Riuscire a leggere ai tempi della quarantena.

“L’uomo è un animale pensante, e quando pensa non può essere che in alto. E’ questa la mia fede. Forse l’unica. Ma mi basta per seguire ancora con curiosità lo spettacolo del mondo”. (Ennio Flaiano)

 

Stiamo vivendo giornate difficili. Ci sentiamo in un limbo, divisi a metà tra una realtà vera e una indefinibile. La quotidianità, nonostante tutto, va affrontata. C’è chi non può permettersi di non andare al lavoro, chi ormai al lavoro ci vive, giorno e notte, rischiando senza poter (voler) scegliere. Ci sono i familiari anziani da accudire, ai quali non poter neanche più sfiorare la guancia con un bacio, perchè quello che è il gesto d’amore assoluto, oggi è diventato il veicolo di un pericolo in agguato. Ci sono i più piccoli per i quali occorre creare parole nuove per cercare di spiegare qualcosa che neanche a noi “grandi” riesce di capire bene. E forse la verità sta proprio in quel nostro inginocchiarci e guardare in quegli occhi smarriti senza sapere veramente cosa stiamo rispondendo. Sì, perchè noi risposte non ne abbiamo. Quell’ “andrà tutto bene” che sventola dalle finestre potrebbe essere la risposta, ma anche una nuova domanda che il vento trascina silenziosamente lontano, ingoiando un punto interrogativo che non osiamo aggiungere. Allora, forse, la sincerità vince sempre. Non lo sappiamo se andrà tutto bene, ma una cosa possiamo rispondere: “non sappiamo come andrà, sappiamo solo che noi ci siamo”.

Ci siamo adesso, in questo dilatato hic et nunc a cui ci stiamo (forzatamente) abituando. Ed è da qui che dobbiamo ricominciare, da questo nostro nuovo presente, fatto di incertezze, di paure, di interrogativi e di rabbia, di impotenza, di grande scompiglio e paralizzante confusione.

Adesso che abbiamo più tempo dobbiamo farlo: dobbiamo pensare, ricongiungendoci alla parte più paradossale che ci contraddistingue, all’oscillare tra il desiderio di voler conoscere e il non sapere, al nostro essere canna, come diceva Pascal “la più debole della natura”. Ma l’uomo è “una canna che pensa” e

“non serve che l’universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe comunque più nobile di ciò che l’uccide perché sa di morire e conosce il potere che l’universo ha su di lui, mentre l’universo non ne sa nulla”.

Forse il silenzio ci irrita proprio perchè mette a tacere il trambusto di cui ci siamo ormai circondati per non percepirci più per quello che realmente siamo. Si sa, a volte più lo cacci un pensiero e più questo ti tormenta. E a questo punto a ciascuno il suo metodo per salvarsi dai cattivi pensieri. Il mio, da sempre, è un buon libro che con la sua storia porta la mente altrove, ma in quell’altrove io ritrovo me stessa, in quell’altrove personaggi sconosciuti mi tendono la mano, prospettive mai prese in considerazione aprono nuovi orizzonti. In quel viaggio in cui mi trascina scopro un piccolo pezzo che compone, libro dopo libro, parti nuove dell’identità che un giorno, lo so, sarà sempre più completa. E in quel frangente io … mi libro in volo.

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