Primo volume di una nostrana saga familiare, “Una volta è abbastanza” di Giulia Ciarapica – Rizzoli 2019, è il romanzo sulla forza della memoria, di antichi ricordi che rivivono attraverso una fantasia vivace, in grado di forgiare il passato con una forza descrittiva vivida e prorompente.

«Come vi siete conosciuti tu e nonna Giuliana?» Valentino sospira. «Abitavo ancora nella casa in campagna. La guerra aveva portato tanta miseria, ma noi non ci potevamo lamentare. Avevamo la terra, l’orto, qualche animale. Sai…»

Scrivere di un’epoca in cui non si è vissuti, tessendo una trama in cui i personaggi si animano attraverso una spinta propulsiva che è quella della rinascita, dalla miseria materiale e umana all’innovazione guidata dalla resilienza e dalla fiducia nel possibile, richiede un grande sforzo di immaginazione e profonda empatia, nonché una rigorosa ricostruzione storica. Ci è riuscita, ottenendo un acclamato riconoscimento da parte del suo affezionato pubblico, l’esordiente autrice Giulia Ciarapica, già giornalista e nota book blogger, con la sua padronanza tecnica e stilistica, a cui si aggiungono una narrazione fluida e un ritmo vivace grazie ai numerosi dialoghi, che rendono le vicende sempre più accattivanti.

“Una volta è abbastanza”, pubblicato per Rizzoli nella primavera del 2019, è infatti un libro sommerso dalla forza dei ricordi, in cui le parole fuoriescono impetuose dalla penna dell’autrice, trascinando i lettori nell’abisso magmatico della scrittura.

Siamo nell’Italia del 1945, nell’immediato dopoguerra che impone la ricostruzione di un passato che ormai non torna perché è tempo di fare i conti con realtà nuove che cambieranno il destino della nazione e della piccola comunità delle basse Marche, protagonista della storia. E mentre parenti, amici e conoscenti fanno ritorno al paesello cambiati, piegati dall’immane tragedia vissuta sulla propria pelle, per le donne, coloro che tenacemente sono rimaste a casa, ad aspettare pazientemente, a rifugiarsi nei ricordi, a trarre coraggio dai sogni, la guerra continua. Quel coraggio che adesso non hanno più paura a tirar fuori è la linfa vitale da cui ricominciare, la giusta grinta che dia la nuova spinta e una propria identità a Casette d’Ete, il piccolo borgo agricolo in cui è ambientata la storia.

Audacia e resilienza al femminile

Calzaturificio marchigiano negli anni ’50.

Artigiane solerti, madri rudi e impassibili (per il bene non c’è mai tempo con tutto il da fare che c’è), giovani audaci, spavalde e anticonformiste sono le protagoniste che animano la trama di questo primo capitolo di una saga familiare che arriva fino alla metà degli anni Sessanta, e che emana un “profumo intenso e pungente” di colla e di quello “avvolgente del pellame”, che rimbomba dei colpi di martello che battono le suole lungo i vicoli del borgo dove la gente in inverno si scalda, ammassata, ascoltando lo sfrigolio della legna nel camino. É un lavoro di finitura, attenzione e precisione quello dei calzolai casettari guidati dalle prime luci dell’alba nelle loro botteghe, dove “Vicino e intorno alle gambe delle sedie, ci sono ancora i rimasugli di cuoio dei giorni passati, ammucchiati sul pavimento insieme a un grumo di fatica e parole stanche.”

Il ritratto della comunità di Casette d’Ete che ne deriva è dunque quello del popolo italiano fra gli anni ’50 e ’60 che, dopo miseria e sofferenza, impara a destreggiarsi fra modernità e nuove consapevolezze, dall’uso di nuovi agi e strumenti elettronici come la televisione che fa unire nelle case gli abitanti, all’emancipazione femminile di donne fiere di esporsi in un mondo esclusivamente maschile.

Fra pelle e cuore, il dissidio fra sorelle

Come accade nelle note saghe familiari che spopolano negli ultimi anni nella narrativa italiana contemporanea, anche le protagoniste di “Una volta è abbastanza” sono due figure femminili, apparentemente antitetiche, in realtà complementari l’una all’altra: le sorelle Annetta e Giuliana Betelli. Tra le due, il protagonista maschile Valentino Verdini, dapprima fidanzato di Annetta, poi marito di Giuliana. Per una sorte ironica, il personaggio non presenta le fattezze fisiche del noto rubacuori di cui porta il nome, egli “non supera il metro e sessantacinque, ha profondi occhi scuri dal taglio obliquo ed è molto giovane, nonostante sia già stempiato” ma è un Apollo che spesso si trasforma in Zeus, conscio del suo potere maschile e, al contempo, disorientato dalle reazioni improvvise di Annetta e dalle prese di posizione di Giuliana.

