Dal suo posto comodo Andrea Magno, poeta siciliano, si racconta a Mi libro in volo.

 “Muoiono i poeti
ma non muore la poesia
perché la poesia
è infinita
come la vita.”
(Aldo Palazzeschi)

Se ci interroghiamo sul ruolo della poesia oggi, immersi come siamo nella frenesia e frammentarietà della vita quotidiana, ci fermiamo un attimo e … la riposta viene da sé. Cominciare a fare della propria vita meditazione, incursione in se stessi cogliendo il riflesso che la natura fuori rimanda nell’Io più profondo.

Oggi di poeti ce ne sono tanti, è tanta la voglia di rintanarsi nel proprio angolo o di salire sul podio per dire la propria. Che sia sussurro o chiasso mediatico, la voce che i poeti danno ai loro pensieri non smette di tacere. È per questo che Mi libro in volo concede spazio a chi scrive versi, la poesia è lo sguardo che l’individuo contemporaneo posa sul mondo per ricordarci la nostra umanità, l’impossibilità di correre senza osservare le impronte che lasciamo dietro di noi. E finché c’è poesia, c’è vita.

Oggi diamo il benvenuto ad Andrea Magno.

Il suo cuore non ha regole, l’amore brucia come il sale del mare e piange le sue lacrime di pioggia tra gli scogli della colorata, profumata e luminosa Sicilia nella sua ultima silloge poetica “Da qui ho un posto comodoChiaredizioni – 2018. E allora, facendolo accomodare nel nostro salotto virtuale dove gli autori si raccontano, chiediamo subito ad Andrea Magno quale posto preferisce per scrivere i suoi versi.

“Salve, grazie per l’invito che ho accolto con molto piacere. In genere scrivo seduto alla mia scrivania tra computer, carte e matita. Questa, ovviamente è l’esigenza tecnica; in realtà, porto sempre con me un taccuino su quale annoto parole quando sono colpito da qualcosa che mi ispira, una specie di ‘appunti di viaggio’. Solo successivamente quelle parole si trasformano in versi. Per me la poesia non è improvvisazione, o meglio non è l’immediata trascrizione di ciò che sento. Improvvisa è l‘emozione o la visione che la genera, ma è dopo che descrivo puntigliosamente la sensazione vissuta. D’altronde le emozioni non hanno un posto preferito, tutto accade senza preavviso.”

Cosa vuol dire, invece, sentirsi comodi nel mondo, per un poeta, o meglio è possibile esserlo?

“Forse sentirsi comodi nel mondo vuol dire avere un posto dove possiamo guardarci intorno e sentirci sempre a casa, ma ciò può accadere solo se riusciamo a guardare dentro di noi sentendoci a casa. Può accadere molte volte, una volta sola, purtroppo a volte non accade mai. Mi è capitato e mi capita spesso in posti che non conoscevo ma anche in posti conosciuti in cui sono tornato. Credo che l’importante sia non abituarsi, guardare con curiosità, prestare attenzione alle persone, alle cose e ai particolari. Accadrà sempre qualcosa o conosceremo qualcuno che si farà apprezzare. È questa consapevolezza, che io chiamo ‘vivere’ e della quale non bisogna fare a meno, a farmi sentire comodo.”

Nei tuoi versi predomina una esplicita sensualità, ma il vero scandalo si palesa nel momento in cui la voce che consegna le liriche al pubblico mette a nudo il proprio cuore, come in Parlami sempre sotto vento: “e nella paura delle parole/non più taciute/troviamo il coraggio di amare”. In altri momenti l’amore si rivela uno squarcio nel buio, una ferita che brucia, lacrime che si confondono alla pioggia, una sofferenza, però, di cui non si può fare a meno, perché “nel lento battere/ del cuore/ siamo naufraghi senza pentimento”. Ti chiedo, a questo punto, se per i poeti è davvero così facile spogliarsi delle proprie emozioni.

“Credo non ci sia altra strada che mettersi a nudo, pur se è molto complicato farlo. Può sembrare che i poeti abbiano un modo più facile dietro la maschera delle metafore, ma esplicitare le emozioni  è un cammino, spesso doloroso, al quale non ci si può sottrarre. Chi scrive deve esser nudo davanti al lettore, che si aspetta la verità dietro la messinscena delle parole. E non potrebbe esser diversamente perché la forza del poeta è quella di invitarci a guardare, a scrutare, a sentire, ciò che talvolta vorremmo evitare di vedere.”

