I racconti di un apprendista di Giuseppe Vassallo Letteratura Alternativa Edizioni

I racconti di un apprendista di Giuseppe Vassallo, Letteratura Alternativa Edizioni anno 2019, sono il ritratto di anime perse alla ricerca di se stesse che, attraverso vicende scombinate fino al limite dello spionaggio, nel sussurro della potenza creativa colgono finalmente l’essenza della vita.

 

I racconti di un apprendista di Giuseppe Vassallo Letteratura Alternativa EdizioniAutore: Giuseppe Vassallo

Genere: Narrativa

Casa editrice: Letteratura Alternativa Edizioni

Pagine: 194

Prezzo: Euro 15,90

ISBN: 978-88-94815-92-4

 

Due i protagonisti maschili delle storie raccontate ne I racconti di un apprendista, due anime smarrite nella quotidianità contemporanea, scandita dalla brama di successo, possesso e controllo. Ma mentre si tiene stretta la realtà, la parte interiore più autentica soffoca e lentamente muore.

Diego e Milo sono personaggi che devono attraversare l’inferno della perdita e della sofferenza per poter riacquistare la loro anima, perché abbiamo tutti la nostra poesia che ci guida come una preghiera verso la pace ma finiamo spesso col confondere l’illusione con la verità. Creiamo castelli di carta credendo che siano prigioni sicure. Lo fa Anna, la moglie di Diego che, inseguendo le sue ambizioni, rende sterile il suo legame sentimentale. Invece, come afferma l’autore:

«La poesia è la voce di un’anima che non può mentire.»

E per poter ascoltare quella voce occorre allontanarsi da tutto e da tutti per ritrovare se stessi, come nel caso di Diego, o vedere crollare le proprie certezze e assistere all’impensabile, come in quello di Milo.

Diego si lascia alle spalle moglie e città per fondersi con la natura del paesaggio montano. La natura, scrive Vassallo umanizzandola, è «una grande madre che ti stringe e non potrai farne più a meno, hai bisogno del suo latte, delle sue coccole. Lei è un’amante che ti eccita quando sei nel profondo di te stesso e non sai il perché (…) Ti lascia nudo nel bosco a meditare su quello che realmente hai, il resto è solo sangue che vedi intorno a te, impregnato in quella terra sua, solamente sua.»

Così Diego si addentra nel bosco, nel posto più buio dentro se stesso, tutto da esplorare: «Non si è più abituati a rientrare nel personaggio primitivo. Eppure, è lì nascosto da qualche parte dentro di noi. La paura ci avvolge. Ma non è la paura. È la natura che ci abbraccia.»

La natura, dunque, cattura e al contempo estasia l’anima. La natura è un ritorno al nostro Io primordiale, ancestrale, la natura spesso è la cura. «Senti il tuo cuore rallentare – scrive ancora l’autore – Ti sei fuso insieme alla natura in quindici minuti. Tanto ci vuole per non temere più la sua maestosità. Tanto ci vuole per rendersi conto di esistere. Non sarai più solo. Ma non lo sai ancora. Lei sarà sempre lì ad aspettarti per farti rinascere. Ascolti i tuoi passi e il ritmo del tuo cuore e diventa un tutt’uno con l’universo. Non hai più scampo, non puoi più fare retromarcia. L’energia che ti sta donando è immensa e tu la stai assaporando. Vivere o morire. In quel momento hai scelto. Quella sensazione ti rimarrà per sempre, fino alla morte. Nei momenti più tristi lei ti conforterà. Il vero amore, forse l’unico che proverai.»

La natura placa, la natura svela, la natura sussurra alla nostra anima e fa ritrovare la strada. Nel bosco ci si può perdere ma allo stesso tempo ci si può ritrovare. La natura è una grande insegnante e agisce senza parlare. Nel suo eterno divenire, nel flusso acquatico, nell’alternarsi di caldo e freddo, secco e umido, rivela verità universali che ormai l’uomo contemporaneo stenta a cogliere, immerso nell’irrefrenabile mania del controllo e prigioniero nella morsa del tempo.

Ben dosati, ritmo, descrizioni e dialoghi nella prima parte si armonizzano fra loro in una fluidità narrativa che convince, in particolar modo grazie ai capitoli brevi del primo racconto e ai dialoghi serrati del secondo.

