Con una scrittura a metà strada fra l’automatismo surreale e il flusso di coscienza, la penna di Valeria Bianchi Mian sembra stimolata da una voce antica che chiede ascolto, reclama giustizia e si prende il suo spazio. La psicologa, psicoterapeuta, poetessa e scrittrice Valeria Bianchi Mian con la sua silloge poetica Vit[amor]te Poesie per arcani maggiori compie infatti una vera e propria alchimia del verbo, guidata da un genius loci interiore, dove le parole si mescolano alle immagini, intime e illustrate di suo pugno, tra versioni iconografiche femminili che mostrano una nuova versione del Sé, rovesciata e contemporanea.

“e so

che quando la perfezione si rivelerà

geneticamente dotata d’imprevedibile

io sarò tra quelli

che ridono per ultimi.”

 

Autore: Valeria Bianchi Mian

Genere: Poesia

Casa editrice: Miraggi Edizioni

Pagine: 128

Prezzo: Euro 20,00 E-book:6,49

ISBN: 9788833861067 – E-book: 9788833861081

Meditare sui tarocchi, dice l’analista junghiano Claudio Widmann nel suo “Gli arcani della vita. Una lettura psicologica dei tarocchi”, è una attività di ricerca interiore. Più precisamente, egli specifica: “Non si tratta di attribuire significati alle immagini né di esplicitare significati convenzionali attribuiti ad esse, ma di scoprire quali nessi di senso vadano articolando nelle profondità inesplorabili della psiche.”

Attraverso un atto creativo, la poetessa Valeria Bianchi Mian amplifica il senso che le arriva dalle immagini archetipiche dei trionfi, interagendo con esse verso il processo di individuazione che appartiene a ciascun essere umano.

Ne viene fuori, allora, una silloge arcana agli occhi di chi guarda ancora attraverso un velo, una silloge rivelatrice al cuore di chi ha imparato a cogliere l’essenziale. Un vaso di Pandora di miti, riferimenti poetici e alchemici che si apre e illumina il cammino di lettori-viandanti alla scoperta di un nuovo Sé.

E in questo percorso la penna dell’autrice si muove libera e feroce, leggera e tagliente, come microcosmo che lavora, si agita e cammina all’interno di un cerchio più grande che è il macrocosmo di potenti simboli arcaici, di quello che fu, è e sarà, ancora e per sempre.

“Non spezzarmi la parola che ora nasce

da un serpente senza un capo né una coda

da una vergine che al duro fallo approda.”

Il verbo si fa rivelazione nella poetica di Valeria Bianca Mian, scopre sé stesso mentre viene scritto, in un processo magico-alchemico, in una taranta di tele ordite e al contempo districate.

Inizio del viaggio

“Come un lupo di Chernobyl/ o la gazza che si spinge/ dal bosco alla periferia/ ladra del tempo futuro/ procedo per tentativi”.

Propaganda, il componimento che apre l’intera raccolta, è dedicato all’Arcano 0, il Matto, che a sua volta apre la serie di tarocchi, immagine che contiene in sé il doppio giullare-folle e, come specifica sempre Widmann, “il genio e la follia dell’artista”.

I primi versi di Vit[amor]te annunciano, appunto, l’approccio rivoluzionario di un modo di stare al mondo, di viandanti che esplorano mete nuove, di anime che tentano alternativi agganci per ricongiungersi all’archè, proprio come “Il folle perso nella folla/ è massa/ tumore della modernità.”

Che poi, il folle chi è se non colui che si pone in ascolto della propria voce? Una voce che giunge da un posto così lontano e così vicino allo stesso tempo, il posto dell’Anima, casa, guscio, caverna.

“libertà per sola andata.”

Vit[amor]te Poesie per arcani maggiori di Valeria Bianchi Mian
Gli Amanti, disegno di Valeria Bianchi Mian
Con l’Arcano I, il Bagatto, comincia il viaggio dell’autrice verso il rifiuto, dell’allontanamento da un luogo presente che tanto ha da dire, ma poco da dare alla sua coscienza:

“Aborro/ il marketing del nulla/ nel Nulla che avanza (…) ed io/ in maschera antigas di pizzo e latex/ induco me stessa al bisogno/ d’indurmi il più possibile al bisogno/ del non aver bisogni. (…) Non posso insegnare/ all’apprendista./ Ho soltanto il sentore del sentimento.”

Da Papessa a Imperatrice

Il viaggio dell’Anima in ricerca procede con l’allontanamento da gioghi e autorità, da ipocrite e incomprese spiritualità perché siamo soltanto all’inizio, fra quelle definite immagini regali. (La Papessa, Arcano II)

“Maria Prophetissa/ non può sposare il rosso/ all’oro – nell’ora/ in cui le madri bussano/ alle porte – la morte/ conosce ogni ingresso/ ma non riconosce la propria figlia.”

Il distacco è vitale, da terre matrigne e false certezze. Per partorire la figlia, la madre deve morire.

“Hai fatto uscire un altro/ Dalla tua vagina/Ma ancora non ti capaciti/Del suo miracolo”

E la figlia (L’Imperatrice, Arcano III) che nasce è ancora figlia di sé stessa, non ancora madre, il parto è solo l’inizio di un viaggio che per imparare ad amare ha bisogno di lontananze, carnali e viscerali.

E il figlio (L’Imperatore, Arcano IV) che inizio ha? Diviso fra Eros e Thanatos, muove i passi fra le macerie, verso un destino da rifare, per giungere a quello del padre, il Sé (Il Papa, Arcano V), che qui è detto “nume tutelare”.