Un altro amore viscerale che emerge dalle tue poesie è quello per la tua regione di nascita, la Sicilia. Al proposito Pirandello ha detto: “Io sono nato in Sicilia e lì l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall’aspra terra natia circondata dal mare immenso e geloso.” Anche tu ti definiresti un solitario e in un certo senso ritieni di condividere questo stato d’animo in quanto autore di versi?

“In una mia poesia scrivo: “Persone mai (i)sole / un (ab)braccio di mare / unisce in arcipelaghi”. Sta tutta qui la mia visione dell’essere isolano, dell’essere soli in questo mondo che ci circonda che a volte ci abbraccia, altre ci respinge. Siamo solitari in un mondo affollato che spesso non ci riconosce, che a volte non sa che esistiamo, che altre ci illumina con lampi di luce. ‘L’aspra terra natia’ nel tempo diventa un sogno e un desiderio ai quali è impossibile sottrarsi, ‘rimanendo tale’ nell’essenza. Spesso mi accade però di sentirmi ‘isolano’ in certi luoghi, ritrovando quella solitudine e quegli abbracci che ti fanno sentire a casa.”

Dinanzi alla bellezza della terra natia “terra arsa colorata dal mandorlo” che tu personifichi in una “danzatrice senza pudore”, si apre il divario ricorrente nei tuoi componimenti fra dolore e amore. La chiusa de La zagara avrà sempre il suo profumo dice: “agguantando/coraggio restò/morendo una volta sola/come chi non ha paura”. Nasce spontaneo pensare alle celebri parole pronunciate da Giovanni Falcone, perciò mi piacerebbe sapere se secondo te vince chi resta o chi va via dal luogo che dà i natali?

“Un ricordo vivo, la notizia dell’attentato a Giovanni Falcone, e poco dopo anche quella dell’attentato a Paolo Borsellino, un ricordo di rabbia. Restare o andare via sono facce della stessa medaglia, vittoria dolorosa in entrambi i casi, e anche sconfitta. Credo dipenda da quanta libertà di scelta si ha nell’affrontare un così irrisolvibile dilemma, e da quanta forza ci danno la rabbia, il dolore e l’amore, nello scorrere della nostra vita. O forse, aggiungo e mi fermo, la terra natia è solo una convenzione alla quale ci aggrappiamo per non affrontare quello che non conosciamo, il diverso da noi, mentre in realtà questo dovrebbe essere se non l’unico scopo, quanto meno lo scopo principale della nostra vita, la conoscenza in senso lato, il confronto, un continuo divenire del nostro essere umani e migliori, e questo è possibile solo aprendo la nostra mente a nuovi orizzonti, solo così è possibile conoscere il mondo e riconoscersi nella propria terra che casualmente ci ha accolti, cosa di cui spesso non ci rendiamo conto.”

Colori e profumi della Sicilia, terra natia del poeta Andrea Magno, nella sua ultima raccolta  “Da qui ho un posto comodo” Chiaredizioni-2018.

Un tema a te caro, che ha tormentato da sempre poeti e intellettuali, è quello della felicità fugace, che nella sua fragile natura l’uomo cerca spasmodicamente di trattenere. Come cogliere, allora, l’attimo senza soffrire troppo, come affermi tu stesso, “frantumandosi/come bicchiere che cade”?

“Trattenere l’attimo è impossibile, riusciamo solo a fissarlo nei ricordi, in una frase, in una poesia, per rivivere quell’emozione. In fondo ci rendiamo conto di essere felici, o meglio di essere stati felici solo quando la felicità è passata, quando l’attimo che è sempre fugace è già sfuggito, “frantumandosi/come bicchiere che cade”. Per questo siamo continuamente alla ricerca della felicità, di quell’attimo che ci illumini e ci permetta di vivere o sopravvivere fino all’attimo successivo di felicità, ovviamente senza sapere quando accadrà. Inseguiamo il tempo che scorre impietoso, ci aggrappiamo a scampoli illusori e a piccole tragedie quotidiane che ci rivelano quanto flebile e vacuo sia quello cui corriamo dietro. Per nostra fortuna c’è una cosa che si chiama ‘speranza’, ecco, forse la felicità è la speranza.”

Saluteresti i lettori di Mi libro in volo con qualcuno dei tuoi versi più recenti, accennandoci se in cantiere c’è una prossima pubblicazione?

UNA GOCCIA

A farci l’amore
poi la pelle ti resta addosso,
e,
nella diafana rabbia di un addio,
quel lato della stanza
avrà quel colore
per sempre.

“Chi scrive ha sempre una pubblicazione in cantiere.”

Andrea Magno, autore delle sillogi poetiche “Sotto falso nome”  Rupe Mutevole – Collana “Le due anime”-2014 e “Da qui ho un posto comodo”  Chiaredizioni -2018.

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