Intervista a Bianca Rita Cataldi, autrice della saga “Acqua di sole” edito da Harper Collins

Classe 1992, Bianca Rita Cataldi, giovane autrice di origine pugliese,editor e traduttrice, ha già all’attivo diverse pubblicazioni, di cui la prima risale al 2011, con il romanzo Il fiume scorre in te edito da Booksprint Edizioni e con il quale è risultata finalista al Premio Campiello Giovani 2009. Seguono Waiting room, pubblicato nel 2013 da Butterfly Edizioni che nel 2012 l’ha vista finalista del Premio Villa Torlonia 2012 e nel 2015 vincitrice del primo posto del Premio Letterario Maria Messina. Nel 2015 esce Isolde non c’è più per Les Flâneurs Edizioni, che riceve la menzione speciale al Golden Books Awards 2016. Riverdale è il titolo della serie paranormal pubblicata in self-publishing e I fiori non hanno paura del temporale, è il romanzo pubblicato da Harper Collins Italia nel 2018. In vista dell’uscita in versione cartacea del suo nuovo romanzo Acqua di sole edito da Harper Collins Italia, abbiamo voluto fare due chiacchiere con lei per scoprire i retroscena del libro.

Ciao Bianca, è un vero piacere ospitarti nel salotto virtuale di Milibroinvolo dedicato alle interviste e ti ringrazio per aver accettato di parlare del tuo libro in anteprima. Vorrei subito partire con una curiosità:  quando hai scelto di dedicarti a una saga familiare, hai pensato che forse oggi si tratta di un genere inflazionato nel panorama della narrativa italiana? Alla luce di ciò, ti chiedo in cosa si distingue la tua storia dalle altre saghe che spopolano in libreria?

“Ciao Domizia, e grazie infinite per la tua disponibilità! È per me davvero un piacere e un onore essere ospite del tuo blog. La passione attuale per le saghe familiari, per quanto riscoperta solo di recente e in particolare con la pubblicazione della serie de L’Amica geniale, è in realtà parte della nostra cultura da sempre. Siamo sempre stati un Paese legato alla famiglia e alle tradizioni, e la narrativa rispecchia questi nostri valori. La mia saga si basa prevalentemente sui ricordi della mia famiglia, per quanto ci sia stata una forte manipolazione da parte mia a livello di fiction. Ho voluto rendere omaggio a due città, Bari e Terlizzi, che al momento sono ancora un po’ messe da parte a livello di produzione letteraria, soprattutto Terlizzi. Ogni famiglia ha una storia a sé e delle storie da raccontare, e quella contenuta in Acqua di sole è quindi la mia versione dei fatti.”

Acqua di sole è il nuovo romanzo di Bianca Rita Cataldi edito da Harper Collins Italia, attualmente disponibile in formato ebook. Seguirà presto la versione cartacea.

Il nuovo romanzo è ambientato a Bari, la città che ti ha dato i natali, da dove ora sei distante per seguire un dottorato in Irlanda. La lontananza ha in un certo qual modo influito su questa scelta?

“In parte sì perché scrivere questo libro è stato senz’altro un modo di sentirmi vicina alla mia terra d’origine. Questa saga è stata itinerante sin dall’inizio: ho iniziato a buttar giù le prime idee mentre ero in un albergo di San Benedetto del Tronto; ho poi scritto la prima bozza del romanzo mentre mi trovavo a Bari, in vacanza durante l’estate, e ho consegnato la seconda versione (quella che è poi largamente diventata la versione definitiva, con le dovute correzioni) mentre ero a Tallinn, in Estonia, per lavoro. Scrivere delle famiglie Gentile e Fiorenza mi ha aiutato quindi a mantenere le mie radici anche mentre saltavo da un aereo all’altro o mi trovavo a chilometri di distanza dalla città in cui sono nata.”

L’epoca storica in cui si svolge la vicenda è la fine degli anni ‘50, periodo che per l’Italia rappresentò una risalita sul piano economico. Il meridione, è risaputo storicamente, è sempre rimasto più indietro rispetto al resto della nazione per quanto riguarda innovazione e sviluppo economico. Come ti sei documentata al proposito e come si muove, dinanzi a questo boom, la famiglia imprenditrice protagonista della tua storia?

