Sei personaggi in cerca di aiuto i protagonisti de “Il silenzio addosso”, romanzo dell’autrice Stefania Convalle pubblicato da Convalle Edizioni, in un intreccio di incontri apparentemente fortuiti che finiscono per tendersi la mano l’un l’altra, formando una solida catena di solidarietà umana fino a scoprire che la vita, nonostante tutto, sa sorprendere ancora.

IL SILENZIO ADDOSSO

Stefania Convalle

Romanzo

Collana Sole

Euro 13,00

ISBN 9 788885 434172 – Anno 2018

 

 

“… e visto che a parole non mi salvo,

parla per me, Silenzio, ch’io non posso.”

(José Saramago)

 

Quanto ci vuole per guarire da un dolore improvviso che ti squarcia, nonostante tu sia ancora vivo, nonostante cammini, respiri, ripeti gli stessi gesti ogni giorno, mentre il cuore è altrove, è volato via e al suo posto si è insediato quell’incontrollabile strazio? Ha le ali questa sofferenza, vola nei ricordi, in un passato che non torna, ma che resta fermo, come un fotogramma, dinanzi ai tuoi occhi smarriti.

Come si reagisce, allora, a un dolore, sia che lo si subisca, sia che accidentalmente lo si provochi? In un dramma di colpevoli e feriti, vittime e carnefici, l’autrice de “Il silenzio addosso” posa il suo sguardo attento e sensibile sul cuore di esseri lacerati da un dolore troppo forte da sopportare. Chiara e Alessandro hanno perso il loro bambino in un tragico incidente e nessuno dei due riesce a ricucire questo strappo che ormai li ha allontanati l’una dall’altro. Lei cerca di rifarsi una vita accettando un umile lavoro, spinta da Carolina, una anziana sciamana che la sostiene e cerca di guidarla, memore di un dolore condiviso, verso una nuova rinascita. Alla storia di Chiara si intrecciano quelle di Giulia, cinquantenne ristoratrice, tormentata dal fantasma della solitudine che riverserà il suo amore materno mancato nelle improvvise comparse che allieteranno la sua vita, donandole un nuovo slancio vitale e di rivalsa, di Fabio, giovane ambizioso che attende il suo momento per emergere professionalmente e infine quella di Edoardo, libraio solitario e misantropo. Stefania Convalle dà vita così a un romanzo corale, scelta strategica che, attraverso un dialogo diretto in prima persona, in un crescendo di partecipazione emotiva, coinvolge il lettore nel dramma dei protagonisti.

Trovare il coraggio

“Anche il silenzio è un linguaggio, difficile da capire, ma forte e d’impatto che può penetrare muri spessi e ricoperti di edera.”

Cala come un velo sulle anime dei protagonisti, si interpone fra gli sguardi, nelle parole interrotte… è un silenzio che tenta di sussurrare qualcosa, ma resta imprigionato tra le pareti della tristezza.

Nonostante dentro Chiara il coraggio si faccia strada a piccoli passi, attanagliata dal senso di colpa verso i suoi tentativi di reagire al dolore, la donna si fustiga dicendo a se stessa: “No, mi oppongo, a tratti lo vorrei davvero, vorrei dimenticare tutto: si può dire no al turbinio di una vita che cammina come un funambolo su una corda tirata tra due grattacieli?”

Straziato dal senso di colpa, abbandonato dalla donna che ha sempre amato, alla quale in passato non è riuscito a comunicare serenamente i suoi sentimenti, vittima di una confusione interiore, Alessandro è un uomo perso, chiuso nel suo profondo tormento. “Quanta solitudine c’è in questo mondo? La solitudine, quella brutta, quella che non ti sei cercato, quella che ti ha colpito come una cattiva malattia; quella solitudine che non ha niente a che fare con la libertà di essere ciò che si vuole, ma che ti chiude in una prigione senza finestre”.

L’autrice si addentra nel labirinto tenebroso della solitudine di Chiara e Alessandro, che a un certo punto della storia sembrano comunicare fra loro attraverso un odore stantio di muffa, lei tra i vecchi volumi della libreria di Edoardo, lui tra le pareti di una vecchia casa di ringhiera, in quell’attimo in cui entrambi sembrano voler cominciare a liberarsi della piega marcia che ha ormai preso la loro vita.