Pregne di metafore nascoste, le due storie narrate dall’autore astigiano Giuseppe Vassallo sono circondate di un interessante simbolismo, come quello dietro la descrizione del santuario, luogo chiuso che accoglie come il ventre caldo di una madre sempre pronta ad aspettare e riabbracciare la prole. Le riflessioni esistenziali non scadono nel cerebralismo o nella pedanteria didascalica, sono dirette, crude e onestamente “umanizzate”, nonché spesso stemperate da una dose di amara ironia, come ad esempio, «Dove è custodito l’amore di una coppia? In una tazza del cesso? Il tempo è l’acqua dello sciacquone. Dopo un po’ anche se non la tiri, la guarnizione si consuma e uno scroscio porta via tutto.» Oppure «Piccoli e nascosti, minuscoli come su queste montagne. Impropriamente debitori di una vita da strapazzo. A volte, ci osanniamo da soli per esaltarci e rischiamo di diventare stronzi schizzati su di un muro come artistici murales di pittori in cerca di fama.»

Ma particolare attenzione meritano le principali figure femminili che attorniano il protagonista nel primo racconto: Anna, la moglie in carriera ipercontrollata, Emanuela, la giovane amante appassionata di cultura e affamata di vita, Arina, la puttana dell’est che lo delizia con i giochi d’amore e cerca in lui un amante perfetto, e la comparsa Giada, la messaggera. Matrigna, puella, meretrice e fata, tutti archetipi che si fondono in una unica immagine: l’anima smarrita di Diego che brancola nel buio e che deve attraversare il suo inferno per conoscersi veramente, per (ri)trovarsi finalmente. Diego vive nel suo involucro di insoddisfazione che poi esplode in una nuova consapevolezza, non senza farsi punire, sognare, godere e farsi accompagnare verso una nuova prospettiva di pensiero. A volte ci si costruisce una vita perfetta, dalle pareti linde e le finestre chiuse. Poi arriva la tempesta e scombina l’ordine nel suo precario equilibrio. Infine, Giada appare come uno psicopompo, fa da tramite fra la vita vuota e insoddisfacente che Diego conduce e un imminente nuovo inizio.

«Chi sei Diego? (…) Sei l’immagine che ognuno vorrebbe essere, che ognuno avrebbe voluto essere, sembri in simbiosi con questo universo attorno a noi che, invece di sgridarci, tace.” “Sono solo un poeta, Giada, solo un poeta, di quelli che non vuole più nessuno. Uno di quelli buoni che servono come un conto corrente in banca. Per fortuna, la gente quando sente una poesia si gira, si ferma si illumina. Nessuno di noi è morto Giada. Siamo nascosti dal traffico, dal rumore, ma credimi, siamo tutti vivi…»

Dal simbolismo prevalentemente femminile della prima parte si passa a immagini dall’impronta più  maschile della seconda: guerra, azione e denaro. Ma nell’immagine delle pennellate dalle tonalità tenui e sfumate che Milo traccia sulla tela e che si fondono con il paesaggio, si coglie un’unione equilibrata tra il pensiero e l’istinto, proprio come dice Diego:

«Ci dimentichiamo del cammino in un vicolo stretto e corto come un budello genovese. Ci dimentichiamo di noi, della nostra essenza. Pensiamo con la ragione, dimenticandoci dell’intonazione poetica del nostro antro luminoso, della nostra anima.»

 

I racconti di un apprendista di Giuseppe Vassallo Letteratura Alternativa EdizioniChi è Giuseppe Vassallo

Di professione impiegato, astigiano, è appassionato di poesia, filosofia e libri classici. Ha già all’attivo due pubblicazioni di raccolte poetiche “Le uve nell’Astigiano sono mature” 2004, “Istanti: piccoli pensieri dal caos” 2007 e la narrazione in poesia “Eredir sul colle della vita” 2011. Segue, dopo una pausa montana durata nove anni, la raccolta “I racconti di un apprendista” pubblicato nel 2019 per Letteratura Alternativa Edizioni, a seguito degli stage di scrittura emotiva redatte dal poeta e romanziere Pablo T.

 

La foto di copertina dell’articolo è l’opera intitolata Jack di Cuori dell’artista poliedrico Pablo T

 

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