“La famiglia Gentile (quella dei coltivatori di fiori) è senz’altro quella che più approfitta della risalita economica. In un momento in cui Terlizzi non era ancora conosciuta per i suoi fiori, come lo è adesso, la famiglia protagonista del romanzo capisce che questo campo sarà presto in pieno sviluppo e ne sfrutta tutte le opportunità. La seconda famiglia presente nella storia, quella dei Fiorenza, è invece già economicamente stabile, avendo aperto il suo negozio nel centro di Bari già sul finire del diciannovesimo secolo. A risentire del momento storico, tuttavia, saranno soprattutto i Fiorenza, per via di coinvolgimenti politici poco felici. A livello di documentazione, ho agito su due fronti: quello accademico, che è naturalmente il mio pane quotidiano, e quello della testimonianza diretta di chi quei tempi e quei luoghi li ha vissuti in prima persona.”

Uno dei focus trattati nel romanzo è sicuramente quello dell’amicizia che si sviluppa fra i due personaggi Teresa e Michele che, quando la storia ha inizio, sono praticamente molto piccoli. Anche nel tuo precedente romanzo “I fiori non hanno paura del temporale” la storia si sviluppa prevalentemente nell’età dell’infanzia dei personaggi femminili principali. Ti trovi a tuo agio a parlare di questo periodo della vita e quanto hai proiettato di Bianca, data la tua giovane età, nei tuoi protagonisti?

“Mi piace molto narrare dal punto di vista dei bambini perché trovo che il loro sia un punto di vista pulito, scevro da manipolazioni. A livello narratologico, il bambino è quasi sempre un narratore affidabile, talvolta suo malgrado. Per quanto un narratore giovanissimo non sia ancora in grado di dare un’interpretazione accurata dei fatti, il lettore – essendo un adulto – riesce a ricostruire la realtà grazie ai suggerimenti che ritrova nel corso della lettura. Trovo che, in questo modo, la lettura diventi più partecipativa e meno passiva. In questo libro in particolare c’è davvero poco di me in quanto Bianca, non riuscirei a identificarmi, a livello autobiografico, con nessuno dei personaggi, che sono più che altro ispirati ad altri membri della mia famiglia o sono inventati di sana pianta. Nel romanzo precedente, invece, c’era molto di più di me e dei miei ricordi d’infanzia nella voce della narratrice.”

Lavorando all’estero, leggi molti libri in inglese, per i quali ti occupi anche di editing, in lingua. Ritieni che lo studio e l’analisi di uno stile differente da quello italiano abbia trasformato o arricchito il tuo modo di scrivere?

“Da un lato l’analisi aiuta e, ancora di più, aiuta l’insegnare l’italiano agli stranieri, perché ti permette di guardare la tua lingua madre da un’altra prospettiva e di carpirne i segreti più nascosti. Al tempo stesso, però, leggere costantemente in inglese rischia di impoverire il proprio lessico nella lingua madre. Per questo motivo, cerco quantomeno di inserire una lettura italiana qui e lì, per non perdere il contatto con la mia lingua, e di avere sempre qualcosa in stesura in italiano, anche solo un diario personale. Perdere pezzi della propria lingua è effettivamente possibile, e bisogna starci attenti.”

I fiori non hanno paura del temporale, Harper Collins-2018, è il romanzo di Bianca Rita Cataldi ambientato a Bologna alla fine degli anni ’90. Protagoniste, Corinna e Serena, due sorelle alla ricerca delle loro misteriose radici.

Attraverso la storia che un autore scrive e sviluppa, c’è sempre una parte di sé che nel lungo processo di stesura viene, inevitabilmente, portata allo scoperto. Nel tuo romanzo precedente già citato, Corinna, la protagonista. è una cantastorie, a lei è attribuito il dono del racconto, la potenza alchemica della trasmissione della memoria più antica. “Acqua di sole”, invece, in quale parte del tuo labirinto inconscio ti ha condotto?

“Sicuramente questo libro è stato importante per rivalutare i miei rapporti familiari e, soprattutto, le mie origini. Uno dei miei nodi cruciali è senz’altro quello del concetto di ‘casa’: casa Dublino e casa Bari. Scrivere questo libro mi ha ricordato l’importanza delle mie radici, al di là del fatto che il posto che adesso chiamo casa si trovi a duemila chilometri dalla città in cui sono nata.”

