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Le ottanta domande di Atena Ferraris di Alice Basso

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Le ottanta domande di Atena Ferraris di Alice Basso

Alice Basso è tornata in libreria con Le ottanta domande di Atena Ferraris, Garzanti Editore, in cui racconta la neurodivergenza oltre gli stereotipi, tra ironia, indagine e ricerca di sé.

 

Nel secondo capitolo della nuova serie firmata dalla brillante e ironica penna di Alice Basso, Le ottanta domande di Atena Ferraris, edito da Garzanti, ritroviamo la protagonista alle prese con un dubbio tanto personale quanto universale: fare o non fare il test diagnostico per le neurodivergenze? Atena ama i quiz, i rebus, gli indovinelli; ama trovare connessioni e soluzioni. Ma questa volta il rompicapo riguarda sé stessa, il tentativo di comprendere il proprio modo di funzionare. Ed è proprio qui che il romanzo trova il suo nucleo più interessante: esiste davvero la possibilità di definire il funzionamento di un individuo? 

«Neurodivergente. Contiene la parola divergere, che di solito non è una bella cosa, perché indica che il mondo va da una parte e tu da un’altra. Ma la verità è che, dal momento in cui Gemma mi ha ventilato l’ipotesi che ci fosse un nome per tutte le mie complicazioni, mi è sembrato fantastico, travolgente, già solo che esistesse un nome. (…) Per essere più precisi – e poi la smetto, ché a nessuno fa piacere aspettarsi una storia e beccarsi un trattato, scusate, lo so – secondo Gemma io potrei essere una cosa che si chiama AuDHD, cioè autistica di livello uno con comorbidità di ADHD. In soldoni significa che sono per metà rigorosa e abitudinaria come un gatto siamese, per metà passionale e tendente alla distrazione come un golden retriever. Sembra assurdo che le due cose possano coesistere, vero? E invece. E infatti è difficile. La mia vita è un casino. Ma se scopro cosa sono e come si fa a essere me, lo sarà un po’ meno.»

Alice Basso, fin dalle prime pagine, mette il lettore davanti a una tentazione immediata: etichettare Atena, personalità brillante, geniale, fuori dal comune. Eppure il testo invita subito a compiere un passo indietro, a sospendere il giudizio e a restare nello spazio più complesso — e più umano — delle domande, più che delle risposte. Atena non vuole essere ridotta a un’etichetta, nemmeno a quella apparentemente positiva del “genio”. Dietro la sua memoria incredibile, dietro la capacità di trattenere informazioni con precisione quasi assoluta, c’è qualcosa di più complesso e più umano: un modo diverso di stare nel mondo, che nemmeno lei comprende fino in fondo.

E qui nasce il primo nodo del libro: il problema non è ciò che Atena sa o ricorda, ma ciò che accade quando entra in relazione con gli altri. Quel desiderio irrefrenabile di parlare di ciò che ama, di condividere dettagli, connessioni, pensieri, può farla apparire saputella. Ma è davvero così? O siamo noi, spesso, a non avere gli strumenti per ascoltare senza giudicare?

Le ventisette sveglie di Atena Ferraris. Alice Basso. Garzanti, 2025
Le ventisette sveglie di Atena Ferraris. Alice Basso. Garzanti, 2025.

Attorno ad Atena si muove una famiglia atipica e bellissima. Una madre, ingegnera brillante, che rappresenta una voce rassicurante, quasi una bussola: colei che suggerisce come comportarsi, come non ferire, come non apparire maleducati. Un padre rimasto fedele allo spirito hippie, presenza affettuosa e laterale. E soprattutto Febo, il fratello gemello, vicino alla sorella come non mai: colui che deve fare da ponte tra Atena e il mondo esterno, proteggere, tradurre, mediare. Non lo fa sempre nel modo più attento, ma agisce sempre nel tentativo di colmare quello spazio vuoto tra Atena e gli altri. Ed è proprio questo spazio, questo “buco” invisibile, che il romanzo racconta con grande delicatezza. Non è un vuoto da riempire, ma un territorio da esplorare. Uno spazio impalpabile che possiamo percepire solo se rallentiamo, se osserviamo, se ascoltiamo davvero. Ed è ciò che fa Jacopo, il personaggio che prova a capire “come funziona Atena”. Non con la pretesa di aggiustarla, ma con attenzione e rispetto. Ed è forse questa la lezione più profonda del libro: l’unico strumento che ci permette di entrare in sintonia con l’altro è il desiderio di conoscere, non il giudizio.