“Annetta non avrebbe fatto la stessa fine di sua madre; vuole lavorare al pari di un uomo, decisa ad annientare definitivamente lo spettro ingombrante della miseria.”

Annetta Betelli

Annetta fa la sua apparizione all’inizio del racconto, rivelando un’indole ribelle e temeraria, come una giovane donna sfuggente e conscia del suo fascino, per poi allontanarsi dalla vicenda, pur facendo sentire sempre viva la sua presenza, quasi fosse un’ombra ammonitrice sulle scelte della più docile sorella minore. “Non può parlare, lei, perché è fatta di aria e di immaginazione, non può esser vista, eppure è lì, con tutti loro.”

Giuliana è il ciclamino fucsia nato nella piccola crepa, “immobile e perfetto”, ma ancora non lo sa, perché lei deve imparare a combattere con le sue emozioni confuse, incapace di domarle. “Le sue parole colpiscono Valentino in pieno viso. Non vuole ferirlo ma è fatta così, arranca nel gestire le emozioni, fa fatica a dare voce ai sentimenti. A volte non soppesa le parole, le scaglia addosso a Valentino come fossero pallottole, mostrando gli artigli ancor prima di essere attaccata.” E mentre sua sorella Annetta ha sciolto le briglie e vive in balia della sua impulsività come una amazzone indomita e orgogliosa della sua indipendenza, in un gioco di specchi Giuliana imparerà a liberare lentamente la furia delle sue azioni, che altro non è se non il coraggio di amare donandosi, come una Venere appena nata, fiera di se stessa, che decide di non tradire il più prezioso e puro dei sentimenti che porta con sè.

Giuliana Betelli

Al primo bacio, l’uomo della sua vita, posando lo sguardo su di lei, è come Perseo strappato a se stesso dinanzi a Medusa: “I lineamenti del viso, ogni curva del suo corpo, ogni singolo ciuffo che le solleticava il collo parlavano di lei. Del suo essere infinita, seducente e follemente, pazzamente, prepotentemente terrena. Era lei.”

Da fanciulla, a sposa e infine madre, il personaggio di Giuliana si evolve con tenacia, contribuendo alla nascita di una impresa calzaturificia familiare, tenendo saldo un legame sentimentale che non le risparmia dolori e delusioni, ma anche conquiste irrinunciabili: “lanciare quelle scarpe e vederle sfiorare l’azzurro del cielo significa solo una cosa: la Valens è nata e ora deve continuare la sua corsa, perché è lì che quelle scarpe chiedono di stare; in alto, con la punta rivolta verso le nuvole.”

Con il passare degli anni Annetta imparerà a rivalutare le sue rigide posizioni, facendo i conti con il senso di solitudine al quale è avvezza la donna indipendente, che non scende facilmente a compromessi. “Annetta guarda i termosifoni nuovi, lucidissimi, e subito dopo fissa lo sguardo su Geremia. Forse non sarà quella la felicità, e di sicuro non è la vita perfetta. Ma in quella casa si respira una serenità sincera, fatta di litigate ardenti come fuoco vivo, di parole mai pronunciate per caso, di sospiri e di grandi sorrisi. C’è tutto quello che compone una famiglia normale, e che diventa, proprio per quello, eccezionale.”

Casette d’Ete oggi, dove è ambientato il romanzo di Giulia Ciarapaica “Una volta è abbastanza” – Rizzoli 2019

Abilità stilistica e archetipi femminili

Le minuziose e particolareggiate descrizioni dei personaggi, con le loro singolari caratteristiche fisiche, rivelano una già matura abilità tecnica nel conferire loro spessore psicologico.

“Luisa è una signora elegante e raffinata, con un piccolo neo che le spunta sull’avambraccio sinistro. Indossa sempre degli ampi foulard dai colori pastello, anche d’inverno; sembra uscita da un quadro di Botticelli pure nel mese di novembre. Peccato per quella fastidiosa zeppola che le ostruisce la fluidità del linguaggio: le “s” e le “z” sono un tormento.”

