Recensione Storia di una formica di Silvia Bologna Letteratura Alternativa Edizioni

Pubblicata nel maggio 2018 per Letteratura Alternativa Edizioni, Storia di una formica di Silvia Bologna è una storia vera, forte e coraggiosa, delicata e toccante sul difficile percorso che una figlia intraprende accanto al suo amato padre per affrontare una spietata malattia: la leucemia.

Minuscola e quasi invisibile in un campo di spighe di grano, la formica infaticabilmente trasporta il suo pesante chicco appena caduto sul terreno. È forte, nella sua fragilità, è generosa verso i membri del suo gruppo, è instancabile nella sua immensa fatica, nell’attesa che il filo dorato un giorno sarà una spiga matura.

«C’era una volta un uomo

Che mi prendeva per mano

Per le vie del centro

Un cono alla pesca e pidocchio

Volevo io

In realtà era pistacchio

A testa in giù

Mi specchio

In quello che mi chiedi oggi

Tenendomi per mano

E io cerco dappertutto

Quel biscotto

Che ha il sapore dolce

Dell’amore

E l’amaro retrogusto

Del male

Che ti vuole inghiottire

E starò all’occhio

Il pistacchio

Il papocchio

E pure

Un cono alla pesca e pidocchio»

 

A volte la vita ci fa regali inaspettati, altre volte ci mette di fronte a verità scomode, difficili da accettare, impossibili da interpretare. C’è un punto, però, in cui queste due antitetiche realtà possono incontrarsi e rivelarsi regali. Seppur incartati male e deposti nelle nostre mani in modo maldestro, possono nascondere sorprese insperate.

Di certo una cattiva notizia non può considerarsi un regalo. La cattiva notizia è una pastiglia amara da mandar giù. È una frustata di primo mattino. Un cibo avariato che si osserva con disgusto e che non si immagina mai che un giorno si sarà capaci di imparare a masticare. È il boccone di traverso che la vita prima o poi ci fa provare.

«Ogni volta che leggo un libro o guardo un film detesto quella sensazione di non sapere cosa sarà dopo. Chiamiamola suspence, o attesa. Finisco per divorare le pagine o saltare capitoli a piè pari per sbirciare la fine prima di leggere il resto. Il grande fastidio della vita vera, è che non si può sbirciare. Bisogna passarci attraverso. Si può guardare indietro se si ha buona memoria. Si può provare a guardare avanti ma c’è nebbia fitta. Così guardiamo i nostri piedi e continuiamo a camminare. Sperando di non pestare una merda.»

Giancarlo è un papà di 74 anni che adora la sua bambina ormai adulta, che durante la sua infanzia ha portato in giro in auto, tra una curva e una nausea, a visitare incredibili Punti Panoramici. È un uomo bellissimo, dalle lunga ciglia scure e gli occhi castani. È amato da famigliari e compagni. Dalla sua bambina, dai capelli bizzarramente colorati, ma dotata di buon senso. E lui è il suo re, il suo porto sicuro, il suo tutto.

Un giorno questo re subisce un attacco da subdole e silenziose sentinelle interiori che hanno deciso di commettere un colpo di stato: marceranno lungo le sue vene arteriose scombussolando il normale fluire delle cellule.

Il re traballa, ma non molla. Tutto il reame è sconvolto, ma organizza un esercito forte e coraggioso per assediare le ingrate sentinelle e farle sentire sconfitte. Perché non è la vittoria che conta in questa storia, ma la determinazione nel combattere, nel non voler rinunciare alla speranza, pur immaginando il triste epilogo.

Parlare di un dolore immenso, che se non si è provato non si riesce neanche a immaginare, di un dolore che piega e spezza, è impresa valorosa che solo i cavalieri più illuminati possono fare. I cavalieri che hanno stretto fra le mani il Santo Graal che è l’amore per la vita. Una vita che ha subito una falla, una incrinatura difficile da riequilibrare, ma tenuta salda grazie alla forza dei ricordi, ai segni, ai gesti, ai tratti somatici che restano immobili, sul cuore e sui visi.