«… Mamma aveva un modo di spiegarmi il mondo che perlomeno non mi faceva sentire come se stessi ricevendo un ariete in pieno sterno!»

Dopo la perdita della madre, figura a cui era legata in modo quasi simbiotico e da cui riceveva continue rassicurazioni nel rapporto con il mondo esterno, Atena si ritrova a fare i conti con la propria dimensione adulta. Deve imparare a orientarsi nelle relazioni, a decifrare segnali e aspettative sociali, e in questo passaggio si sente inevitabilmente disorientata. Accanto a lei c’è il fratello Febo, che prova a guidarla, ma con un approccio molto diverso: meno accogliente, meno protettivo, più orientato alla normalizzazione. Attraverso questo contrasto, il romanzo lascia emergere una consapevolezza più profonda: la madre, in fondo, non aveva fatto altro che proteggere la figlia nello stesso modo in cui aveva imparato a proteggere sé stessa dal mondo esterno, una strategia di adattamento, un camuffamento continuo.

Nel nostro immaginario collettivo, infatti, dominano ancora stereotipi, tra cui il più difficile da estirpare: autismo uguale genialità, eccezionalità, sensazionalismo. Ma Alice Basso ci porta altrove. Ci mostra la quotidianità, le sfumature, le difficoltà concrete: i fastidi fisici nello stare tra la gente, la fatica delle relazioni, la necessità di routine che rassicurino. Atena adulta lavora da casa perché il mondo sociale è complesso da decifrare, e questo ci costringe a rivedere un altro luogo comune: l’idea che la neurodivergenza coincida con mancanza di empatia. Ma è proprio così? Attraverso le indagini che intraprende con i suoi amici, Atena entra progressivamente in relazione con gli altri, affrontando la vicinanza, l’imprevisto, l’attrito umano e anche a provare sentimenti nuovi e importanti. Perché in questo secondo capitolo la protagonista si ritrova nuovamente coinvolta in un’indagine strampalata insieme ai compagni d’avventura già incontrati nel capitolo precedente: una sorta di “fantastici quattro” fuori dagli schemi. Con lei ci sono il fratello Febo, scrittore di gialli in crisi creativa e costantemente alla ricerca di ispirazione; Gemma, neuropsicologa dallo sguardo attento e dalla mente razionale; e Jacopo, attore affascinante con un passato irrisolto che aggiunge profondità al gruppo.

Una nota di attenzione merita sicuramente l’ambiente scelto da Alice Basso per far muovere l’indagine: il mondo del lavoro, una multinazionale in cui si intrecciano dinamiche di potere, ambizione e fragilità personali. Al centro della vicenda, la difesa di una dipendente che ha nascosto una propria condizione fisica per evitare discriminazioni e riuscire a ottenere una promozione tanto desiderata.

Le ottanta domande di Atena Ferraris. Alice Basso. Garzanti 2026
Le ottanta domande di Atena Ferraris. Alice Basso. Garzanti 2026.

Il romanzo porta così in primo piano il tema del masking, mostrando quanto questo meccanismo sia diffuso, soprattutto in contesti professionali competitivi. Emerge, in particolare, la pressione che molte donne sperimentano nel dover apparire sempre adeguate, forti e performanti, imparando fin da subito a celare le proprie vulnerabilità per proteggere la propria posizione.All’interno di questa piccola comunità eterogenea, Atena inizia lentamente a sentirsi più autentica. Le domande che si pone trovano eco in voci amiche capaci di sostenerla senza giudicarla. È attraverso queste relazioni, imperfette ma sincere, che la protagonista prova a comprendere meglio il mondo esterno e, allo stesso tempo, a ridefinire il proprio modo di starci dentro.

«… Sono stufa di ripeterti sempre le stesse cose! Non è una cosa da cui si deve guarire…»
«A maggior ragione! Se non è neanche roba che si può curare, a che serve?»
«Serve per imparare quello che ancora non so di me in modo da poter strategizzare, da poter vivere meglio…»

E arriviamo a uno dei temi più delicati che il romanzo sfiora con grande sensibilità: quello delle diagnosi. Per alcuni rappresentano una liberazione, una risposta attesa per anni, capace di dare finalmente un nome a esperienze rimaste a lungo senza spiegazione; per altri, invece, rischiano di trasformarsi in etichette, marchi che separano più che chiarire.

 «Ogni giorno sembra che ne spunti una nuova, con relativi test che pare sia indispensabile far fare ai nostri figli per poterli schedare, umiliare e ghettizzare meglio.»