“Quanta solitudine, mio Dio, quanta solitudine! Siamo gli uni vicini agli altri, ma distanti e dispersi nelle proprie rotte siderali. Viviamo a due passi dal cuore degli altri, ma non facciamo entrare nessuno, in realtà. E le domande, quelle vere, quelle importanti, arrivano quando è tardi…”

La vicenda è ambientata a Milano, simbolo nostrano per antonomasia di frenesia e freddezza emotiva, eppure l’autrice riesce a scovare scorci in cui brilla la luce e a illuminare quei luoghi sono i gesti di amore e attenzione che riversa sulle anime smarrite che inaspettatamente le ruotano attorno Giulia, che a un certo punto si chiede quale sia lo scopo della vita: “Stare fermi a fare qualcosa che amiamo, ma pur sempre dentro gli stessi metri quadrati, oppure mollare tutto e andare a conoscere cosa c’è oltre questo vicolo, oltre questo ristorante, oltre la mia vita fino a qui. Cinquant’anni non sono la fine, ma sono il giro di boa certo e sicuro; ci si sente ancora giovani ma in realtà non lo siamo più e certe cose cominciano a sfuggirci, cominciamo a pensare che niente è per sempre, neanche noi.”

E quando quel senso di precarietà esistenziale ci assale, quando l’indifferenza ormai occlude gli sguardi, intorno a noi non più occhi negli occhi ma sguardi bassi e del tutto insensibili al dolore altrui, arriva l’attimo, affatto premeditato, in cui la solitudine deve scrollarsi di dosso, arriva quell’attimo di violento piacere, l’attimo di vita in una vita che ha dimenticato come si fa a vivere.

Dal dolore all’amore, in questo romanzo, costruito con matura abilità narrativa che potrebbe facilmente prestarsi a un adattamento cinematografico, Stefania Convalle lancia un grande messaggio di coraggio. Nonostante tutto, possiamo farcela, nonostante il dolore che piomba addosso immobilizzandoci, possiamo trovare ancora una speranza, nonostante la fiducia verso la vita si spezzi, noi possiamo continuare ad amare.

Da accezione negativa, di chiusura, di quel non detto che allontana, il silenzio diventa forza prorompente di una nuova forza, di un andare incontro all’altro e a se stessi, concedendo e regalandosi atti di puro amore. Dal silenzio si nasce, perché il silenzio a un certo punto diventa dono, perché se alla sofferenza non c’è una spiegazione, allora quel silenzio dobbiamo oltrepassarlo, lasciarlo tacere con le sue domande, porsi oltre la parola perché, come direbbe Wittgenstein “Il mondo è” e non ci è dato conoscerlo con la logica.

“La Vita è davvero imprevedibile. Quando ogni singolo frammento sembra al posto giusto, ecco che una folata di vento scompiglia tutto e bisogna ricominciare a mettere insieme tutti i pezzi. Accorgersi della propria solitudine è un calcio negli stinchi. Ma sono proprio questi calci a svegliarti dal torpore per farti rendere conto che la vita non è infinita, gli anni passano, inesorabili, e senza troppi complimenti ti portano verso la fine.”

Stefania Convalle, autrice di numerose pubblicazioni: antologie, raccolte di poesie e racconti e dei romanzi “Una calda tazza di Caffè Americano”, Rapsodia Edizioni – 2015, “Tre. Il numero imperfetto” – 20, “A quattro mani”, Demian Edizioni -2016, “Dipende da dove vuoi andare”, GoWare – 2017. Nel Luglio 2016 entra a far parte degli autori dell’Agenzia Letteraria Thesis e nel 2017 fonda la Casa Editrice Edizioni Convalle, per la quale è stato ripubblicato “Una calda tazza di caffè americano”, nel 2018 “Il silenzio addosso” e nel 2019 con l’autore Riccardo Simoncino il romanzo “Cerca di non mancarmi troppo”.

2 COMMENTS

  1. Ancora una volta confermata la bravura della Convalle nello scrivere e quella della Moramarco nel recensire. Un’accoppiata vincente.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here