«I racconti proseguono, giorno dopo giorno, e diventano il nostro filo rosso, prezioso, di valore inestimabile, eredità perenne di ricordi nuovi, antichi, dimenticati o mai detti, che intrecceranno nel mio cuore un tessuto che sarà per sempre la stoffa di cui sono fatta, un ponte tra presente, passato e futuro che aveva, prima, molte lacune.»

Silvia Bologna, psicologa e autrice, impugna coraggiosamente la penna come una spada e incide la sua storia su carta con tratto soave. Ogni rigo è un fluire di emozioni che inumidiscono l’Anima del lettore. Gocce di vapore salgono a formare una fosca barriera che separa i personaggi dal mondo esterno, da quella che era vita ordinaria. «Andiamo al piano inferiore, dove si fanno gli esami del sangue per i pazienti oncologici ed ematologici. Ricomincia l’attesa. Mi viene spesso in mente l’espressione non-luogo. Uno spazio in cui si incrociano individualità, storie, persone diverse senza entrare in relazione, uno spazio in cui si aspetta e basta. Si aspetta una risposta, un cambiamento, una parola, una terapia.»

Storia di una formica di Silvia Bologna Letteratura Alternativa Edizioni
Da “Storia di una formica” l’Associazione ImparAmare di Asti ha tratto uno spettacolo teatrale. Nella foto l’autrice Silvia Bologna, la seconda al centro dal basso.

Da figlia, la voce narrante si fa madre di un uomo fragile che cerca di essere roccia sino alla fine. La figlia diventa presenza accudente e rassicurante in quell’ultimo tempo insieme, a rincorrere un’ultima parola  sussurrata più forte, un bacio, una carezza … un tocco lieve, un ultimo respiro.

Senza remore, senza filtri, l’autrice di questo doloroso viaggio in fondo al cuore racconta di sentimenti autentici attraverso una scrittura limpida, carica di forza emotiva che coinvolge profondamente il lettore.

«Mio papà mi ha riempito di così tanti doni durante la leucemia. Credo che lo abbia fatto anche un po’ di proposito. Mi ha indicato la rotta dove l’avevo smarrita, mi ha mostrato cosa conta. Sono stata il suo bastone, certo, ma lui la mia torcia. Per avere ancora più luce.»

Vedere la protagonista della storia attraversare i bui corridoi dei reparti d’ospedale, disegnarsi sorrisi per mandare giù le lacrime, trovare le parole per spiegare l’inspiegabile e poi sentire l’amore, un amore grande per la figura paterna, è per il lettore un viaggio doloroso ma al contempo catartico. E ce lo spiega, con una rara delicatezza e nobiltà d’animo, l’autrice che capire la vita attraverso la perdita è una gran bella verità. Difficile, dolorosa, ma sincera. È vita vera, amore puro. È la vita.

 

 

Storia di una formica di Silvia Bologna Letteratura Alternativa EdizioniSilvia Bologna

Romanzo

Letteratura Alternativa Edizioni

pagg. 86

Euro 12,90

ISBN 9788894815412

 

Storia di una formica di Silvia Bologna Letteratura Alternativa EdizioniChi è Silvia Bologna

Nata nel maggio del 1983, Silvia Bologna vive ad Asti dove gestisce il centro di ricerca educativa ImparAmare – soluzioni per imparare col cuore. Curiosa, romantica e ottimista, ha un viso sorridente di natura. Ama i colori, le parole colorite, le storie e le emozioni. Laureatasi a Torino in psicobiologia, ha conseguito un master in psicopatologia dell’apprendimento. Il suo compito, oggi, è quello di accompagnare bambini e famiglie a trovare nuove strade per imparare e andare d’accordo con le proprie emozioni. Ha collaborato  alla redazione di articoli specialistici nell’ambito della psicologia dello sviluppo. Storia di una formica è il racconto di un percorso doloroso, spiegato con leggerezza d’animo, edito nell’estate 2018 da Letteratura Alternativa Edizioni da cui è stata tratta la trasposizione teatrale per la regia di Alessio Bertoli.

 

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