 Pensiamo al contesto scolastico, a cui l’autrice accenna in maniera indiretta: quante volte, ottenuta una certificazione, ci si ritrova con una sorta di kit senza istruzioni? Linee guida, protocolli, indicazioni operative… e poi resta la domanda più difficile, quella umana: come stare accanto a quella persona? Quali parole scegliere? Come sostenere senza invadere? Sono interrogativi che il romanzo non pretende di risolvere, ma che ha il merito di lasciare aperti, invitando il lettore a sostare nello spazio complesso dell’ascolto e della relazione. E qui Atena ci insegna qualcosa di prezioso: lei ama le parole. Le parole vanno cercate, conosciute, scelte con cura. Le parole giuste rassicurano, esattamente come rassicurano le routine. In fondo, il romanzo ci ricorda che comprendere qualcuno non significa normalizzarlo.

«Però uno può essere stronzo senza farlo apposta.» (…) «Insomma, mi sono reso conto di averti sempre fatto pressioni perché fossi come volevo io, non come ti sentivi tu. Dev’essere stato un casino. Lo è stato, vero?» (…) «Volevo una sorella normale. Mi dispiace. Come mi hai detto tu una volta, tu eri, sei sempre stata, normale. Tu sei normale così. E avrebbe dovuto andarmi benissimo.»

Spesso tendiamo a voler rendere tutti simili, pensando che così si soffra meno. Ma forse la vera vicinanza nasce quando ci riconosciamo nella diversità. Riconoscersi, però, non è mai semplice, soprattutto quando il mondo intorno sembra chiedere con forza di rientrare in un’idea condivisa di normalità.

Tra le pagine del nuovo romanzo di Alice Basso ci ritroviamo catapultati in alcuni momenti intensi, legati ai ricordi d’infanzia di Atena e Febo: due bambini che, ciascuno a modo proprio, cercano di imparare come stare nel mondo e come difendersi dalle proprie paure.Febo prova a farsi scudo, quasi cancellando le proprie fragilità per proteggere una sorella spesso derisa e fraintesa. Atena, invece, attraversa lo sguardo degli altri con una spontaneità che può sembrare indifferenza, ma che in realtà nasce da una genuinità profonda, disarmante proprio perché non costruita.

E forse è proprio questa genuinità il cuore del romanzo. Atena non è un simbolo, non è un caso clinico, non è uno stereotipo. È una persona che ci invita a interrogarci su come guardiamo gli altri, su quanto spazio lasciamo alla differenza, su quanto siamo disposti a mettere in discussione le nostre abitudini relazionali.

Dopo aver letto Le ottanta domande di Atena Ferraris, il lettore si porterà dentro un importante interrogativo: non tanto come funziona Atena, ma come funzioniamo noi quando incontriamo qualcuno che vede il mondo in modo diverso dal nostro. Perché, alla fine, la neurodivergenza, così come emerge nel romanzo, non è soltanto una condizione individuale, ma un vero e proprio specchio che ci invita a guardarci meglio, a chiederci sinceramente come accogliamo le differenze e quanto spazio sappiamo lasciare all’altro. E forse è proprio questo il messaggio che ci lascia il libro: ricordarci che comprendere qualcuno significa, prima di tutto, imparare a cambiare il nostro modo di stare insieme.

 

Scheda del libro:

Le ottanta domande di Atena Ferraris. Alice Basso. Garzanti 2026

Autrice: Alice Basso

Genere: Narrativa 

Casa editrice: Garzanti

Pagine: 336

Prezzo: Euro 18,00

ISBN: 9788811019268

 

Chi è Alice Basso:

Alice Basso, Mi libro in volo

Nata nel 1979 a Milano, ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Con Garzanti ha pubblicato le avventure della ghostwriter Vani Sarca: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015), Scrivere è un mestiere pericoloso (2016), Non ditelo allo scrittore (2017), La scrittrice del mistero (2018) e Un caso speciale per la ghostwriter (2019), più i racconti La ghostwriter di Babbo Natale (2017) e Nascita di una ghostwriter (2018). Con Il morso della vipera (2020), Il grido della rosa (2021) e Una stella senza luce (2022) ha inaugurato una nuova serie ambientata nell’Italia degli anni Trenta. Sempre con Garzanti, ha pubblicato Un altro ballo ancora (2023), assieme agli Scrittori Pigri di Barbara Fiorio, il libro per ragazzi I fratelli difendieroi (2024) e nel 2025 inaugura la nuova serie di Atena Ferraris con Le ventisette sveglie di Atena Ferraris, al quale segue nel 2026 Le ottanta domande di Atena Ferraris.