Donne dai fianchi morbidi e dagli sguardi fieri, dalla vita sottile e gli occhi dignitosi, dal portamento elegante e il cuore in fiamme, sono le numerose immagini femminili che di volta in volta fanno capolino sulla scena della narrazione. Da un punto di vista stilistico, la loro descrizione trasmette una sorta di potenza alchemica: “Lo si capisce dallo sguardo, che quella giovane donna ha la brace viva negli occhi, un fuoco che si agita in fondo alle pupille; ha il piglio da guerriera e la vita non troppo sottile, larga poco meno delle spalle ampie. È proprio quella sua potenza fisica ad avere attirato l’attenzione di Mario, convinto che da un corpo tanto energico non potesse sgorgare che un animo altrettanto combattivo.” Dall’incrocio di trame e sottotrame, emergono così i diversi archetipi femminili: dalla donna Estia terrena ancorata al quotidiano e al lavoro domestico, che circoscrive un centro familiare, intimo e sicuro, alla donna Artemide che agisce con scelte spesso incomprensibili pur di mantenere salda la sua autonomia, sacrificando gli affetti: “Senza farsi notare da Annalia, Annetta aveva strappato la pagina con la fotografia dei sandali, era passata dalla bottega di Girardo a prendere qualche rimasuglio del pellame scartato, un paio di zeppe e giusto un poco di mastice che sarebbe servito ad attaccarle. Tornata a casa, si era chiusa nel piccolo laboratorio, fatto di un tavolo dai piedi scorticati, pieno di fogli, fibbie e pezzi di cuoio, e una macchina per cucire che usavano anche Giuliana e Rosa. Dopo aver disegnato tutte le parti del modello prendendo ispirazione da quello sulla rivista, aveva ritagliato i pezzi di pelle beige, i più grandi che aveva trovato, anche se il colore non la convinceva per niente. Avrebbe preferito un bel rosso scuro o almeno una tinta marrone, color cioccolato. Qualcosa di forte, insomma. Aveva dovuto accontentarsi, d’altronde poteva dirsi già fortunata a permettersi un paio di sandali nuovi di zecca, confezionati da sé. Dopo aver cucito assieme tutte le parti, aveva attaccato la suola con il mastice. Le piaceva aspirare l’odore intenso e pungente di quella colla. All’inizio le dava sempre un po’ il capogiro ma alla seconda sniffata le veniva quasi voglia di portarsela alle labbra, con quel colore ambrato, venato d’oro, e la consistenza soffice ed elastica.”  O ancora la donna Venere che sa donare amore senza negare se stessa e in questo intimo coraggio è custodito il suo potere. Tutte donne che racchiudono i loro mille volti, da un antico passato a un presente che sboccia, appassisce e rinasce ogni volta. Donne che sanno essere ora tutto ora niente, aizzate da impeti di rivincita, piegate dalle sconfitte, capaci di rialzarsi, illuminate da una nuova speranza.

Il calzaturificio marchigiano Valens

Una narrazione diretta e immediata

“Giuliana arrossisce lievemente e lo scansa con la mano: «E vanne, Focaracciu. Quanto si ruffià…». «Ruffiano chi? Io?» L’uomo si porta le mani all’altezza del cuore. «Te si sposato un angelu, atro che ruffià!»”

I dialoghi vivaci, la scelta del tempo presente, l’uso frequente di un verace dialetto locale e dei soprannomi, noché i riferimenti alle manie dei personaggi contribuiscono a rendere la vicenda ancora più animata e tangibile, stemperando il dramma della quotidianità difficile da affrontare per la comunità casettara. Non mancano, infatti, momenti drammatici che raggiungono picchi lirici quando l’amara riflessione è rivolta al senso di finitezza umana con cui si impara a convivere: “In quel paese sperduto, avvolto dalla feroce campagna marchigiana e immerso in un non-luogo che è periferia di se stesso, si consumano l’orrore dell’abbandono e la fine di una vita. (…) Un territorio silente e spietato, che ha insegnato ai suoi abitanti a non combattere la morte ma ad avvicinarla, a sedurla, a rivolgerle la parola. Un mondo che ha insegnato agli uomini come si vive morendo un poco alla volta, con discrezione.”

Riscattando la memoria delle sue amate terra e famiglia, nel suo primo e potente romanzo “Una volta è abbastanza”, Giulia Ciarapica racconta la storia di tutte le storie, che si sofferma con lo sguardo su una umanità che apprende l’imprevedibile gioco della vita fra sconfitte, perdite e meritati successi, fra sogni, ambizioni e nuovi inizi.

 

UNA VOLTA É ABBASTANZA

 

Giulia Ciarapica

Romanzo

Rizzoli

pagg. 368

Euro 19,00

ISBN 9788817109963

 

 

 

 

Giulia Ciarapica
Foto bianco e nero dell’autrice Giulia Ciarapica

Chi è Giulia Ciarapica:

classe 1989, Giulia Ciarapica è blogger culturale.  Laureata in Filologia moderna, scrive sul “Foglio” e sul “Messaggero”. Nel 2018 per Franco Cesati Editore ha pubblicato Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché. Nell’aprile del 2019 esce per Rizzoli il suo primo romanzo dal titolo Una volta è abbastanza. Il blog letterario di Giulia Ciarapica è https://giuliaciarapica.com/

 

Giulia Ciarapica - Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché. Franco Cesati Editore - 2018
Giulia Ciarapica
Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché.
Franco Cesati Editore – 2018

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here