Sempre riferendoci a “I fiori non hanno paura del temporale” , fra i tanti elementi, a fare da sfondo alla vicenda c’è la musica, quella degli anni ’80, che non conosci proprio a fondo, essendo nata nel decennio successivo. In questo nuovo romanzo, invece, ti sarà capitato di approfondire la cultura musicale degli anni ’50 e ’60 e se sì, in che modo ti sei documentata al riguardo?

“Qui è stato fondamentale l’aiuto dei miei familiari. Anche in questo romanzo, la musica è importante (e anche Sanremo, come vedranno i lettori). Ho ascoltato il più possibile e mi sono lasciata guidare dai gusti della mia famiglia, da ciò che loro veramente ascoltavano in quegli anni.”

Ci sono particolari letture che ti hanno ispirata o accompagnata mentre scrivevi il tuo nuovo romanzo?

“Sicuramente Elizabeth Jane Howard, con la sua saga dei Cazalet, mi è stata di ispirazione. Mi sento infatti più vicina a lei (con le dovute distanze, naturalmente) che a Elena Ferrante. Il mio modello è quello della saga familiare anglosassone, che ho cercato di adattare agli usi e alla cultura italiani.”

La saga dei Cazalet dell’autrice britannica Elizabeth Jane Howard, edita da Fazi Editore, è la lettura che ha influenzato in particolar modo la stesura del nuovo romanzo di Bianca Rita Cataldi, dal titolo Acqua di sole – Harper Collins- Aprile 2020.

Sei una giovane autrice prolifica, alle spalle hai già molte pubblicazioni con diverse case editrici. Viene spontaneo, a questo punto, chiederti da dove nasce la tua urgenza di scrivere e come si sviluppano le idee nella tua testa?

“Non saprei dire con esattezza perché le storie fanno parte di me da sempre, come il bisogno di mangiare. Lo vivo come un processo completamente naturale. Non sono un’amante delle scalette, dei libri che ti insegnano come si scrive, della didattica della scrittura creativa (non critico nulla di tutto questo, e io stessa ho insegnato scrittura creativa, ma semplicemente non fanno per me). Al tempo stesso, non vivo la scrittura con ansia. Ci sono stati lunghi periodi in cui non ho scritto neppure una riga (benché abbia sempre tenuto un diario) e non è mai stato un problema. L’ispirazione viene e va, si trattiene più o meno a lungo, e va via di nuovo. Non è un dramma. Non capisco quelli che si fanno venire i sudori freddi se non sganciano un libro all’anno. Ancor meno capisco i lettori che pressano gli scrittori affinché tirino fuori una nuova opera dal cappello. Non sono solo una scrittrice. Sono una donna, una dottoranda di ricerca, una fidanzata, una figlia, una gattara. Lavoro a maglia, preparo plumcake allo yogurt con le gocce di cioccolato. Il giorno in cui mi costringerò a farmi venire l’ispirazione anche quando non ce l’ho sarà il giorno in cui smetterò di essere una scrittrice e diventerò la ghostwriter di me stessa, ma so che non permetterò mai a quel giorno di arrivare.”

La giovane autrice Bianca Rita Cataldi, editor, traduttrice e tutor di lingua italiana a Dublino, conta alle spalle numerose pubblicazioni con diverse case editrici. Le ultime due con la casa editrice Harper Collins Italia.

Rivolgendo un appello al giovane pubblico che ti segue, quali consigli di lettura daresti, motivando la tua scelta?

“Consiglierei di variare il più possibile le proprie letture e di sperimentare con nuovi generi. So di molti lettori che, per tutta la vita, leggono lo stesso genere. Non c’è nulla di male in questo, ma talvolta è bello scoprire nuove storie e mettersi alla prova come lettori.”

Avrà un seguito la storia delle due famiglie di “Acqua di sole”?

“Nella mia mente (e in parte sulla carta, almeno in forma di bozza) sicuramente sì. Molto, tuttavia, dipenderà da come i lettori accoglieranno Acqua di sole. Al di là dell’ispirazione, infatti, contano anche le possibilità che l’autore e l’editore hanno di investire sull’opera e, in questo, i lettori (e i librai) giocano senz’altro un ruolo chiave.”

E allora noi lettori non facciamoci sfuggire questa nuova saga nostrana, scritta da una penna fresca e vivace, affinché presto possiamo scoprirne nuovi capitoli.

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