Pubblicato da Guanda Editore nel 2009, con la traduzione di Elisa Banfi, Per l’amor di un dio rappresenta l’esilarante esordio letterario dell’antropologa londinese Marie Phillips che, ispirandosi agli originali ideali incarnati dalle divinità dell’antica Grecia, dà vita a un romanzo avvincente che farà riscoprire il valore del divino dentro di noi.

Per l'amor di un dio - Marie Phillips - Guanda Editore 2009

Marie Phillips

Romanzo

Guanda Editore

pagg. 289

Euro 15,69

ISBN 9788860885821

 

Erano fieri, audaci e impavidi. Oggi, negli anni chiamati a.c., sono smarriti, sempre più vittime dei loro capricci, vanità e insicurezze. Sono loro, gli dei dell’antica Grecia che dal 1665 convivono a Londra in una casa dalla struttura decadente e l’atmosfera fatiscente, alla quale si accede tramite un portone dalla vernice nera non più lucida, dal batacchio a forma di corona di alloro annerito. Caos, disordine e sporcizia regnano ovunque anche nella giornata con cui si apre la narrazione, il che rende impossibile ad Atena dedicarsi a una importante ricerca, interrotta dalla musica assordante del fratello Dioniso, gestore di un pub e dj, il quale sorseggia alcol in cucina, accusato dalla saggia sorella di nascondere egoismo dietro il famigerato edonismo. Artemide, che di professione fa la dog-sitter, rientra da una passeggiata nel parco, dove ha fatto conoscenza con una donna trasformata in albero da suo fratello Apollo, a sua volta alle prese con l’imprevedibile ars amatoria di Afrodite, che si sta scopando in bagno, dalle pareti scrostate, mentre Ares bussa insistentemente alla porta.

La rinascita di Afrodite di Ginette Paris. Moretti&Vitali Editore - 2016
La rinascita di Afrodite. Ginette Paris. Moretti&Vitali Editore – 2016

Con questa turbinosa e al contempo spassosa introduzione, l’autrice londinese Marie Phillips ci presenta i suoi protagonisti. Un’idea davvero brillante la sua se consideriamo il significato racchiuso nelle idee archetipiche che le antiche divinità greche incarnano nell’immaginario collettivo. L’autrice, insomma, sovverte del tutto l’ideale che hanno da sempre rappresentato queste divinità.  Afrodite, la dea della Bellezza, l’avvenente seduttrice ha perso il suo fascino erotico inteso in senso di illuminazione e conoscenza interiore e infine amore e gioia di vivere. Come afferma nel suo saggio La rinascita di Afrodite l’analista junghiana Ginette Paris, la bellezza della dea «scaturisce dall’incontro sessuale profondo e che ha in sé il potere di trasmutare l’esperienza fisica del piacere in un’esperienza estatica. Dall’amore sessuale alla bellezza, dalla bellezza all’estasi, questa è l’esperienza dell’esperienza afroditica.» O ancora, come scrive James Hillman nel suo saggio Re-visione della psicologia, la sua bellezza «rimanda alla superficie lucente di ciascun evento particolare alla sua trasparenza, alla sua particolare brillantezza, al fatto stesso che singole cose si mostrino alla vista e proprio nella forma in cui si mostrano».

Re-visione della psicologia di James Hillman - Adelphi-1992
Re-visione della psicologia. James Hillman – Adelphi-1992

Nella Londra contemporanea, Afrodite lavora svogliatamente per una chat-line erotica, mentre suo figlio Eros, il messo portatore di desiderio e scintilla d’amore, si è convertito al cattolicesimo e si ritrova in dubbio se passare al buddhismo. Atena, dea della ragione e della saggezza che, dichiara ancora Hillman ne La vana fuga degli dei «ha dato all’umanità la briglia e il giogo e la “scienza dei numeri”» non riesce a esprimere le sue idee e nessuno la ascolta. Palladina della psiche selvaggia femminile, Artemide risente emotivamente dell’indebolimento dei poteri divini.

La vana fuga dagli dei. James Hillman - Adelphi- 1991
La vana fuga dagli dei. James Hillman – Adelphi- 1991

Sempre Ginette Paris, nel saggio La grazia pagana descrive così la dea vergine: «leggera come un cerbiatto, forte come un’orsa, fremente come la narice di una cavalla.» Nella prima parte della trama nata dalla penna della Phlillips, il fremito selvaggio di Artemide è frenato dalla condizione di abulia in cui riversano gli abitanti della casa, ma permane in lei il cuore intrepido, che si riversa nelle accuse verso il fratello che usa i suoi poteri in maniera sbagliata e superficiale: «Apollo, devi giurare sul fiume Stige che userai i tuoi poteri solo per lo stretto necessario finché non avremo recuperato le forze. (…) Giura di non usare i tuoi poteri per fare del male ai mortali finché non ci verranno restituiti.»

