale coniugale materno di fine ‘800 e la figura nuova che le circostanze della vita dopo la guerra hanno fatto di lei. “Devi essere più dolce cara, più remissiva” diceva Elena. “Non devi interrompere gli uomini che ti parlano, anche se credi di saperne più di loro sull’argomento. Gli uomini non amano le ragazze troppo perspicaci.” Amerà di un amore fatuo e irraggiungibile Ashley, senza accorgersi che l’uomo che le vive accanto, Rhett, la conosce e la accetta per quella che è. Affranta per l’abbandono cui spinge Rhett, Rossella non si lascerà infine piegare, perché in fondo lei è la donna ostinata pronta a calcolare tutto, anche a riprendersi l’esausto Rhett, dato che “Non era mai esistito un uomo che ella non potesse avere, se lo voleva”, fino a pronunciare le celebri parole:

“ Penserò a tutto questo domani (…) Sarò più forte, allora. Domani penserò al modo di riconquistarlo. Dopo tutto, domani è un altro giorno.”

 

 

 

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