“Sarebbe davvero una festa

il volo di una testa

libera dal giogo dei pensieri.

Nume tutelare, non sei aria

ma spirito amato terracqueo.”

 

Unione e contemplazione

Tra bipolarismi alchemici, rosso/oro, terra/acqua, testa/cuore, piedi/ali, si giunge a una coniunctio amatoria nell’immagine di Teseo e Arianna (Gli Amanti, Arcano VI), fra chiusure e aperture, paura e audacia, sfida e fermata, verso un viaggio trainato (Il Carro, Arcano VII) così definito:

“Amore è carrozzone senza fissa

dimora è azione contraria

ormea, ramoe, eroma

è prendere la tessera

del partito NOI.

Peccato le rughe

ma, se le radici sono tante

io sono l’agave

non monocarpica”

La Forza, illustrazione di Valeria Bianchi Mian

E poi fermarsi, fra le tappe (La Giustizia, Arcano VIII e L’Eremita, Arcano IX), per scoprire la lentezza e il valore del raccoglimento, anche nostalgico, dall’azione alla contemplazione, in uno “Spazio illegale del Sé”, da cui nasce Identità (La Ruota, Arcano X), fra “barlumi di memoria” e “ipotesi” fino a scoprire che “la maturità non è un esame. /È senso della terra.” (La Forza, Arcano XI)

“Ma noi, prima della morte

possiamo leggere tutte le storie

per scrivere la sorte a colori.”

 

Nascere (scoprirsi) e morire

La poesia allora si fa senso, come negli echi di putrefatio dell’immagine che l’autrice definisce “senza nome”, (La Morte, Arcano XIII) la nera signora morte, e che diffonde quel necessario sentire la fine, quel morire che è anche rinascere, sempre, proprio come un Cristo, ritenuto il “tuo clone”.

E in questo eterno rinascere si frappone l’attesa, lenta, saggia, perchè “La mescolanza sapiente/ di casualità è incrocio/ non causale, crea nessi/ a-causali, sincronicità.”

Vit[amor]te Poesie per arcani maggiori di Valeria Bianchi Mian
La Morte, illustrazione di Valeria Bianchi Mian
Ombre, maschere e figure oscure ci aspettano, tremori dinanzi a credenze cadute e negate, ambivalenze di vita e morte, giorno e notte, luce e oscurità. (Le Stelle, Arcano XVII, La Luna, Arcano XVIII, Il Sole, Arcano XIX)

“Aspettando sulla Luna/ lui arriverà presto?/ Aspettando il Sole/ Valeria imbraccia il fucile/ per sparare al Signor Ombra/ nel bel mezzo del prato./ Valeria sulla Luna/ conta le stelle con un cucchiaio/ e semina i semi sulla Terra/ per riempire il tuo piccolo cuore.”

Dagli abissi la Luna aspetta il suo Sole sorgere.

“Oggi sono: è passata quella febbre del femminismo spontaneo F to M/F/ e, nuova Orlando, esco dalle pagine/ della Storia nel corpo che ha vagina/ per scrivere La Quercia su foglia/ tessendo idee”

Con questa sua potente silloge “Vit[amor]te Poesie per arcani maggiori edita da Miraggi Edizioni, Valeria Bianchi Mian ci insegna come la “lettura” dei tarocchi non è operazione divinatoria, bensì meditativa, esplorativa, ascolto di echi lontane, collettive e atemporali, in un fluire di immagini archetipiche che assumono, di volta in volta, di mano in mano, di cuore in cuore, infiniti significati, consegnandoci poesie cromatiche, di perduti e ritrovati sensi, odori e sapori, poesie che si fanno manifesto alchemico del viaggio che compie l’anima terrestre alla ricerca del suo doppio celeste.

“Il volo e l’albero uniti

per il mio ritorno a casa.”

 

Chi è Valeria Bianchi Mian:

Valeria Bianchi Mian
Foto di Maura Banfo

Valeria Bianchi Mian è psicoterapeuta, psicodrammatista e tarotdrammatista – metodo che coniuga lo Psicodramma alle immagini archetipiche nell’arte, utilizzando soprattutto i Tarocchi come mediatori e strumenti espressivi – www.tarotdramma.com. Socia Apragip Psicodramma e Sipsiol Società Italiana di Psicologia Online. È redattrice per Psiconline.it e Oubliette Magazine; speaker per www.radiomorpheus.it. Cura i blog Favolesvelte e Poesie Aeree (micro giornale di versi). Organizza la Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma L’Io e l’Altro. Co-organizza eventi poetici e laboratori di Poetry Therapy per Medicamenta – lingua di donna e altre scritture. Tra i suoi libri: “Favolesvelte” (filastrocche illustrate, Golem Ed.), “Utero in anima” (saggio, Lithos Ed.), “Non è colpa mia” (romanzo noir, Golem Ed.). Con Miraggi Edizioni ha pubblicato “Vit(amor)te. Poesie per arcani maggiori” (22 carte e 44 poesie). Ha curato e illustrato: “Poesie Aeree” (Matisklo Ed.), “Una casa tutta per lei” (Golem Ed.), “Maternità marina” (Terra d’ulivi Ed.). Articoli, poesie e racconti compaiono in antologie cartacee e online. Ha partecipato a numerosi saggi corali di psicologia e filosofia (Alpes Italia).

 

La foto di copertina è dell’artista Maura Banfo

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