La grazia pagana di Ginette Paris - Moretti&Vitali - 2002
La grazia pagana. Ginette Paris – Moretti&Vitali – 2002

Ma è lui, Apollo, il dio del Sole, simbolo del Sé, che appare il più sconfitto. «Il Sole, Apollo, secondo Jung – spiega Paolo Quagliarella nel suo libro Il sole: Un’interpretazione mito-astrologicarappresenta il principio d’individuazione, l’energia che mette ordine e razionalizza gli istinti:Su Apollo Nietzsche si esprime con le parole di Schopenhauer: Come in mezzo al mare in tempesta che, aprendosi sconfinato da ogni parte, solleva e sprofonda mugghiando montagne d’acqua, il navigante seduto nella sua barca si affida al suo fragile natante, così in mezzo a un mondo traboccante di angosce, l’uomo singolo rimane tranquillo appoggiandosi e affidandosi al principium individuationis. Nietzsche prosegue: Per certo viene fatto di dire di Apollo che in lui ha trovato la sua più alta espressione l’incrollabile fiducia in quel principio e la serena fermezza di chi si appoggia ad esso: si potrebbe anzi considerare Apollo come la splendida personificazione divina del principium individuationis. L’apollineo è quindi, come Nietzsche lo concepisce, un ripiegarsi su sé stesso, l’introversione.”»

Il sole: Un'interpretazione mito-astrologica di Paolo Quagliarella
Il sole: Un’interpretazione mito-astrologica di Paolo Quagliarella

Svilito nelle sue energie, nella Londra di oggi, il dio del Sole tenta invano la strada del successo in tv, dove viene deriso. Vittima di un subdolo sortilegio da parte di Afrodite, che quando si infuria sa bene come vendicarsi, cadrà in amore di una umile mortale, Alice, che si presenta a casa loro come donna delle pulizie. La sua presenza, se da una parte riporta ordine esterno, dall’altra turba l’instabile equilibrio della bizzarra convivenza degli dei dell’Olimpo nei giorni nostri.

Apollo tenta in tutti i modi di sedurre la giovane fanciulla, che egli considera «la più bella, più incredibile, più fantastica ragazza del mondo» e che a sua volta, imbarazzata e confusa, gli sfugge continuamente confessandogli di essere innamorata del suo amico ingegnere Neil, fino a quando non decide di rivolgersi a suo padre Zeus, tenuto rinchiuso in una soffitta dalla moglie irosa Era. Il padre degli dei, mezzo inebetito, viene risvegliato dal figlio e lancia una punizione divina sulla mortale Alice, che durante un violento temporale, muore e viene condotta nell’Ade da Ermes. A questo punto la storia prende una nuova svolta avventurosa, durante la quale le divinità avranno modo di riscattarsi, in primis Artemide, che darà prova del suo coraggio e della sua forza di fiera amazzone. Anche il giovane mortale Niel scoprirà la parte eroica dentro di sé, trasformandosi in un moderno Orfeo che salva dagli Inferi la sua amata. Tra feroci combattimenti, sortilegi, promesse e compromessi, l’impavida Artemide conclude il suo piano riportando ordine ed equilibrio grazie al ritorno della fede dei mortali negli dei. Zeus scende fra gli umani sotto una nuova forma e tutto questo grazie al sacrificio di Apollo che ha deciso di addormentarsi, per tornare alla luce cambiato.

Concludiamo la recensione con una considerazione tratta dal già citato Il sole: Un’interpretazione mito-astrologica, in cui Paolo Quagliarella afferma che: «Apollo e il Sole rappresentano il lupo aggressivo, indifferenziato, che vive dentro di noi ma che per essere accettato deve evolversi. I dodici giorni, possono rappresentare i dodici mesi del ciclo solare, l’anno in più che ognuno di noi compie per venire alla luce nuovamente rinnovato, come se fosse un nuovo parto. Una delle possibili rappresentazioni del serpente Pitone, se lo rileggiamo attraverso le lenti di Jung, è l’ouroubouros, il drago/serpente che porta i segni zodiacali sul suo dorso, quindi il tempo, le stagioni, il momento della nascita di Apollo nell’oscurità e non alla luce del Sole. Jung afferma che:Questo Dragone è per così dire insonne, poiché il polo “non tramonta mai”. Esso compare spesso confuso con il contorto percorso del sole nel cielo. “È per questo motivo che a volte si dispongono i segni dello zodiaco tra le circonvoluzioni del rettile”, dice Cumont. I segni zodiacali sono a volte portati sul dorso dal serpente. Come sottolinea Eisler, attraverso la simbologia del tempo l’onniveggenza del Dragone passa a Chrónos, […] L’οὐροβóρος significa in Orapollo eternità (aión) e cosmo.”  Alla luce di questi racconti notiamo come sia sempre la giusta misura e l’equilibrio che permettano l’individuazione solare, assieme al fatto che qualora non si ubbidisca al volere di Zeus, o gli si remi contro in qualche modo, si diviene suoi schiavi e ci si allontana dall’individualità.”»

 

Marie Phillips - Per l'amor di un dio Guanda Editore 2009Chi è Marie Phillips

Nata a Londra nel 1976, si è laureata in antropologia. Ha lavorato per alcuni anni in televisione. Dedicatasi alla scrittura, nel 2008 ha pubblicato il romanzo Per l’amor di un dio, in  Italia tradotto da Elisa Banfi per Guanda Editore – 2009.

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