«L’amore, quando nasce forte, ha fretta di diventare eterno. Non considera di essere fatto di carne madida. Quei due presero a vivere il loro desiderio impreparati a qualunque limite, badavano sempre meno alle regole, agli altri, all’obbligo della compunzione. Gli interessava solo la vertigine. E si sa, ignorare il resto del mondo dà noia al mondo, così incapace di sopportare una dose troppo abbondante di felicità».
“L’amore è un fiume” di Carla Madeira, edito da Fazi nel 2024 con la traduzione di Daniele Petruccioli, non solo narra l’acqua, si comporta da acqua. È arrivato lontano perché ha viaggiato come viaggia un fiume: per contatto, per prossimità, da bocca a bocca.
“L’amore è un fiume”, un romanzo che già dal titolo trascina. Trascina in un movimento di sentimenti, tra l’amore, l’odio e il dolore, che mi ha condotta per tutto il tempo a pensare a un altro libro. Questo libro è “Psicanalisi delle acque” di Gaston Bachelard, in cui l’acqua rappresenta materia dell’immaginazione che modella sogni, miti e letteratura. Secondo l’autore, ogni tipo d’acqua porta un tono affettivo: la sorgente promette nascita, il fiume è divenire, il lago immobilità. L’acqua, dunque, purifica, viaggia, ristagna, atterrisce, annienta, attrae, annulla nel suo flusso continuo di trasformazione. E cos’altro è l’amore se non un mulinello, spesso impazzito, che ondeggia tra avvicinamento e allontanamento, felicità e dolore, paura e coraggio.

C’è un altro binomio che Bachelard analizza, quello tra puro e impuro, che egli chiama l’etica delle acque dolci. Per il filosofo, l’acqua dolce è l’eroina della dolcezza e della purificazione, ma può farsi torbida. Madeira lavora esattamente su questa ambivalenza: i liquidi che attraversano il libro (sudore, lacrime, sangue, saliva, sperma) sono il lessico materiale dell’amore – ciò che unisce e sporca, cura e ferisce. La trama interroga: cosa significa “purificarsi” dopo la colpa? Esiste un vero perdono? E se esiste, di cosa è fatto? Di una idea astratta o di gesti concreti?
Carla Medeira mette in scena questo movimento con audacia e sapienza, elaborando un immaginario acquatico che racchiude poesia e prosa, corpo femminile e desiderio, patriarcato e libertà, mito individuale e mito sociale.
Tra un alternarsi di passato e presente, il romanzo racconta la storia di Venâncio e Dalva, due giovani innamorati travolti da un amore totalizzante, segnati presto da una tragedia “annunciata” che incrinerà il loro legame, portando Venâncio, roso dal dolore, tra le spire magnetiche della provocatrice Lucy, prostituta per scelta, “puttana fatta e finita”.
Tre sono i personaggi principali della storia che Madeira ci racconta, ciascuno potremmo paragonarlo a un modo diverso di stare nell’acqua: Dalva è la riva ferita che cerca un nuovo corso, di rinascita; Venâncio è l’uomo che ha oltrepassato la diga della gelosia, posto dinanzi alla presa di responsabilità dopo un atto irreparabile; poi c’è Lucy, il vortice: rifiutata, fa del desiderio un’ossessione e trascina tutti nella risacca.
Dalva fluisce e ristagna nell’amore e nel dolore.
«Le lacrime non scendevano. Aveva sete delle proprie lacrime, voleva piangere tutto il suo sangue. Voleva diventare una pozzanghera. Ma era disseccata dal terrore.»
Venâncio naufraga e vacilla nelle sue ferite interiori.
«Certe ferite si curano, si lavano, si disinfettano, al limite ci si mettono i punti. Poi la ferita fa la crosta, la crosta cade e con il tempo sparisce pure la cicatrice. Ma esistono ferite per cui non c’è proprio soluzione. Vuoi perché ti devastano tutto il corpo, vuoi perché feriscono l’anima in modo troppo irreversibile. Una ferita del genere non devasta soltanto chi le prende, ma anche chi le dà. Peggio, uccide l’amore. Non decidiamo noi di essere gelosi, è la gelosia a montarci dentro come un vapore che sale in superficie, ma non possiamo permetterle di comandarci, di darci ordini, di accecarci su cosa è giusto e cosa no.»
Lucy lotta tra potere e vulnerabilità, facendo del suo corpo un potente strumento di sottomissione virile.
«Lucy la volevano tutti, si mettevano in fila, si prendevano a pugni, pagavano a peso d’oro, qualsiasi cosa pur di strusciarsi su di lei.»

Accanto ai tre protagonisti, ruotano le storie di altri personaggi che lasciano il segno: Aurora, la matriarca rispettabile “dal nome albeggiante”, che riconosce i segni delle crepe che rischiano di rompere l’equilibrio familiare, la quale sentenzia che l’amore “se non è felice, non è amore”; Francisca, capace di un amore oblativo senza riserve, che porta in salvo le anime alla deriva, Josè, padre incapace di amare da vicino, e Antonio, padre che ha fatto pace con la sua parte femminile-acquatica.
Il tempo in “L’amore è un fiume”:
E proprio come un fiume, nel romanzo di Madeira anche il tempo scorre con una sua logica liquida: erode l’anima dei personaggi, fa sedimentare i sentimenti arginando la loro forza vitale, come in un alveo. Le scene scivolano l’una nell’altra: i capitoli non riportano date ma vengono delineati dai sentimenti assimilabili a stati dell’acqua – innamoramento (sorgente), ossessione (corrente impetuosa), colpa (acqua torbida), perdono (nuovo alveo).
Un altro elemento originale è la mancanza di coordinate temporali: si individua solo un Brasile circoscritto da una comunità popolare. Le vicende vengono così universalizzate, diventando mito. Non c’è, dunque, tempo storico in questo romanzo, piuttosto diventa tempo morale, che si configura nei cambi di coscienza dei personaggi, in questo Bachelard ci aiuta: l’acqua non solo figura i sentimenti, dà forma al tempo interiore del racconto (flusso, stagnazione, riflusso).
Il meraviglioso in “L’amore è un fiume”:
Pur non presentando elementi soprannaturali, per certi versi il romanzo di Madeira può essere accostato al filone del realismo magico, perché al magico si sostituisce l’acquatico, come già indicato. É l’acqua a organizzare il tempo e a farsi linguaggio dei corpi (lacrime, sudore, sperma, sangue); è l’acqua, dunque, il simbolo che diventa così concreto da sembrare meraviglioso, niente prodigi ma molto meraviglioso emotivo, ed è proprio questa scelta che rende “L’amore è un fiume” un romanzo così potente.
L’autrice sceglie di usare l’acqua per pensare l’amore e per chiedere ai suoi protagonisti, e a noi lettori, quale corso scegliere dopo la piena.
Scheda del libro:

Autore: Carla Madeira
Genere: Narrativa
Casa editrice: Fazi Editore
Pagine: 180
Prezzo: Euro 18,50
ISBN: 9791259675729
Chi è Carla Madeira:
Nata a Belo Horizonte nel 1964, ha abbandonato gli studi di Matematica e si è laureata in Giornalismo e pubblicità. È stata professoressa di Scrittura pubblicitaria presso l’Università Federale di Minas Gerais ed è socia e direttrice creativa dell’agenzia di comunicazione Lápis Raro. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’amore è un fiume: uscito inizialmente in una tiratura molto bassa, grazie a un passaparola davvero inarrestabile è diventato un caso editoriale da 450.000 copie, rendendola l’autrice più venduta del Brasile. Preludio, il suo nuovo romanzo, è a sua volta un grande successo: bestseller da 170.000 copie, verrà presto adattato da HBO Max in una serie tv.